lunedì 30 aprile 2012

Furore dalla Russia: l'omofobia invade l'Est europeo

Russia: repressione omofoba
B (CC)
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Sono anni che la situazione per gli omosessuali nei paesi dell'ex Unione sovietica sta generalmente peggiorando: dai difficili Pride di qualche anno fa si è arrivati anche a provvedimenti legislativi che negano il diritto anche solo di parlare di omosessualità e che prevedono punizioni severe per chi viola queste norme. Ad aprire la catena di questa serie di leggi illiberali, che purtroppo vedono favorevole la gran parte della popolazione, è stata San Pietroburgo che - nonostante le proteste internazionali - ha varato il modello di questi provvedimenti nello scorso febbraio (Il grande colibrì), subito seguita da altre regioni russe che stanno ora discutendo per far tacere la "propaganda omosessuale", già diventata legge a Ryazan, Kostroma e Arkhangelsk.

Martedì, purtroppo, anche il parlamento della Siberia ha ratificato una norma che vieta la "propaganda di omosessualità e pedofilia tra i minori" (sembra incredibile vedere ancora associati questi due termini che non hanno alcuna relazione tra loro ma che per gli omofobi sono praticamente sinonimi). Il provvedimento servirebbe sostanzialmente, secondo le parole di Alexander Ilushchenko, sovrintendente alle attività giovanili della regione, a vietare le manifestazioni come il Pride, "evitando a chi non è legato all'omosessualità di spiegare ai propri figli cosa sta succedendo" (NDTV).

domenica 29 aprile 2012

Il ripudio di Spitzer: l'amore si rispetta, non si cura!

L'amore lesbico non si cura!
philippe leroyer (CC)
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"Alcuni uomini gay e alcune lesbiche possono cambiare il proprio orientamento sessuale?": il titolo di uno studio del 2001, ma anche una domanda alla quale l'autore, il noto psichiatra Robert Spitzer, rispondeva affermativamente, diventando la colonna portante teoretica di chi, considerando l'omosessualità una malattia, propone terapie per curarla. In questi giorni Spizter ha ammesso che non è affatto provata l'efficacia delle terapie riparative (Il grande colibrì). Paolo Rigliano, psichiatra, psicoterapeuta e sessuologo, autore del libro "Curare i gay?" (Il grande colibrì), commenta con noi questa ritrattazione storica. In attesa di un mondo in cui la risposta corale alla domanda iniziale non sia né un "sì" né un "no", ma un sonoro "chissenefrega"...


Non credo affatto di esagerare affermando che la lettera di Spitzer sia di importanza eccezionale. Essa è un evento storico - credo di doverlo affermare senza remore -, un evento scientifico, etico, deontologico, professionale, culturale.

Innanzitutto, essa è di importanza storica perché ripudia uno dei testi base dei clinici riparativi. Spitzer è stato uno dei pochissimi accademici e ricercatori con una storia non religiosa ad aver avallato il pregiudizio che si possa ridiventare, "con una profonda motivazione", da omosessuali straight, eterosessuali. Con la sua ritrattazione viene meno una delle difese scientifiche (l'unica?) a favore della efficacia delle terapie riparative: un attacco senza precedenti, si può dire, all'affettività gay e lesbica perché supportate da un formidabile movimento ideologico stratificato e diffuso in modo capillare negli USA, e che rischia di dilagare in moltissimi paesi del mondo, dall'America Latina all'Africa all'Estremo Oriente (Il grande colibrì).

sabato 28 aprile 2012

Il diario di Samir: le marchette al cinema porno

Marchette al cinema porno
Pablo Montt (CC)
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Ciao ragazzi, mi chiamo Samir e, come avevo promesso, ecco il resto della mia storia in Italia. Chi non ha potuto leggere i primi episodi, basta che cerca qui sotto. Prima di pubblicare questa parte della storia ci ho pensato tanto, perché a volte si fa di un'erba un fascio e non mi sembrava giusto e spero che non sarà così, a prescindere dai vostri giudizi che comunque saranno rispettati.

Allora... Dopo aver chiacchierato con il mio amico peruviano della mia situazione economica in cui mi trovavo dopo essere rimasto a lungo senza lavoro, lui mi ha confessato una cosa e così ho capito che faceva l'escort. Allora non si usava questo termine, ma si diceva "marchetta", che era dispregiativo (e va bene così).

Il mio amico mi ha dato appuntamento per due giorni dopo davanti ad un cinema di Firenze, vicino alla stazione. Io non avevo nessuna idea di come funzionasse, poi non si poteva nemmeno entrare senza documenti e allora non ce li avevo, però mi ha detto che se al cinema l'avessero chiesto davvero avrebbero perso la maggioranza della gente che lo frequentava. Lì per lì non l'ho capita, ma l'ho capita solo dopo il primo giorno che ci sono stato, perché la gente ci va non per vedere i film, ma per cercare altro...

venerdì 27 aprile 2012

Spitzer si scusa: le terapie riparative non funzionano

Le terapie riparative non funzionano
sabrina c (CC)
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"Con la sua ritrattazione viene meno una delle difese scientifiche - l'unica? - a favore della efficacia delle terapie riparative": non usa mezzi termini, Paolo Rigliano, coautore del recente volume "Curare i gay?" (Il grande colibrì), per commentare la clamorosa lettera di Robert Spitzer, docente della Columbia University e colonna portante del pensiero che per anni ha continuato - di fatto - a considerare una malattia l'omosessualità e, come tale, a cercare di curarla.

Il testo di Spitzer in effetti fa crollare uno dei pilastri su cui la pubblicistica tradizionalista fondava le proprie "ragioni", e lo fa senza mezzi termini: "Credo di dovere alla comunità omosessuale le mie scuse per aver aver fatto affermazioni non dimostrate circa l'efficacia della terapia riparativa. Devo anche scusarmi con ogni persona omosessuale che ha sprecato il suo tempo sottoponendosi a qualsivoglia genere di cura riparativa perché credeva che io ne avessi dimostrata l'efficacia" (Truth wins out).

Con una onestà invidiabile (da vero scienziato che ha vagliato i risultati della sua teoria), ma forse con un colpevole ritardo e una - per ora - scarsa pubblicità delle proprie ammissioni di errore (la lettera è un documento privato indirizzato ad un altro psicologo e sessuologo convinto della bontà di questo genere di interventi, Ken Zucker), Spitzer getta un macigno su una pratica sempre più in voga, sostenuta con fervore anche da numerose dottrine religiose (Il grande colibrì).

mercoledì 25 aprile 2012

Obama cerca la rielezione coltivando l'universo LGBT

Barack Obama cerca la rielezione
Barack Obama (CC)
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La possibile rielezione di Barack Obama avverrà forse anche grazie alla comunità LGBTQ* che ha probabilmente beneficiato più di altre delle numerose promesse elettorali (per il resto poco mantenute) di quattro anni fa. L'ultimo atto (per ora) è l'appoggio ad un protocollo anti bullismo per le scuole americane che dovrebbe bandire la discriminazione per orientamento sessuale o identità di genere degli studenti (On Top Magazine). Ma una notevole serie di piccole riforme costella il quadriennio presidenziale del leader democratico: naturalmente poche cose sono davvero epocali, ma vedere in fila 42 tra atti legislativi, riconoscimenti simbolici e semplici incontri alla Casa Bianca (ma mai fino alla presidenza Obama i rappresentanti del Pride erano stati ricevuti nella dimora presidenziale) è comunque abbastanza impressionante (Democrats).

Se sono però stati superati il "Don't ask, don't tell" e le discriminazioni ospedaliere e di assistenza per le coppie omosessuali, è pur vero che ancora molto resta da fare, se solo sette stati americani riconoscono ad oggi il matrimonio per persone dello stesso sesso. Il New Jersey avrebbe potuto essere l'ottavo, se il Governatore Chris Christie avesse avuto più coraggio e non avesse valutato come rischiosa per la rielezione una firma in calce al decreto che gli è stato presentato (Il grande colibrì). Ma lui e Obama, che secondo le stesse dichiarazioni del Governatore "la pensano allo stesso modo sul matrimonio omosessuale", sarebbero troppo calcolatori secondo Jonathan Capehart, notista politico del Washington Post.

lunedì 23 aprile 2012

Francia, il gay-friendly Hollande e l'omofobo Sarkozy

Nicolas Sarkozy e François Hollande
Nicolas (CC)
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Confermando le previsioni, è ormai sicuro che al ballottaggio del 6 maggio i francesi dovranno scegliere il proprio presidente tra l'uscente Nicolas Sarkozy (27%) ed il candidato socialista, François Hollande (29%). Quest'ultimo ha conquistato al primo turno un vantaggio notevole e probabilmente decisivo per il secondo turno, anche se desta qualche preoccupazione il risultato non esaltante di Jean-Luc Mélenchon (11%), del Fronte di Sinistra, finito al quarto posto con molti meno voti di quelli che i sondaggi avevano prospettato. Al terzo posto giganteggia Marine Le Pen (18%), che dimostra come il neo-fascismo, se ridotto ad un omogeneizzato senza troppi retrogusti ma con la solita ferocia, possa essere venduto facilmente.

Quali conseguenze avranno queste elezioni sui diritti delle persone LGBTQ* d'Oltralpe? Hollande, il candidato che sembra favorito al ballottaggio, ha fatto moltissime promesse: le coppie dello stesso sesso potranno sposarsi ed adottare bambini, i gay potranno fare donazioni di sangue, i transessuali saranno protetti contro la discriminazione da nuove leggi, la lotta all'omofobia entrerà nei programmi scolastici e nella formazione dei dipendenti pubblici, la Francia sarà un paese plurale, rispettoso di tutte le minoranze, capace di garantire la pacifica e solidale convivenza tra diverse comunità - e non è un caso se il leader socialista, oltre ad essere un candidato orgogliosamente gay-friendly, è anche il preferito dalla comunità musulmana francese, come testimonia il forte attivismo a suo favore delle moschee (Marianne 2).

domenica 22 aprile 2012

Iraq was already Hell for gays, now it's even worse

Raid against gays in Iraq
The U.S. Army (CC)
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Anas (a nickname, of course) in complete secrecy and solitude, is one of the very few people who is trying to defend the rights of LGBTQ* people in Iraq. Anas, a courageous activist and contributor of Il Grande Colibrì, is a friend and having not heard him for a few weeks, we were really worried. Fortunately, he is in contact again: "I have to hide even more than before to maintain my safety," he explained. Below, Anas tells us what's going on in that Iraqi hell without end...


Since the first week of last February, barbaric attacks on LGBTQs have taken place, mainly in Baghdad. In addition some southern provinces have also reported similar attacks. The information concerning these attacks are based upon my monitoring and observation or other activists, along with the help of other web-based friends.

Where? Most of the attacks happened in Baghdad, and southern provinces where there are Shia majority populations (mainly in Basrah). Most of attacks in Baghdad have taken place in the eastern part of the city (Rusafa), especially in districts that are considered as the stronghold of Islamic Shia Militias like Jaish Al-Mahdi (Mahdi Army) and Asa'ib Ahl al-Haq (League of the Righteous). While most attacks in Baghdad have been perpetuated and carried out by Jaish Al-Mahdi, in the southern provinces the Asa'ib Ahl al-Haq are known as the one who have carried out these attacks. However, both of them use the same anti-LGBTQ slogan ("Cleanse the Salacious & Adulterous") according to list of names of 33 LGBTQ* persons that have hanging in walls and streets in the capital (mainly Sadr City district where police officers act as double agents for Jaish Al-Mahdi’s field leaders).

sabato 21 aprile 2012

Foggia gay: bonifichiamo la città dall'omofobia

Pregiudizi omofobici a Foggia
franco (CC)
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Foggia è la mia città ed io la amo perché sono legato a questa terra e a queste abitudini. La mia città, però, è sempre stata difficile da descrivere. Un detto popolare tremendo ci ha catalogato con un motto particolare: "Fuggi da Foggia non per Foggia ma per i foggiani", un biglietto da visita angustiante ed enigmatico. Un motivo per non continuare a conoscere questa porzione d'Italia. Forse un alibi per non voler mai dimostrare di essere in grado di fare, di correggere una situazione. Eppure geograficamente abbiamo distese pianeggianti e dorate dai colori del grano, coste e perle di autentico splendore ma niente, siamo stati destinati ad essere classificati così... gente da cui fuggire.

La storia stessa ha condannato questa città a perdere la sua identità, distrutta e sepolta sotto terribili bombardamenti... L'economia, di fatto, non ci ha aiutato e negli anni siamo divenuti cenerentola tra le cenerentole nei risultati e nelle classificazioni.

Bene, in questo scenario non certo stimolante vi sono argomenti e temi che non hanno ottenuto la possibilità di essere sviluppati, anzi sono stati piuttosto trascurati e posti al confino... Tra questi, l'omosessualità - non significa che non si sapesse che ci fossero luoghi di battuage, non significa che non ricordiamo di essere la città di Vladimir Luxuria, che però da qui è dovuta andar via... Un luogo dove certe tematiche si sono sussurrate e gridate solo per etichettare come "frocio" o il più nostrano "ricchione". Un posto dove esponenti politici hanno sempre provato assoluto disinteresse verso certe tematiche.

venerdì 20 aprile 2012

Iran, per l'ayatollah i gay sono peggio dei porci

Gay peggio dei porci?
David Goehring (CC)
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I peggiori omofobi del mondo non brillano né per bontà né per originalità. Se nel 1995 il presidente cattolico dello Zimbabwe, Robert Mugabe, aveva detto che gli omosessuali "si comportano peggio dei cani e dei porci", oggi dall'Iran il grande ayatollah Abdollah Javadi-Amoli ripete praticamente le stesse parole, sostenendo che chi si dedica allo "spregevole atto" della sodomia sarebbe inferiore agli animali e in particolare, appunto, cita cani e porci. Javadi-Amoli, nonostante sia uno dei principali studiosi islamici iraniani, per sostenere la propria tesi tira fuori due rozze falsità scientifiche: gli animali non avrebbero rapporti omosessuali e l'AIDS sarebbe una malattia impossibile da curare perché rappresenterebbe una punizione divina contro il peccato (KhabarOnline).

C'è solo una cosa che fa imbestialire Javadi-Amoli più degli omosessuali ed è il riconoscimento dei loro diritti: il grande ayatollah descrive l'Occidente come terra di progresso tecnologico, ma anche di immoralità proprio per colpa delle leggi a favore delle persone LGBTQ*. Purtroppo queste idee non sono diffuse solo nell'oscurantista Iran: rispondendo ad un appello della Chiesa cattolica e della Chiesa di Scozia, anche il Consiglio degli imam di Glasgow ha annunciato la propria opposizione alla proposta del governo scozzese di riconoscere la facoltà (non l'obbligo, si badi bene) per le istituzioni religiose di celebrare nozze omosessuali. "Se il governo trasforma una famiglia in una coppia di uomini o di donne senza possibilità procreative, che ne sarà della nostra società, della nostra civiltà?" scrivono angosciati gli imam (BBC).

giovedì 19 aprile 2012

Sessualità variabili: esser gay in Algeria (MOI Maps 9)

Peggy Reimchen (CC)
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"Avete presente la parola 'eterotopia'? Sarebbe un luogo reale dove si possono trovare più realtà insieme, realtà reali e non! Come il cimitero, dove troviamo separazione ed unione della realtà dei vivi e dei morti, dove si rispecchia il mondo vivente in modo più complesso". Azhar ci spiega il concetto di "omosessualità" in Algeria e per farlo ricorre al concetto di "eterotopia", elaborato dal filosofo francese (e omosessuale) Michel Foucault: è un gioco di specchi (e, guarda caso, gli specchi sono altre eterotopie), un gioco di rimandi culturali da una sponda all'altra di questo grande lago (o enorme voragine) che si chiama Mar Mediterraneo, un gioco in cui le culture dimostrano di non essere monoliti, ma sostanze liquide e dense che si sciolgono in persone, storie, sentimenti.

Il gioco è fatto anche di lingue che si mescolano, di parole prese in prestito da una sponda all'altra. Come il termine francese "pédé"(finocchio), catapultato in Algeria per indicare l'omosessuale, ma con una sfumatura particolare: "Questa offesa, a quanto ricordo, è da sempre usata per distinguere i gay passivi da chi non lo è". La diversa tonalità semantica è rivelatrice di una diversa tonalità concettuale: "In Algeria non c'era una vera concezione dell'omosessualità come in Europa. Questo, secondo me, non perché non ci fosse una vita omosessuale, ma perché non se ne parlava in una società come la nostra che opprime tutto ciò che è in contraddizione con una delle quattro maggiori correnti religiose presenti nel mondo islamico".

mercoledì 18 aprile 2012

Gay Pride a rischio, Ungheria sempre più omofoba

Gay Pride in Ungheria
habeebee (CC)
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Molti paesi dell'est ex-comunista non cessano di creare problemi all'Unione europea. E se l'attenzione dei governi è focalizzata sul mercato e su improbabili raggiungimenti di standard economici che possano un giorno allargare la base di scambio dell'euro, non certo inferiore è la preoccupazione (che purtroppo vede in primo piano solo le organizzazioni umanitarie come Amnesty International) riguardo i diritti umani.

Da questo punto di vista sono particolarmente gravi la situazione russa e quella ungherese: e quest'ultima dovrebbe essere ancor più monitorata, essendo il paese magiaro membro effettivo dell'Unione. Negli scorsi mesi sono state molteplici le iniziative legislative della maggioranza di destra al governo in Ungheria tese a colpire alcuni gruppi minoritari, a partire dagli omosessuali fino agli zingari (Il grande colibrì). E ancora la scorsa settimana il partito radicale nazionalista ha proposto un emendamento che ricalca il triste precedente di San Pietroburgo, per impedire la "propaganda della devianza sessuale" e "proteggere i giovani dai comportamenti omosessuali, transessuali, di travestitismo, bisessuali e pedofili"(Politics.hu).

Di fronte a questo succedersi di restrizioni (stabilite o in fase di discussione) l'Europa, che pure non manca di possibili forme di pressione, preferisce tenere un basso profilo e lanciare, di quando in quando, qualche generico ammonimento al rispetto delle identità di genere e di etnia. A cercare di smuovere le acque, chiedendo al proprio governo di intervenire, è la principale associazione LGBT svedese per i diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transgender, la Riksförbundet för homosexuellas, bisexuellas och transpersoners rättigheter (RFSL), che ha lanciato un appello in cui chiede che il paese scandinavo protesti formalmente contro "proposte che violano i diritti umani fondamentali" e che, "se attuate, contravverrebbero alla Carta dei diritti fondamentali dell'UE", come osserva la portavoce di RFSL Ulrika Westerlund (Qx).

lunedì 16 aprile 2012

Terapie riparative ed ex gay: CARE, Nicolosi e Ricci

terapie riparative
Josh Nece (CC)
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Negli ultimi anni almeno venti parlamentari inglesi, alcuni dei quali talmente influenti da essere stati successivamente nominati ministri, hanno usufruito del lavoro di stagisti forniti gratuitamente dall'organizzazione integralista cristiana CARE (Christian Action Research and Education), una lobby che ha come obiettivo dichiarato quello di influenzare il Parlamento del Regno Unito per portare avanti la propria agenda fatta di propaganda per la famiglia cosiddetta "tradizionale", lotta all'aborto e al matrimonio tra persone dello stesso sesso e soprattutto supporto alle terapie riparative, cioè a quelle pseudo-cure, che vorrebbero trasformare, a forza di preghiere e violenze psicologiche, gli omosessuali in eterosessuali.

CARE cerca di convincere sulle proprie buone intenzioni (gli stagisti avrebbero assistito e seguito passo passo i parlamentari solo per osservare i meccanismi della politica e non avrebbero mai svolto attività di lobbying a favore delle terapie riparative), ma non rinuncia alle proprie posizioni: "Se ci sono persone che hanno un'attrazione non voluta per il proprio stesso sesso e cercano volontariamente aiuto, non ci sono ragioni perché non debbano avere la facoltà di riceverlo" (The Guardian). Se sembra davvero strano che una lobby rinunci a svolgere attività di pressione politica a partire da posizioni privilegiate alle quali è giunta con grande dispendio di energie, è pur vero che nessuno, neppure i politici che sono stati affiancati dagli stagisti di CARE e che poi si sono dissociati dall'organizzazione, ha descritto concreti tentativi di influenza.

venerdì 13 aprile 2012

Matrimonio gay e presidenziali USA: dibattito aperto

erin m (CC)
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Finché morte non vi unisca: in Italia per gli omosessuali anche le formule rituali vanno capovolte. E così succede che una coppia di persone dello stesso sesso non si veda riconosciuto alcun diritto da viva, ma possa godere - si fa per dire... - della vicinanza dei loculi da morta, come succederà a Gornate Olona (Varese) grazie all'iniziativa del sindaco Barbara Bison, di centro-destra (Il Giorno). Iniziativa benemerita quanto semplice, e tuttavia destinata ad apparire, nel deserto dei diritti italiano, come un'impresa eroica. Gli eroi veri, però, pensano al matrimonio - e infatti Northstar, il primo supereroe gay della Marvel, convolerà a nozze con il suo fidanzato Kyle nel numero di Astonishing X-Men di maggio (Bleeding Cool). Sarà pure solo un fumetto, ma dimostra l'avanzamento del dibattito negli Stati Uniti sulle nozze omosessuali.

E infatti, negli USA, non si parla d'altro. Se in Maine è in discussione una legge di iniziativa popolare per allargare il diritto al matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso che, secondo un sondaggio MPRC, avrebbe il consenso della maggioranza dei cittadini (nonostante proprio su tale argomento la popolazione si espresse negativamente in un referendum tenuto nel 2009), in Nevada l'associazione Lambda Legal tenta la via giudiziaria: otto coppie gay e lesbiche hanno intentato causa davanti ai giudici federali contro il divieto di nozze same-sex introdotto nella costituzione con un referendum nel 2002. Secondo l'avvocatessa Tara Borelli, la norma viola il principio di uguaglianza davanti alla legge, "stigmatizza queste coppie innamorate e i loro figli come cittadini di serie B e incoraggia pregiudizi e discriminazioni private".

mercoledì 11 aprile 2012

Mister Gay World, il concorso potrà aiutare l'Africa?

Enrique Lin (CC)
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Il fatto che la fase finale del concorso Mister Gay World fosse ospitata in Sudafrica aveva spinto molti a immaginare, e forse sperare, una vittoria di un candidato del continente in cui si svolgeva la manifestazione. Il Sudafrica, pur non privo di omofobia, è uno dei pochi stati che riconosce pieni diritti alle persone omosessuali incluse le nozze, come quelle che hanno unito Ludovic e Qiyaam (Il grande colibrì): ma il resto dell'Africa vede una situazione di generale omofobia (Il grande colibrì) e il concorso di bellezza era visto come un'occasione per portare alla ribalta dei media mondiali la situazione, anche grazie alle candidature di un rappresentante dello Zimbabwe e di un etiope.

Già nel corso dei mesi la situazione era degradata: il concorrente dello Zimbabwe si ritirava dalla competizione e quello dell'Etiopia era costretto ad espatriare per evitare di subire atti di violenza (Il grande colibrì). E così alla fine anche l'esito della gara è stato più conforme ai canoni abituali che hanno incoronato i reucci della bellezza gay negli ultimi anni: ha vinto Andreas Derleth, un neozelandese di origine tedesca con tutti i muscoli a posto, e dell'omofobia che impera in tre quarti dei paesi africani è uscito poco, pochissimo, quasi per nulla (Towleroad).

lunedì 9 aprile 2012

La Chiesa dell'odio che vorrebbe curare l'amore gay

Nomadic Lass (CC)
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Se in Austria l'arcivescovo di Vienna ha benedetto l'ingresso in un consiglio parrocchiale di un omosessuale dichiarato e unito civilmente con il suo compagno (The Huffington Post), negli Stati Uniti la Chiesa cattolica si è dimostrata molto meno accogliente: ad una richiesta di sostegno per i ragazzi LGBTQ* rimasti senza un tetto dopo essere stati cacciati di casa da genitori omofobi, il cardinale Timothy Michael Dolan, arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale USA, ha pilatescamente risposto che la Chiesa "non tollera odio o pregiudizio nei confronti di nessuno dei figli del Signore", ma anche che gli insegnamenti del magistero sono chiarissimi... Insomma, i piccoli clochard sodomiti se la sbrighino da soli!

L'episodio ha suscitato lo sdegno di uno dei consiglieri di amministrazione della Caritas locale, Joseph Amodeo che ha abbandonato la propria poltrona con una durissima lettera: "Dal momento che credo nel messaggio d'amore custodito negli insegnamenti di Cristo, trovo sconfortanete che un uomo di Dio si rifiuti di stendere il proprio braccio pastorale" per soccorrere questi giovani, scrive Amodeo, che si chiede anche quale senso abbia insegnare ai bambini l'amore per il prossimo quando poi la Chiesa non ne dimostra neppure un po' (The Huffington Post).

domenica 8 aprile 2012

Cinema porno, periferia e confine dell'omosessualità

toettoet (CC)
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Per capire che al cinema Moulin Rouge di Roma ci fosse qualcosa che non andasse bastava fare un giro per i forum online dove gli habitué del Mulino, come avevano "affettuosamente" ribattezzato la loro sala a luci rosse preferita, si scambiavano battute, appuntamenti e soprattutto accuse velenosissime. A sorprendere non sono tanto le descrizioni degli incontri sessuali tra le poltroncine o nei bagni del locale, quanto quello che tranquillamente si racconta che avvenisse nelle strade attorno, incuranti del fatto di trovarsi nel cuore di un quartiere residenziale: i vari personaggi che animavano forum e cinema, tutti rigorosamente identificati con soprannomi (Patrizia, Van Gogh, Achille...), raccontavano di rapporti sessuali in macchina, gente che girava per strada con il pene fuori dai pantaloni, travestite che si abbassavano i pantaloni davanti ai passanti.

Soprattutto emerge una situazione di incredibile tensione, in un cinema che viene descritto come una terra di nessuno, dove un gruppo di prostituti e di travestite spadroneggiava e arrivava persino a bandire, come se la sala fosse stato il proprio regno, alcune persone sgradite perché rappresentavano una concorrenza sessuale e/o economica. Al Moulin Rouge, insomma, non si proiettavano solo film e non si consumavano solo rapporti occasionali particolarmente fantasiosi (tra gare di cinghiate e persone che strisciano nelle pozze di urina dei bagni sembra più un locale BDSM che un semplice cinema porno): era in corso una piccola ma aspra guerra di potere e di denaro con marchette molto insistenti, soldi che sparivano dai portafogli e velate minacce. Tutto questo però oggi è finito - o, più probabilmente, si è spostato da qualche altra parte della capitale.

sabato 7 aprile 2012

Islam e omofobia, brutte notizie da quattro continenti

Lan Rasso (CC)
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Siete indignati dal fatto che, in Italia, il gruppo cattolico Militia Christi minacci di boicottare i cinema che proietteranno la commedia gay "Good as You" (l'Unità)? In Malesia può succedere di peggio: il Ministero dell'Informazione, delle Comunicazioni e della Cultura ha annunciato, tramite la propria pagina Facebook, una nuova direttiva per proibire, con efficacia immediata, la presenza di personaggi omosessuali o transgender sulle televisioni e radio di tutto il paese. La notizia ha fatto giustamente il giro del mondo, anche se non aveva nulla di davvero sorprendente per uno stato in cui gli atti omosessuali possono essere puniti con venti anni di carcere (anche se, in un recente pronunciamento, l'Alta corte di Kuala Lumpur ha deciso di non applicare le leggi sulla sodomia perché troppo arcaiche ed irrispettose della privacy; Il grande colibrì).

Per fortuna si tratterebbe (ma c'è da crederci?) di un enorme malinteso, causato da un dipendente ministeriale che avrebbe maldestramente copiato e incollato un post pubblicato sulla pagina di una radio. Fatto sta che l'idea della direttiva è stata smentita dal ministro dell'Informazione in persona, Rais Yatim, e ancora più dettagliatamente dal suo vice, Maglin Dennis D’Cruz, che a Free Malaysia Today ha dichiarato che le persone LGBTQ* "sono dappertutto e sono anche loro esseri umani. Nessuno ha il diritto di fermarle, perché anche noi le rispettiamo come esseri umani". D'Cruz si è anche lasciato andare a dichiarazioni decisamente gay-friendly: "Se vogliono fare gli ingegneri, gli avvocati, gli attori o qualsiasi altra cosa vogliano, noi li aiuteremo". Però intanto se fanno sesso rischiano la galera: viva la coerenza...

giovedì 5 aprile 2012

"Il Corano e la carne" di L.M. Zahed (MOI Voices 9)

Max Milo
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"Le Coran et la chair" (Il Corano e la carne) di Ludovic Lofti Mohamed Zahed (MaxMilo, 196 pp., 15,90 euro) è il primo libro di questo genere, scritto da un omosessuale che è anche un musulmano devoto e che racconta le riflessioni che l'hanno portato ad essere colui che è diventato oggi, dopo quasi vent'anni di lacerazioni emotive ed intellettuali, nel tentativo di riconciliare la propria sessualità con la propria fede in Allah. Ce ne parla l'autore, 33 anni, nostro amico e collaboratore (leggi i suoi contributi).

Il libro inizia con il racconto della mia adolescenza, passata a studiare la religione a fianco del fratelli musulmani salafiti in Algeria, il paese dove sono nato. Una volta scoperta la mia omosessualità, però, ho cercato di allontanarmi il più possibile dalla mia eredità culturale. Poi, poco prima di compiere trent'anni, mi sono nuovamente tuffato nei Testi islamici. Inoltre, dopo studi in psicologia presso l'Ecole Normale Supérieure, ora sto svolgendo presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales un dottorato in antropologia delle religioni che ha per tema l'Islam e l'omosessualità.

La mia testimonianza è personale, tuttavia si fonda su una retorica intellettuale precisa, finalizzata a illustrare il fatto che è possibile essere al tempo stesso omosessuali e musulmani e che l'Islam non è una religione intrinsecamente misogina ed omofobica. Che cosa possiamo fare di questa eredità noi musulmani di oggi?

mercoledì 4 aprile 2012

Liste nere e attivismo gay: braccio di ferro in Africa

Brian Wolfe (CC)
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Liste nere con i nominativi di alcune persone sospettate di essere "gay o sostenitori del club" sono state distribuite dal Movimento Contro i Gay in Liberia (MOGAL) e un appartenente all'associazione ha dichiarato all'Associated Press: "Andremo da loro uno per uno", minacciando "punizioni pericolose" come "frustate e morte". Insomma, la situazione è emergenziale nel paese africano, ma il governo afferma, attraverso il ministero dell'Informazione, di non saperne nulla. "La presidente non può stare a guardare quando vengono inscenate provocazioni di questo tipo, deve prendere una posizione chiara ed inequivocabile su questa questione" dice Graeme Reid di Human Rights Watch, ben sapendo che la posizione della presidente Ellen Johnson Sirleaf è molto ambigua (iGC), essendosi limitata a dirsi indisponibile a firmare le proposte di legge che vorrebbero inasprire le pene contro gli omosessuali (iGC).

Le parole di Johson Sirleaf, in evidente contrasto con il premio Nobel per la pace assegnatole nel 2011, sono criticate direttamente da Frank Mugisha, direttore di Sexual Minorities Uganda, il quale, in una lettera al Chicago Sun Times, ribatte soprattutto all'affermazione che l'omofobia di stato servirebbe a difendere i valori tradizionali: l'attivista ricorda alla presidente come ad essere anti-africana non sia l'omosessualità, ma la sua persecuzione. E Mugisha sa bene di cosa parla: l'Uganda è un paese molto pericoloso per gli omosessuali, che in gran numero tentano la fuga per non finire incarcerati o ammazzati. Tra i fuggiaschi c'è anche Kalanzi Marvin Richard, il quale si è però visto rifiutare da Amsterdam la domanda di protezione internazionale: in suo supporto si è tenuta una manifestazione davanti all'ambasciata olandese di Londra (GayStarNews).

lunedì 2 aprile 2012

La primavera delle riviste LGBT nel mondo arabo

uak_rock (CC)
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"Amici, è urgentissimo: abbiamo perso il controllo sul nostro sito: siamo stati piratati!": l'appello dei redattori della prima rivista LGBTQ* tunisina, "GayDay Magazine!", è arrivato alla rete degli attivisti per il diritto alla diversità sessuale in ambito arabo-musulmano subito dopo che hacker non identificati hanno sferrato l'ennesimo attacco al sito, entrando nell'account, modificando tutte le password e pubblicando un articolo in cui viene spiegato perché l'Islam condannerebbe l'omosessualità. Gli amministratori legittimi stanno cercando di riappropriarsi del sito, ma non si scoraggiano: "Rifaremo lo stesso lavoro da capo, se necessario, non ci arrenderemo". D'altra parte sono abituati agli attacchi dei criminali informatici (Il grande colibrì), oltre che del governo tunisino (Il grande colibrì).

Il lavoro di "GayDay Magazine!", iniziato poco più di un anno fa, è davvero importante non solo perché finalmente concede il diritto di parola alla comunità omosessuale tunisina, ma anche perché ha rappresentato un modello per i mediattivisti di altri paesi arabi. In questi giorni, ad esempio, è partito l'esperimento di "Aswat" (Voci), una nuova rivista LGBTQ* marocchina online che si affiancherà alla ben nota "Mithly", che proprio ieri ha festeggiato il suo secondo compleanno.