sabato 31 marzo 2012

Articolo 18: il movimento LGBT parla a bassa voce

Mick & Wout (CC)
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Un uomo è povero non già quando
non ha niente, ma quando non lavora.
Montesquieu

L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è ormai ad un passo dall'entrare nella storia: manca solo l'approvazione parlamentare (piuttosto scontata, anche considerando che il governo Monti pone la fiducia praticamente su qualunque progetto di riforma che presenta) e la tutela garantita da questa norma, che prevede il reintegro sul posto di lavoratore licenziato senza giusta causa, apparterrà al passato. Sebbene ad essere cancellata sia solo la norma che impedisce i licenziamenti per motivi economici, scompare di fatto la maggiore tutela che fosse prevista dalle norme per tutti quei lavoratori discriminati per qualche particolare ragione (opinioni politiche, orientamento sessuale, identità di genere, ecc.), poiché le ragioni economiche saranno usate facilmente per colpire il lavoratore più sgradito.

Può stupire, per questo, che il movimento LGBTQ* non abbia fatto sentire la sua voce perché non scompaia questa garanzia di diritti per tutti. Abbiamo quindi interpellato alcune delle più rappresentative voci della sinistra politica e sindacale e del mondo LGBTQ* per avere le loro opinioni sul tema.

venerdì 30 marzo 2012

"Gesù è amore": cristiani a favore dei matrimoni gay

Un modello crocifisso come Gesù
foto: Dolly Kalaveraz (CC)
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* Islam liberale e gay-friendly: avanguardia o irrilevanza?
* Ambasciatore israeliano al forum LGBTQ*: pinkwashing?
* Destra, omofobia e razzismo: cambia solo la facciata...

CULTURA Quotidianamente veniamo sommersi da notizie di intolleranza da parte di molti religiosi nei confronti dell'omosessualità. Ma nessun credo è un monolite. In Inghilterra i Quaccheri (quaker.org.uk) hanno scritto alla regina per sollecitare il previsto intervento legislativo in favore delle coppie dello stesso sesso, che al momento sono prive di eguali diritti nel Paese. E la guida dei cristiani progressisti inglesi che li riunisce, spiega che nella Bibbia le parole che vengono normalmente lette contro l'omosessualità sono in realtà riferite ad altro: l'abominio dello stupro o della concessione del corpo (pcnbritain.org.uk). Ma se prendere queste posizioni è relativamente facile nel Regno Unito, non è così in Camerun , dove il pastore evangelico Jean-Blaise Kenmogne ha rilasciato una sorprendente intervista al direttore del quotidiano "Le Jour", denunciando le violenze omofobiche e dicendo che i gay "sono situazioni di vita che non è giusto né mettere ai margini, né interrompere: io devo vederli come soggetti umani". Il pastore, accusato di essere pagato dalla fantomatica "lobby gay", chiarisce che non ha visto un soldo: "Se li ricevessi li destinerei alla mia lotta per i diritti umani degli omosessuali in Camerun" (tetu.com). Infine anche l'Unione per il Giudaismo Progressista (upj.org.au) si è espressa a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Australia .

mercoledì 28 marzo 2012

Primo documento in Italia che riconosce famiglia gay

enyat (CC)
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Il vero volto dell'omofobia: neonazi torturano gay in Cile
Albania, contro il Pride anche le organizzazioni religiose
ArciLesbica a congresso: Brandolini è la nuova presidente

CRONACA "Motivi familiari": alla questura di Reggio Emilia sono bastate queste due semplici parole per rilasciare il permesso di soggiorno a Rafael, un cittadino uruguayano legalmente sposatosi in Spagna con l'italiano Flavio. Ottenere l'ambito documento non è stato affatto semplice perché, dal momento che lo stato italiano non riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso, per la questura non c'era alcun motivo per far rimanere Rafael in Italia, men che meno motivi familiari. Per fortuna i due coniugi hanno fatto ricorso e, grazie anche al supporto offerto dall'Associazione Radicale Certi Diritti, si è giunti, il 13 febbraio scorso, alla storica sentenza con cui il tribunale di Reggio Emilia ha decretato che il diritto di vivere in Italia deve essere riconosciuto a tutti coloro che sono sposati con cittadini italiani, indipendentemente dal riconoscimento del matrimonio nel nostro ordinamento legale (Il grande colibrì). Il permesso di soggiorno rilasciato a Rafael è un'ottima notizia non solo per i due sposi e per le coppie miste omosessuali, ma anche per tutti i cittadini italiani interessati a vivere in un paese civile: infatti, come annota Certi Diritti, ci troviamo di fronte al "primo documento nella storia italiana che dà efficacia al riconoscimento dello status famigliare delle coppie omosessuali".

lunedì 26 marzo 2012

Assalto con bastoni chiodati all'Arcigay di Andria

Franco (CC)
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Albania, viceministro minaccia manganelli contro il Pride
India contro le leggi omofobiche: sono un retaggio inglese
Miss impossible: esclusa da gara di bellezza perché trans

CRONACA Non c'è pace per i gay e per l'Arcigay. Dopo il discusso episodio di Luino (Il grande colibrì) con l'aggressione di un gruppo di ragazzi in discoteca, un nuovo e più grave atto di intolleranza si è verificato ai danni della principale associazione omosessuale italiana ad Andria. Sabato sera alle 20 un gruppo di giovani armati di rudimentali bastoni chiodati ha tentato di entrare nella sede insultando gli attivisti che vi erano riuniti, che hanno prontamente chiamato le forze dell'ordine, arrivate tuttavia quando il gruppo di violenti aveva già abbandonato il luogo (Arcigay). Al di là delle dichiarazioni del presidente locale Michele Antolini e dell'omologo nazionale Paolo Patanè, tuttavia, non si registrano fin qui prese di posizione della politica locale e nazionale, malgrado la solidarietà da parte delle istituzioni locali sia stata invocata da Patanè, che ha messo in guardia gli omofobi di turno: "Non ci faremo intimidire e non faremo alcun passo indietro sul terreno della visibilità omosessuale". Anche se è evidente che non c'è alcun collegamento possibile (sia per dinamica che per genere di aggressione, sia per distanza che per protagonisti dell'intolleranza) con gli episodi più recenti, non si può certo negare che l'incolumità personale dei cittadini omosessuali in Italia sia oggi spesso ancora gravemente a rischio.

giovedì 22 marzo 2012

Afghanistan, ecco tornata la pederastia (MOI Maps 8)

Pison Jaujip (CC)
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C'è un ragazzo al di là del fiume
Con un culo come una pesca
Ma io, ahimé, non so nuotare!
(Canzone popolare afgana)

Bambini vestiti di stracci in villaggi desolati, donne in burqa celesti stipate su carri, uomini barbuti che piangono i loro cari, talebani sulle montagne armati di lanciarazzi RPG, carri armati da tutto il mondo con le loro belle bandierine: sono queste le immagini che arrivano dall'Afghanistan e, per quanto possano essere stereotipate, sono le immagini del tentativo fallito (e solamente presunto) di "esportare la democrazia". Se aggiungiamo i soldati USA ubriachi che violentano le donne, torturano i bambini e ne bruciano i cadaveri o le bombe intelligenti che colpiscono le scuole il quadro diventa solo più inquietante, il giudizio della storia più severo. Qualcosa ricorda l'Iraq, ma in realtà le differenze tra i due paesi sono profonde, anche per quanto riguarda la situazione delle persone LGBTQ* (per approfondire: Il grande colibrì).

Come per tanti altri paesi a maggioranza musulmana, la storia dell'Afghanistan è la storia di una terra relativamente tollerante nei confronti delle diverse forme di sessualità. L'amore tra il sultano Mahmud di Gazna ed il suo schiavo turco Malik Ayaz è diventato leggendario in tutto il mondo islamico, in modo paragonabile alla passione tra l'imperatore romano Adriano e Antinoo in Occidente, con un'infinità di aneddoti che raccontano la dolcezza dei gesti e delle parole che univano i due uomini: "Io sono un sovrano più grande di te - si narra che disse una volta Malik al sultano - perché il tuo cuore ti comanda e questo schiavo è sovrano del tuo cuore". Ma la storia dell'Afghanistan, come per tanti altri paesi a maggioranza musulmana, è anche la storia di una terra diventata intollerante con l'avvento dell'ondata violenta dell'islamismo.

martedì 20 marzo 2012

Il diario di Samir: sesso, amici e... carabinieri

Soter Mulé (CC)
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Ciao ragazzi, sono Samir, ragazzo arabo che è venuto in Italia in cerca di una nuova vita e di un lavoro lontano dal suo paese natale e con una cultura diversa dalla vostra. Comunque non è la prima volta che vi scrivo, perché avevo già pubblicato altri articoli (per approfondire: Il grande colibrì).

Dopo che mi sono stabilito a Firenze, ho avuto la fortuna di conoscere due amici in un locale gay che si chiamava Yag. Il primo era un peruviano molto riservato e carino, il secondo era un albanese musulmano come me, ma aveva molti conflitti con se stesso. Quando l’ho conosciuto in questo locale era così timido che diventava rosso quando gli si parlava, ma era solo il silenzio prima della tempesta: dopo avere preso un po’ di confidenza con noi e con il locale, eccolo qua che si scatena con jeans strappati che si vede il culo, magliette di tutti i colori e anche un po’ di cipria ogni tanto.

Ma c’era una cosa: tutte le volte che beccava qualcuno dentro, dopo averlo sbaciucchiato due ore e a volte anche scopato, eccolo qua che si ricorda che esiste un dio e sente il rimorso d’avere infranto le regole della sua religione. Era così disperato che ci faceva disperare anche a noi, ma io glielo dicevo quando lo vedevo con un altro che si ricordasse del dopo, ma lui diceva sì sì... e poi la solita storia! Comunque abbiamo imparato a conoscerlo e non si faceva più caso: era un po’ matto, tutto qua.

lunedì 19 marzo 2012

Matrimoni gay in Italia? Il blablabla della politica...

Asterio Tecson (CC)
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7 gay picchiati a Luino: serve la legge contro l'omofobia!
Danimarca, alla marcia contro le nozze gay sono solo 19
Nigeria e Camerun, mobilitazioni contro il carcere ai gay

POLITICA Fiumi di parole dopo la sentenza della Cassazione secondo cui le coppie omosessuali hanno diritto ad "un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata" (Il grande colibrì). Solo Franco Grillini, IdV, sembra pensare ai fatti, annunciando una nuova proposta di legge per introdurre i PACS (la Repubblica), ma forse dimentica che in Parlamento sono già depositate, a prendere la muffa, ben cinque proposte simili... E se neppure Grillini ha il coraggio di proporre il matrimonio, non sorprende la timidezza del PD, che con Debora Serracchiani riprende la ridicola idea dei DiCo (Il grande colibrì). Intanto a destra FLI non ha ancora scelto se da grande sarà un partito laico o no: se l'ex radicale Benedetto Della Vedova vorrebbe qualche apertura, Roberto Menia precisa che "il matrimonio è tra un uomo e una donna" (Libero). Ma qualcosa, nello stagno della politica italiana, si sta muovendo, forse solo per paura di essere superati dalla magistratura, se persino Pierferdinando Casini, UdC, ammette che, anche se secondo lui il matrimonio è solo eterosessuale, per le coppie gay "i diritti devono essere gli stessi" (AGI): concetto evidente, ma sorprendente in bocca ad un baciapile. Infine secondo il ministro per le Pari opportunità Elsa Fornero la Cassazione "ha affermato un principio di pari opportunità vera" (la Repubblica): belle parole, ma i fatti?

domenica 18 marzo 2012

Attivista sbeffeggiato dai perbenisti: esibizionista!

Poster di "KONY 2012" su un palo della luce di Austin
Robert Raines (CC)
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Accade a volte che la morale diventi becero moralismo. Accade quando per riprendere dei comportamenti, magari censurabili, si perde di vista ciò che di buono è stato fatto da alcune persone per concentrarsi sul gossip e sulla pruderie. Esemplare è, in questo senso, il fatto del giorno. Pur senza il clamore dell'arresto di George Clooney il giorno precedente, i media di tutto il mondo hanno diffuso la notizia che il regista Jason Russell, fino all'altrieri un perfetto sconosciuto anche per chi aveva visto la sua opera più nota ("Kony2012"), era stato arrestato per essere sceso in strada completamente nudo ed avere iniziato a masturbarsi. Questo almeno il modo in cui la notizia è stata proposta anche nel nostro Paese (repubblica.it).

venerdì 16 marzo 2012

L'Europa vuole sposare i gay, la Cassazione dice "ni"

Laura Cuttier (CC)
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Niente seconda madre in Francia, sì al terzo padre in UK
Omofobia in Uganda? L'ispiratore è un evangelista USA
Tunisia, grave attacco hacker contro il giornale LGBTQ*

POLITICA Il Parlamento europeo si schiera a favore del "riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali". Di più: "si rammarica dell'adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di famiglia con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli". La risoluzione approvata il 13 marzo nonostante la forte opposizione del Partito Popolare Europeo ha fatto giustamente parlare molto di sé, perché rappresenta una presa di posizione storica. Ha fatto parlare molto meno, invece, la proposta di regolamento sulle successioni di cui si è discusso il giorno successivo e che ha visto il Parlamento europeo dichiararsi a favore di un punto molto importante: gli stati membri dell'Unione europea dovrebbero rispettare i diritti all'eredità delle coppie omosessuali sposate o unite civilmente, indipendentemente dal fatto che riconoscano o non riconoscano i matrimoni e le unioni tra persone dello stesso sesso. E proprio richiamandosi al livello europeo, precisamente ad una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), in Italia la Cassazione ha stabilito che le coppie di fatto omosessuali, pur non potendosi sposare hanno "diritto alla vita familiare" e quindi anche ad un "trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata" (ANSA).

mercoledì 14 marzo 2012

Matrimoni omosessuali: il PD divorzia da se stesso

Francesca Minonne (CC)
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Pride VS Pride: a Roma il movimento è sempre più diviso
Nozze gay in UK: Blair non sostiene gli anatemi cattolici
Uganda, accesso proibito alle cure contro l'HIV per i gay?

POLITICA Il Partito Democratico è lacerato dalle polemiche sulle coppie LGBTQ*. Nulla di nuovo, dal momento che pare non esistere argomento sul quale il PD non sia lacerato. Rosy Bindi (foto) ha rassicurato il PdL, oggi alleato di governo, sul fatto che, per i riformisti (?) italiani, il matrimonio è un privilegio eterosessuale e che lesbiche e gay, anche se vincesse la sinistra (?), dovranno accontentarsi di un contentino (più probabilmente: della promessa di un contentino). Contro queste affermazioni, Enrico Pizza, attivista gay ed assessore piddino alla Mobilità del Comune di Udine, minaccia di abbandonare il partito: resterà solo se nel programma verrà inserita "una legge sulle unioni civili di stampo europeo che garantisca la piena parità dei diritti per le coppie gay e lesbiche". Debora Serracchiani, eurodeputata e segretaria PD del Friuli-Venezia Giulia, dopo aver schernito i diritti civili come non prioritari rispetto ai temi seri e concreti della politica (Il grande colibrì), gli risponde tirando fuori da un polveroso cilindro i DICO, proposta di legge dei tempi di Prodi ed insulto all'umana intelligenza. Replica l'Arcigay, in modo molto cauto a livello locale ("Il PD esprime pareri ambigui"), per fortuna un po' più deciso a livello nazionale (per Patané "Serracchiani prende in giro le persone"; Messaggero Veneto).

lunedì 12 marzo 2012

Il massacro dei ragazzini emo in Iraq: quasi 100 morti

Hendrik Hansen (CC)
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Decriminalizzazione dell'omosessualità anche in Senegal?
Nozze gay se vincerà la sinistra? Il PD smentisce subito!
Black Party: la festa più scandalosa al mondo è razzista?

MOI Appena due giorni fa Anas, uno dei pochissimi attivisti per i diritti LGBTQ* attivi in Iraq e collaboratore di questo sito, ci raccontava del febbraio di sangue vissuto da gay e lesbiche nel paese mediorientale e, basandosi su testimonianze dirette e attività di monitoraggio e osservazione sul campo, contava almeno 45 vittime (per approfondire: Il grande colibrì). Contemporaneamente il blogger iracheno Bissam, dal suo esilio nel Regno Unito, ne stimava per GayMiddleEast fino a un centinaio, aggiungendo agli omicidi di lesbiche e gay anche quelli dei tanti adolescenti dal look emo uccisi nelle ultime settimane. Questi ragazzini, a volte appena quindicenni, sarebbero accusati dalle milizie paramilitari sciite di praticare il satanismo e una sessualità “perversa” (che, per i fondamentalisti, non può non comprendere l’omosessualità). Citando una fonte irachena, GayStarNews accusa le forze di polizia del paese di connivenza, perché non agirebbero per fermare il massacro. Parlare di connivenza, in realtà, significa utilizzare un eufemismo: Anas, infatti, faceva notare su questo sito come gli stessi ufficiali delle forze dell’ordine appartengano alle milizie terroriste. Intanto AllOut lancia una petizione ai leader di tutti gli stati del mondo per condannare l’uccisione di questi ragazzi (segui MOI Musulmani Omosessuali in Italia).

sabato 10 marzo 2012

"In Iraq eravamo all'inferno, ma ora è sempre peggio"

The U.S. Army (CC)
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Anas (nome ovviamente di fantasia) è una delle pochissime persone che, in completa clandestinità e solitudine, sta cercando di difendere i diritti delle persone LGBTQ* in Iraq. Anas, per noi, prima che un coraggiosissimo attivista e collaboratore (ci ha aiutati a redigere la scheda sull'Iraq pubblicata tempo fa; per approfondire: Il grande colibrì), è un amico e non averlo sentito per qualche settimana ci ha davvero preoccupato. Per fortuna si è rifatto vivo: "Sono obbligato a nascondermi ancor più di prima per la mia incolumità" ha spiegato. Qui di seguito Anas ci racconta quello che sta accadendo in quell'inferno senza fondo...


Dalla prima settimana di febbraio hanno auto luogo attacchi barbarici alle persone LGBTQ*, soprattutto nella capitale Baghdad, ma anche in alcune province del sud. Sono riuscito a mettere insieme le seguenti informazioni circa questi attacchi, sono frutto della mia attività di monitoraggio ed osservazione come attivista individuale insieme all'aiuto datomi da altri amici con i quali sono in contatto via web.

Dove? La maggior parte degli attacchi di cui siamo a conoscenza sono avvenuti a Baghdad e in alcune province del sud a maggioranza sciita, in particolar modo nella provincia di Basrah (Bassora). La gran parte degli attacchi a Baghdad è avvenuta nella zona orientale della città (Rusafa), in particolar modo nei distretti considerati come le roccaforti di milizie islamiche sciite come Jaish al-Mahdi (conosciuto anche come esercito del Mahdi) e Asa'ib Ahl al-Haq (Lega dei Virtuosi). Mentre la maggior parte degli attacchi registrati a Baghdad sono stati condotti dall'esercito del Mahdi, è la Lega dei Virtuosi che prende l'iniziativa nelle province meridionali. Tuttavia, entrambe le milizie condividono lo stesso slogan, "Fare pulizia dei viziosi e degli adulteri", in base a una lista di nomi di 33 persone LGBTQ* che è stata affissa sulle pareti e nelle strade della capitale (soprattutto del distretto di Sadr City, dove gli ufficiali di polizia sono leader dell'esercito del Mahdi che fanno il doppio gioco).

venerdì 9 marzo 2012

Rottura storica alle Nazioni Unite sui diritti LGBTQ*

philippe leroyer (CC)
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Kenya, ragazzo omosessuale candidato alla vicepresidenza
Trionfo agli Oscar del cinema indiano per il regista gay Onir
Diritti dei palestinesi, scontro all'LGBT Center di New York

MONDO Nella più totale disattenzione mediatica, si è verificato un fatto di estrema gravità che ha incrinato il più importante consesso mondiale tra Stati. L'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Navi Pillay ha pronunciato mercoledì a Ginevra un discorso sulle discriminazioni nel mondo a causa dell'orientamento sessuale. La dichiarazione, diretta emanazione della risoluzione approvata nel giugno scorso (Il grande colibrì), presentava uno studio in cui si analizzano le discriminazioni subite dagli appartenenti ai gruppi LGBTQ* nel mondo, presentando casi di pratiche discriminatorie negli ambienti scolastici o di lavoro, di attacchi violenti a persone omosessuali, di "stupri correttivi" per lesbiche, di violenze sessuali e lapidazioni di transgender, di forze di polizia complici o attori primari di questi e altri episodi di ingiustizia (OHCHR). Ma mentre la commissaria Pillay iniziava il suo intervento, i rappresentanti delle nazioni arabe e africane, come annunciato (Il grande colibrì), si sono alzati ed hanno abbandonato l'aula, protestando che, con la scusa del rispetto, si volessero promuovere comportamenti moralmente inaccettabili: una rottura storica, ma forse inevitabile finché le religioni non saranno davvero separate dagli stati (Al Arabiya News).

mercoledì 7 marzo 2012

Adozioni per le coppie gay: i francesi dicono "oui"

AJ Alfieri-Crispin (CC)
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La tata di Barack Obama è una transessuale indonesiana
Iraq, continua la caccia ai gay degli squadroni della morte
Regno Unito, il matrimonio gay convince politici e stampa

CRONACA Le adozioni da parte di coppie omosessuali irrompono nella campagna elettorale in Francia, dove il matrimonio tra coppie dello stesso sesso è già stato oggetto di tentennamenti, promesse e negazioni da parte del ricandidato presidente Nicolas Sarkozy (Il grande colibrì). A portare il tema sulla scena ci pensa ora un sondaggio condotto per conto dei settimanali "Femme actuelle" e "Enfant magazine" che rivela come un francese su due sia favorevole all'adozione da parte di coppie gay o lesbiche. In un analogo sondaggio condotto nel 2005 i favorevoli si erano fermati al 46%, mentre ora la soglia della metà è stata superata, sebbene con un semplice 51%. I favorevoli al riconoscimento di altri diritti (successione, fiscalità, ecc.) alle coppie omosessuali salgono intorno all'80%, complice il fatto che ora anche il presidente in carica ha promesso (evidentemente con il sostegno del suo elettorato) maggiore equità per le unioni gay (Nouvel observateur). E in Israele, dopo una lunga battaglia giuridica, una coppia lesbica ha ottenuto di avere per entrambi i genitori lo status di madre per il figlio nato nel 2007, che il Ministero dell'Interno aveva assegnato ad una sola delle due donne (Haaretz.com).

lunedì 5 marzo 2012

Tunisia, ancora parole ambigue sull'omosessualità

©2012A.Meis per ilgrandecolibri.com
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Gay rischia il carcere in Marocco, ora è rifugiato in Italia
Hollywood a teatro contro il divieto di matrimoni gay
USA, promesse truffaldine: niente HIV con la sessuofobia

MOI Tanti auguri a Gayday Magazine: il primo giornale LGBTQ* online della Tunisia, scritto in arabo e in francese, ha infatti compiuto il suo primo anno di età, con una piccola festa in cui, però, non si sono potute dimenticare né le debolezze dell'attivismo queer nel paese né le minacce arrivate alla redazione (Gayday Magazine). Minacce di morte anonime e minacce di chiusura che un nome ce l'hanno: quello del ministro per i Diritti Umani Samir Dilou, che un mese fa ha dichiarato che l'omosessualità sarebbe una perversione da curare e che non esisterebbe un diritto a manifestare il proprio orientamento sessuale (Il grande colibrì). Parole dette senza pensarci, di cui si è pentito? Per niente, come dimostrano le precisazioni del suo portavoce, Chakib Darouiche, a Tunisia Live: "Dilou crede che si debba rispettare il carattere distintivo della Tunisia come società arabo-musulmana" e tuttavia riconosce che è propria responsabilità proteggere i diritti delle persone LGBTQ* come i diritti di qualsiasi altro cittadino. Politichese stretto che non spiega nulla e lascia tutto nel vago, com'è tipico del partito islamista an-Nahda quando si parla di diritti e laicità. A proposito: il suo leader, Rachid Ghannouchi, non ha ancora risposto alle domande di Farhat Othman su diritti delle minoranze religiose e sessuali (Il grande colibrì - segui MOI Musulmani Omosessuali in Italia).

venerdì 2 marzo 2012

Omofobia in Africa: uno stillicidio di brutte notizie!

Brian Wolfe (CC)
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Tunisia, religioni e gay, domande scomode agli islamisti

MONDO Potrebbe sembrare che, indipendentemente dalle ottime intenzioni, sarebbe stato forse meglio non alzare la voce da parte del premier inglese Cameron e del sottosegretario di stato americano Hilary Clinton (Il grande colibrì), quando nell'autunno scorso hanno annunciato campagne di promozione dei diritti omosessuali nei paesi in via di sviluppo ed in Africa in particolare: da allora le già non incoraggianti notizie provenienti da quel continente sembrano essersi fatte più cattive e più frequenti. Ma forse la spiegazione potrebbe essere invece che finalmente i media hanno cominciato ad occuparsi del problema, ed in questo caso nulla ci sarebbe da eccepire sulle suddette dichiarazioni. Sta di fatto che anche gli ultimi giorni presentano uno stillicidio di pessime novità: da un mite "dobbiamo concentrarci su cibo, educazione e salute, non possiamo sprecare tempo con i diritti per i gay" dell'associazione "Women for change" in Zambia (Times of Zambia) all'Uganda dove l'opposizione occidentale alla legge anti-gay genera risentimento (New York Times); dalla Liberia che prende in considerazione norme più severe contro gli omosessuali al Camerun che arresta dieci donne colpevoli di essere lesbiche (Washington Post). La situazione generale del continente viene presa in considerazione in un commento sintetico e discretamente puntuale dalla Radio televisione belga. Nel frattempo a Cameron e Clinton s'è aggiunto il segretario generale del Commonwealth Kamalesh Sharma, che è intervenuto contro le discriminazioni dettate dall'orientamento sessuale (Scoop).

giovedì 1 marzo 2012

Matrimonio islamico gay: rien à faire! (MOI Voices 8)

©LudovicM.Zahed per ilgrandecolibri.com
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L'amore tra il franco-algerino Ludovic e il sudafricano Qiyaam (nella foto) ha annullato una distanza di 9340 chilometri, tanti quanti separano Città del Capo da Parigi, ed è stato celebrato prima con un matrimonio civile, pienamente riconosciuto dal Sudafrica, e poi con un matrimonio islamico, benedetto dal Dio e dalle famiglie (Il grande colibrì). Ora però lo Stato francese prova a mettere il bastone tra le ruote, con un pasticcio giuridico di difficile soluzione, che Qiyaam ci spiega in questo articolo. Ricordiamo che Ludovic Lofti Mohamed Zahed, che ha già scritto per questo sito (leggi), è il portavoce dell'associazione dei musulmani omosessuali francesi HM2F.


Io e Ludovic ci siamo conosciuti nel 2010 a Città del Capo, nel mio paese natale, il Sudafrica, durante una conferenza internazionale di musulmani inclusivi, ma solo nell’aprile 2011 abbiamo deciso di portare la nostra relazione ad un livello più profondo, più impegnativo: una relazione a distanza non era quello che volevamo. Il nostro desiderio più grande era quello di stare insieme per costruire una vita insieme, ma non era così facile come avevamo immaginato, perché, infatti, abitavamo in due paesi diversi, anzi abitavamo persino in due continenti diversi: io in Sudafrica e lui in Francia.