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1° marzo, la comunità LGBTQ* allo sciopero degli stranieri
Jameela, la nonna trans che insegna il Corano in Pakistan
MONDO L’ultimo attacco di Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, contro i gay (Il grande colibrì) sta sortendo effetti nefasti: i presidenti della commissione costituente, impegnata a scrivere una bozza di nuova carta fondamentale per il paese africano, hanno annunciato che nessuna norma riconoscerà, direttamente o indirettamente, i diritti LGBTQ*. “La nuova costituzione sarà costruita sul nostro passato e sulle nostre tradizioni. L’omosessualità è un concetto estraneo. La nostra cultura, la nostra tradizione e la nostra mentalità, sempre più cristiana, non ci permettono di legalizzare l’omosessualità e i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Per questo l’omosessualità è e rimarrà illegale” ha detto anche Edward Mkhosi, esponente del Movimento per il Cambiamento Democratico (The Zimbabwe Mail), partito di opposizione a Mugabe capeggiato da quel Morgan Tsvangirai che ancora ad ottobre si dichiarava favorevole ai diritti LGBTQ* (Il grande colibrì). Parole al vento in un paese dove l’omofobia già trionfante continua ad avanzare a passo di marcia e dove anche gli spiragli di speranza si chiudono: il candidato dello Zimbabwe a Mister Gay World, dopo aver fatto tanto parlare di sé, si è ritirato dalla gara. Intanto un altro candidato, quello dell’Etiopia, è dovuto fuggire dal suo paese e chiederà asilo politico (Gay Star News).
























