mercoledì 14 novembre 2012

Leggi per l'omofobia: l'Africa sempre più contro i gay

Nigeria: vietato celebrare matrimoni gay
Christopher Walker (CC)
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Non c'è scampo né limite al peggio per i gay in Africa. Una serie di notizie drammaticamente collegate dall'intolleranza nei confronti delle persone LGBTQ* funestano anche questa settimana. Si parte dalla Nigeria, dove anche la Camera dei rappresentanti - dopo il voto favorevole del Senato - ha approvato, senza una sola voce di dissenso, il divieto di matrimoni o unioni civili omosessuali, motivando la scelta con la "necessità di preservare la cultura nigeriana" e di non accettare atti "che nessuna religione approva", secondo diversi rappresentanti parlamentari (Channels).

Il pronunciamento nigeriano precederà di poco, purtroppo, quello dell'Uganda, che sarà anche ben peggiore: ben lungi dal volere proibire matrimoni e contratti legali, infatti, la legge proposta nel parlamento di Kampala raccoglie le istanze degli attivisti omofobi che non sono soddisfatti delle punizioni per i gay già previste dalla legge approvata tre anni fa e vorrebbero "preservare i bambini dagli omosessuali" (Associated Press). Non si arriverà alla paventata pena capitale, ma è certo che le punizioni verranno inasprite sensibilmente, anche se le ragioni usate per sostenere questo provvedimento sono basate su menzogne, da quella del "reclutamento gay" alle millantate "cure per gli omosessuali". Ma purtroppo sono menzogne ripetute così tanto che per molti sono diventate una verità (O blog dee o blog da).

Per protestare contro l'approvazione di questa legge Avaaz ha lanciato una petizione online con l'obiettivo di arrivare ad almeno due milioni di firme: lo scopo è quello di difendere i diritti umani di tutti i cittadini anche in Uganda (Avaaz).

Nel paese va anche segnalata l'irruzione di forze di polizia alla prima dell'annunciato spettacolo di argomento omosessuale al Teatro nazionale: lo spettacolo è stato quindi tolto dal cartellone ed il sipario è calato definitivamente, nonostante almeno su questo fronte ci si aspettasse più tolleranza (AllAfrica).

La situazione non sembra molto migliore nello Swaziland, dove il deputato omofobo Aaaron Sotja Dladla si batte per la causa anti-omosessuale (Swazi Observer) raccogliendo sempre più proseliti, tanto che le sue istanze verranno presentate anche in parlamento, dove Dladla dovrebbe contare sull'appoggio di diversi esponenti (AllAfrica).

E dove le leggi contro l'omosessualità sono state sospese o cancellate, pure le cose non sembrano andare meglio. In Malawi, dove i cristiani rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione, la chiesa ha costretto il governo ad una clamorosa retromarcia: sembrava che dovessero essere riconosciuti anche formalmente i diritti per le persone LGBTQ*, invece ora torneranno in vigore anche le norme che criminalizzano l'omosessualità (Reuters).

E in Sudafrica, dove i diritti sono riconosciuti pienamente dalla legge, resta il problema della violenza omofobica, come dimostra l'assassinio della calciatrice diciannovenne, dichiaratamente lesbica, Sihle Skotshi (Gay Star News), ultimo di una lunga serie. E l'odio anti-gay trasforma i violenti anche in serial killer, che - sempre in Sudafrica - vengono spesso inseguiti vanamente, come ha dovuto ammettere in questi giorni la polizia di Johannesburg (Eyewitness News).

Naturalmente la violenza contro gli omosessuali può manifestarsi in molti modi e in particolare per le donne non è infrequente lo "stupro correttivo": è quanto ha subito anche Susan, kenyota che fin da ragazzina ha capito di essere attratta dalle donne ed ha subito una violenza da parte di otto uomini che ha avuto anche il triste corollario dell'infezione dal virus HIV (The Star).

E' evidente infatti che oltre ai problemi di ordine religioso, esistono tradizioni culturali che è difficile modificare: lo dimostra anche il fatto che, accanto al voto che vietava discriminazioni di ogni tipo, il popolo dello Zimbabwe ha votato con la percentuale del 95% contro l'introduzione di diritti agli omosessuali nella costituzione nazionale ed ancora non è certo che norme anti-gay non vengano votate dal parlamento, dove troverebbero terreno fertile tra parecchi deputati (NewsdzeZimbabwe).


Michele
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