martedì 20 settembre 2011

Il matrimonio gay è nella Costituzione: l'articolo 29

Ludovic Bertron (CC)
Ormai da anni si discute sulla questione delle unioni civili e in particolare delle unioni omosessuali. Personalmente sono un po' stufo di ripetere le stesse cose e di sentire le solite dichiarazioni basate sull'ignoranza e sul pregiudizio. Ma se, a volte, le idee omofobe sono difficili da combattere in quanto falsità perché il dato oggettivo è difficile da dimostrare, da provare e necessita comunque di interpretazione che la mala fede può distorcere, quel che mi fa più arrabbiare è sentir dire da politici di ogni schieramento che il matrimonio tra coppie gay sarebbe incostituzionale.

Mentre a destra si attacca la minoranza GLBT senza mezzi termini usando spesso termini volgari e facendo dichiarazioni che semplicemente insultano e diffamano milioni di persone, a sinistra si usano toni più sfumati, si dice che il matrimonio no, ma le coppie di fatto magari sì, magari con una legge come i DICO che di fatto non dà diritto a nulla (leggi). Quel che ancora non è stato detto è che sotto c'è una cosa comune, un solo concetto: non si vuole accettare il fatto che le coppie omosessuali siano una famiglia. Per questo si cercano proposte alternative, che tutelino al massimo pochi diritti materiali senza però ammettere la parità morale delle coppie gay rispetto a quelle etero (leggi).

Come dicevo mi arrabbio particolarmente quando sento parlare di incostituzionalità del matrimonio gay perché qui il dato oggettivo è più visibile, più netto e non si sfugge. Basta leggere gli articoli della Costituzione riguardanti la questione per vedere chiaramente che l'incostituzionalità non esiste. Per questo, stufo di sentire cavolate, ho deciso di scrivere una serie di articoli dove analizzare la tematica del matrimonio alla luce della Costituzione e della legge. Tanto per fare chiarezza e smascherare, se ce ne fosse ancora bisogno, l'omofobia dei parlamentari (non tutti, ma quasi, omofobi).

La Costituzione parla della famiglia in tre articoli: 29, 30 e 31. Il primo parla di matrimonio, il secondo di genitorialità e il terzo accenna ai rapporti tra Stato e famiglia. Oggi mi soffermerò sull'articolo 29 che qui riporto:

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

Dunque, come tutti possono leggere, si parla esclusivamente di coniugi e non di uomo e donna o di marito e moglie. Niente vieta di pensare che tali coniugi possano essere due uomini o due donne. E poco interessa quale fosse l'intenzione di chi scrisse la Costituzione, importa invece cosa c'è scritto. A ben vedere l'articolo non esclude nemmeno famiglie ancor più "fuori dai canoni" rispetto all'attuale norma italiana, come quelle formate da più uomini e più donne (leggi). Non si precisa infatti il numero dei coniugi. Unico limite posto è la parità di diritti tra tutti i coniugi che deve essere garantita.

C'è solo un punto oscuro che va discusso più approfonditamente. La costituzione definisce la famiglia come "società naturale" e questo ha dato modo a molti omofobi di invocare il concetto di "secondo natura" cattolicamente inteso.

Personalmente non credo che i padri costituenti intendessero fare riferimento a una qualunque religione o ideologia. Si usciva allora dall'incubo delle dittature totalitarie basate proprio sul concetto di "stato etico" ovvero di stato che decideva chi e cosa fosse giusto o sbagliato imponendo a tutti un pensiero unico ed eliminando (spesso fisicamente) i diversi, i "disadattati". La Costituzione nacque proprio in antitesi a questo tipo di visione dello Stato e trovo quindi sciocco pensare che la dizione "società naturale" possa rifarsi ad un concetto etico.

Inoltre, se così fosse, si porrebbe un problema tecnico non indifferente. In uno Stato pluralista sono presenti diverse visioni del mondo. Il concetto di "secondo natura" diverrebbe quindi troppo labile, scivoloso, vago. In base a cosa definire cos'è e cosa non è "secondo natura"? Immaginiamo i due casi estremi. Un cattolico integralista escluderebbe le coppie gay basandosi sulla dottrina della Chiesa che definisce "contro natura" ogni rapporto diverso da quello eterosessuale.

Un razionalista ateo si rifarebbe invece alla scienza che dice ben altro. E' infatti dimostrato dai fatti che il rapporto omosessuale è diffuso in più di mille specie animali. E il numero è in continuo aumento. In alcune poi si formano coppie omosessuali che restano fedeli per tutta la vita e che allevano quei piccoli che le coppie etero non riescono a crescere. In base quindi alla scienza (a mio parere più affidabile del papa sulla definizione di ciò che è naturale), i matrimoni tra persone dello stesso sesso dovrebbero essere permessi.

Mi sembra chiaro che uno Stato non può rimanere in balia di interpretazioni così vaghe e discordanti. È ovvio che la dizione "società naturale" si deve riferire non ad un concetto filosofico, etico o morale ma a un dato tecnico, oggettivo.

E allora come interpretare queste due parole apparentemente tanto semplici? Molti giuristi (e io sposo questa tesi) sostengono che la "società naturale" sia qualcosa di "pregiuridico", ovvero una struttura sociale che nasce spontaneamente e non perché prevista dalla legge. La famiglia esiste indipendentemente dallo Stato in quanto unione tra persone dettata dalle esigenze umane. Lo Stato, definendo così la famiglia, non fa altro che prendere atto dell'esistenza di una struttura sociale che va tutelata e regolamentata.

Di sicuro la Costituzione non attribuisce nessuna forma alla famiglia e non ne definisce le caratteristiche. Se i vari Giovanardi, Gasparri, Binetti, Ceccanti vorranno continuare a negare il diritto di matrimonio alle persone GLBT lo facciano dunque in modo chiaro, dicendo con sincerità che non vogliono dare i diritti in base al loro pregiudizio. Smettano questi "signori" di tirare in ballo la Costituzione perché asserire certe falsità è un insostenibile insulto alla nostra carta costituzionale che, lo ricordiamo, è stata fatta per garantire i diritti e non per negarli.

Un'ultima breve considerazione va fatta sulle coppie di fatto. Anche qui si cerca di negare lo status di famiglia a quelle unioni che non siano basate sul matrimonio. E anche qui si fa riferimento all'articolo 29. Se è vero che la Costituzione dice che "la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio", è altrettanto vero che non vieta altri tipi di famiglia. Sostenere tale tesi significa contrapporre ideologicamente la famiglia basata sul matrimonio a quella basata su altri tipi di unione, sostenere cioè che l'una escluda l'altra, che le coppie di fatto mettano in pericolo il matrimonio e debbano quindi essere proibite o almeno limitate e non riconosciute come famiglie. Trovo sia un pensiero bipolare distaccato dalla realtà del mondo.

Matrimonio e coppie di fatto non sono opposti ma forme diverse di famiglia che non si contrappongono né si danneggiano a vicenda. Contrapporre le due cose mi sembra un indice di una cultura violenta e antidemocratica che vede la diversità come pericolo da combattere e non come ricchezza da coltivare. Solo uscendo dall'ottica della contrapposizione e della guerra tra le parti potremo realizzare una vera cultura del diritto come quella che immaginavano i padri costituenti. Un simile lavoro è lungo ma necessario. Per il momento sarebbe opportuno almeno attenersi al dettato costituzionale evitando di mentire spudoratamente sul suo contenuto.


Galaad
Copyright©2011EnricoProserpio

9 commenti:

  1. E infatti non a caso c'è un gruppo di parlamentari (del Pdl) che vorrebbe modificare l'articolo 29 mettendoci a chiare lettere che il matrimonio si intende solo tra un uomo e una donna. Quando Giovanardi o D'Alema si appellano alla Costituzione per respingere l'idea delle nozze ugualitarie, mentono sapendo di mentire.
    Ah, ricordo inoltre che per secoli, secondo la legge, era da considerare "famiglia" ogni gruppo di persone "...che si scaldano ad un unico fuoco e che mangiano alla stessa mensa", indipendentemente dagli eventuali legami parentali.
    Ciao grande Colibrì! :-)

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  2. Potente questo articolo! L'ho condiviso sulla mia bacheca di FB. Queste sono cose che non interessano solo le persone omosessuali, ma tutte quelle che desiderano vivere in un Paese civile, dove tutti possano scegliere liberamente chi amare, se sposarsi o non sposarsi, se avere o non avere figli e via dicendo.
    Non mi soffermo sulle posizioni ipocritissime dei "nostri" politici. Mi sono rotta le metaforiche palle di tutti. E sono sempre stata una super-appassionata di politica! Diciamo che lo sono, ma della POLITICA vera, non di questo circo Barnum! Basta, bastiddima: ho 61 anni, la vita è dura per tutti tranne che per questi pisquani che scaldano i seggi in Parlamento, che sputano sulla Costituzione appena aprono bocca. Ma cambierà!
    Un abbraccio da Serena Mercurio

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  3. Ah ah ah!!! Sarebbe stato bastissima...

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  4. L'articolista si arrabbia perchè in italia non vengono riconosciuti i matrimoni gay, ma vista la provenienza degli appartenenti all'associazione, perchè costoro non si arrabbiano nei loro paesi di origine e sbandierano alla luce del giorno le loro esigenze? Hanno forse paura della galera o qualcosa di molto peggio? Suvvia non lamentatevi che in Italia avete trovato il paese dei balocchi...

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    1. E fare un piccolo giro in un sito prima di fare commenti stupidi non è previsto?

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  5. " E poco interessa quale fosse l'intenzione di chi scrisse la Costituzione, importa invece cosa c'è scritto"

    Io invece credo importi eccome. E credo anche che il concetto di "società naturale" fosse legato alla solita idea trita e ritrita dell'uomo e della donna che generano i figli. Come potrebbe non essere così? La Costituzione è stata scritta in un Italia che non sarebbe del tutto fuori luogo - benché paradossale - definire "teocratica".
    Quello che bisognerebbe fare oggi non è, banalmente, enfatizzare la disparità di diritti. Bisognerebbe invece ridefinire completamente il concetto di "società naturale", conferendogli il significato proposto dai giuristi citati nell'articolo. La cosa divertente è che non si dovrebbe modificare neppure una parola della Costituzione.
    Finalmente la famiglia verrebbe riconosciuta come una società preesistente al diritto, oggettiva e appunto "naturale", a prescindere dall'orientamento sessuale dei coniugi e dalla procreazione dei figli. Questo fatto bisognerebbe sancirlo, ma non credo lo si possa invocare direttamente dalla Costituzione, sfruttando l'ambiguità del testo.

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  6. (Ah, onde evitare fraintendimenti, non sono lo stesso anonimo del commento dell'11 gennaio).

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  7. "Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore." (art. 12 delle "preleggi")
    Chi ha scritto questo articolo conosce pochissimo il diritto. Aggiungerei anche che il significato letterale va determinato innanzitutto con riferimento al vocabolario del tempo in cui è stata scritta la legge. Non venitemi a dire che nel '48 per "matrimonio" intendevano i matrimoni gay.

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    1. Le converrebbe consultare un manuale di diritto o almeno la pagina di Wikipedia dedicata all'interpretazione delle leggi prima di banalizzare, falsificandola, la giurisprudenza.

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