venerdì 11 novembre 2011

Dal cuore delle coppie (gay) la riscossa per l'Italia

Michael Verhoef (CC)
Uganda, 30 anni all'assassino di David Kato Kinsule
Francia, un bacio gay irride all'attentato anti-satira
Fuga dal PdL, la via per Damasco di tinge di arcobaleno?
Australia, niente scuse dal calciatore omofobo: è polemica

MOVIMENTO Cos’è “contrario all’ordine pubblico” in Italia? La speculazione finanziaria? Le leggi di Berlusconi? Gli slogan della Lega? Il silenzio delle opposizioni? Le carceri sovraffollate? I treni invasi dalle cimici? I ricatti di Marchionne? No, niente di tutto questo: i nemici pubblici sono le nozze tra persone dello stesso sesso. Matrimoni che non s’hanno da fare. Una posizione insensata per un paese sull’orlo del baratro. E allora riconoscere anche agli omosessuali il diritto a sposarsi è urgente non solo per rispettare i diritti umani di tutti, ma anche per dare un segnale di riscossa in un contesto soffocante. Ben venga allora l’appello che Ottavio Marzocchi e Joaquin Nogueroles Garcia, insieme a Certi Diritti, l’associazione alla quale sono iscritti, lanciano al sindaco di Bologna Virginio Merola (di cui, purtroppo, si ricordano alcune recenti ed infelici esternazioni; Il grande colibrì) affinché il comune riconosca il matrimonio che hanno celebrato in Spagna il 20 agosto scorso. Nel frattempo Certi Diritti propone anche il volume “Dal cuore delle coppie al cuore del diritto” (a cura di Yuri Guaiana, Stampa Alternativa, 15 euro) che racconta come si è arrivati alla sentenza della Corte costituzionale del 14 aprile 2010 attraverso brevi saggi, testimonianze e la trascrizione completa dell’udienza davanti alla Corte. P.

MONDO Ed è stata proprio l’Associazione radicale Certi Diritti a far conoscere in Italia David Kato Kinsule, l’attivista gay ugandese il cui assassinio lo scorso gennaio ha indignato le associazioni per i diritti umani di tutto il mondo, facendo intervenire anche il presidente USA Barack Obama. Sulla morte di Kato continua ad aleggiare il mistero anche ora che, senza alcun preavviso e senza un regolare processo, un ragazzo di 22 anni, Sidney Nsubuga Enoch, dopo aver confessato la propria colpa in febbraio, è stato condannato per l’omicidio a 30 anni di carcere (Daily Monitor). Senza dubbio David Kato avrebbe preferito essere ricordato non con una condanna che lascia mille dubbi e perplessità ma con la depenalizzazione dell’omosessualità (punita attualmente in Uganda con il carcere) e con l’abbandono della proposta di legge, in discussione in questi mesi nel paese, che vorrebbe introdurre la pena di morte per gli omosessuali (Il grande colibrì). Intanto, quasi contemporaneamente all’annuncio della condanna dell’assassino di Kato, un altro attivista gay ugandese, il 29enne Frank Mugisha, è stato premiato a Washington con il prestigioso Robert F. Kennedy Human Rights Award (Washington Post). Mugisha ha ricordato il ruolo nefasto delle chiese evangeliche nella persecuzione degli omosessuali africani (cfr. Il grande colibrì). P.

MOIScherza con i fanti, ma lascia stare i santi” dice un proverbio italiano. Che evidentemente in Francia non conoscono. E così, per l’ennesima volta, il settimane satirico Charlie Hebdo finisce nell’occhio del ciclone per aver fatto dello humor a sfondo religioso. Dopo lo scandalo provocato nel 2006 dalla ripubblicazione delle vignette su Maometto del quotidiano danese Jyllands-Posten e dopo il licenziamento del caricaturista Siné per una battuta giudicata antisemita nel 2008, il 1° novembre scorso un attentato incendiario ha distrutto i locali del giornale in seguito all’annuncio di un numero speciale dal titolo “Charia Hebdo” che ironizzava sulla vittoria del partito islamista an-Nahda in Tunisia, con la partecipazione straordinaria di Maometto come redattore (Libération). Il violento attacco, che ancora non si sa se da attribuire a musulmani inferociti o piuttosto a gruppi di estrema destra desiderosi di mettere in cattiva luce la comunità islamica, non ha intimorito i redattori che hanno rilanciato con una nuova vignetta in copertina: sotto il titolo “L’amore più forte dell’odio”, un disegnatore del giornale bacia in bocca un musulmano. Chissà se anche questa provocazione riceverà la solidarietà di personalità di primo piano come Dalil Boubakeur, rettore della moschea di Parigi (segui MOI Musulmani Omosessuali in Italia). P.

POLITICA Li hanno paragonati ai topi che abbandonano la nave che va a picco e l'immagine è abbastanza efficace, ancorché probabilmente lesiva della dignità dei roditori. Comunque sia leggiamo ogni giorno scuse sempre più divertenti ed improbabili con cui deputati e senatori "mollano" il Titanic guidato da Silvio Berlusconi. Mancava, fin qui, il voltagabbana di turno che per giustificarsi tirasse in ballo l'impossibilità di fare, con questo centrodestra, una legge contro l'omofobia: a colmare questa lacuna ci ha pensato il prof. Carlo Vizzini, una carriera da socialdemocratico (parlamentare dal 1976), poi forzitaliota, poi pidiellino e ora approdato al Psi, con questa nobile motivazione. Naturalmente anche Vizzini ("Da laico non condivido le proposte sul testamento biologico. Non è possibile approvare una legge sull'omofobia" le sue dichiarazioni ai giornali dei giorni scorsi) è stato folgorato sulla via di Damasco dall'imminente crollo berlusconiano, visto che fin qui i suoi mal di pancia li aveva tenuti ben nascosti all'opinione pubblica. Perlomeno però il senatore fa miglior figura di quella di Antonio Di Pietro, che in tv si lascia andare ad una triste battuta omofobica per affossare il governo a guida Monti: Pd e Pdl ben presto "si accorgeranno che non possono stare insieme, visto che due maschi in camera da letto non fanno figli". Lo scivolone, che ha fatto insorgere compatta la comunità LGBTQ* italiana, è stato tuttavia oggetto di scuse immediate da parte del leader dell'Italia dei Valori: una battuta "infelice ma involontaria" (la Repubblica). Ma non c'è verso: quando si parla di omosessualità, la politica italiana non riesce mai ad evitare qualche brutta figura, anche quando la fa (come nel caso di Vizzini) con le migliori intenzioni. M.

CRONACA Un giocatore dell'Adelaide Union, Antony Golec, posta su Twitter commenti razzisti ed omofobici dopo una partita. La reazione dei fans e dei compagni lo spinge a cancellarli e a chiudere perfino l'account e la squadra lo invita a scusarsi. Le scuse che arrivano non sono tuttavia considerate sufficienti dal presidente della squadra gay e lesbica Melbourne Rovers SC, Heat Wilson, che ha osservato come Golec si sia scusato con tutti tranne che con la comunità gay e lesbica. Wilson ne fa una questione di principio: anche i giocatori della sua squadra sostengono la Federazione australiana, pagando le iscrizioni come chiunque altro, quindi non devono avere tutele minori degli altri. Inoltre "si trasmette un messaggio sbagliato, rischiando di allontanare la comunità LGBTQ* dal calcio, che è un grandissimo sport". Nel frattempo si è mossa anche la Federazione di calcio australiana, che ha convocato il giocatore per chiedergli spiegazioni circa il suo comportamento (FourFourTwo). M.


Pier e Michele
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