Intersessuale ucciso in Kenya, arresti anti-gay in Africa

1998: in una zona rurale del Kenya meridionale Muhadh Ishmael nasce con al tempo stesso organi genitali maschili e femminili: è intersessuale. La famiglia lo cresce come una donna, ma lui si considera un uomo. Lo scontro, soprattutto dopo che inizierà a sviluppare il seno, è drammatico: i genitori lo chiudono in casa, gli proibiscono di uscire, vogliono che sia del tutto invisibile. 2014: Muhadh rimane orfano ed è affidato a uno zio, che non accetta la sua condizione e lo sottopone a violenze. 2015: con una scusa lo zio affida Muhadh a quattro sconosciuti, che presenta come cugini. I quattro uomini portano il ragazzino nel parco nazionale di Arabico Sokoke, lo denudano, lo drogano, gli tagliano via il pene e lo abbandonano lungo una strada. Un motociclista, per puro caso, trova Muhadh e subito lo porta in ospedale, dove cercheranno di curarlo e dove lui racconterà la propria triste storia.

Una storia dove di lieto non c’è neppure il finale. Muhadh ha perso troppo sangue. Muore a 17 anni. Di lui resta il cadavere, rifiutato dai familiari che non vogliono dargli una degna sepoltura. E resta la sua sconvolgente testimonianza, affidata a un amico omosessuale, che, per paura di ripercussioni, ha deciso di non sporgere nessuna denuncia alle autorità, ma di raccontare tutta la vicenda (proteggendosi dietro uno pseudonimo) a 76crimes.com.

La nascita di Muhadh ci ricorda quanto la natura – o Dio, per chi crede – dia vita a creature tra loro meravigliosamente diverse. La sua morte ci racconta quanto gli esseri umani siano capaci di tradire questa meravigliosa diversità in nome di una spaventosa uniformità che, a ben guardare, viola e calpesta la creazione della natura – o di Dio. Questa spaventosa uniformità non può fare altro che distruggere l’esistente in nome del brutto sogno che propaganda, non può fare altro che uccidere – fisicamente, psicologicamente, socialmente, simbolicamente – chi non rispetta i suoi impossibili dettami. Altre storie, provenienti sempre dall’Africa, ce lo raccontano.

A Kaolack, in Senegal, undici uomini sono stati arrestati mentre si trovavano in uno stabilimento scolastico pericolante. Gli accusati sostengono che stavano festeggiando un compleanno, ma la polizia è convinta che in realtà stessero celebrando un matrimonio omosessuale e per questo li ha arrestati [senego.com].

Intanto a Agbor Alidinma, in Nigeria, due uomini, zio e nipote, sono stati scoperti durante un rapporto sessuale e per questo sono stati condotti dal capo spirituale del villaggio, cavandosela con una serie di riti purificatori, con svariati sacrifici al tempio e con una multa di 25mila naira (circa 115 euro). Il grosso problema è che i media nazionali non hanno esitato a diffondere la notizia riportando nome e cognome dei due uomini e pubblicando una fotografia che li ritrae completamente nudi, con solamente i genitali oscurati [nationalhelm.com].

Si trova nei guai anche Abraham, un ventenne di Port Harcourt, sempre in Nigeria, che si è presentato a casa di un amico con cui flirtava da un po’. Mentre Abraham si spogliava, l’amico ha finto di andare in bagno, mentre in realtà ha chiamato a raccolta amici e vicini. La folla, come riporta la concitata cronaca di nostringspodcast.com, ha tenuto prigioniero il ragazzo che, nudo, implorava la libertà, sostenendo che “non era colpa sua se era gay, aveva anche cercato di cambiare, ma senza riuscirci“. Lo scopo del sequestro era consegnare Abraham non alla polizia, che si sarebbe limitata a chiedere un riscatto illegale alla famiglia, ma ai genitori, nella speranza che lo aiutino a risolvere il suo “problema” – ma l’esito più probabile è che disconosceranno, lasciandolo senza un tetto e senza un soldo.

Per fortuna dal Malawi arriva invece una buona notizia: il ministro della giustizia Samuel Tembenu ha ribadito che nel paese resta in vigore la moratoria sull’applicazione dell’articolo del codice penale che prevede fino a 14 anni di carcere per gli omosessuali [voanews.com]. La moratoria, in vigore esplicitamente dal 2012, ma in realtà attuata a partire già dal 2009, sembrava essere stata revocata con l’arresto a Lilongwe, a inizio dicembre, di due uomini, accusati di sodomia e sottoposti a test medici degradanti [nyasatimes.com].

Le dichiarazioni di Tembenu, comunque, non sono piaciute né all’opposizione né ad alcuni giornalisti. Per esempio, Lowani Mtonga si chiede in un editoriale su nyasatimes.com: “Il Malawi è un burattino nelle mani dei paesi occidentali?“. “Sospendendo arbitrariamente la legislazione anti-gay – scrive Mtonga – il governo trasforma il Malawi in una repubblica delle banane in cui le leggi non sono rispettate e si possono modificare in qualsiasi momento sotto l’influenza della comunità dei donatori“. “E’ ingiusto – conclude l’articolo – che i paesi sviluppati impongano le proprie preferenze, i propri valori o le proprie leggi a nazioni più deboli come il Malawi“. E’ la solita retorica sull’omosessualità come realtà “non africana”, come imposizione esterna, che continua a sedurre gli omofobi africani.

Aggiornamento del 30 dicembre: Gli undici uomini arrestati a Kaolack, in Senegal, sono stati liberati dalla procura per mancanza di prove tangibili sul tentativo di celebrare un matrimonio gay [senxibar.com].

Pier
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