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Una necessaria premessa

So che per molte e molti qui le parole “maglia” e “uncinetto” sono associate a “mia nonna faceva delle cose orrende e informi e mi costringeva a metterle e mi grattavo tutto il tempo!“. Il mondo dell’aguglieria, ossia della maglia e dell’uncinetto è in realtà un’industria come tutte le altre.

Le materie prime, che siano di origine animale (lana, alpaca e così via) o vegetale (lino, cotone, canapa), sono lavorate e confezionate da aziende (filature) e vendute al dettaglio in vari negozi fisici e online alle utenti finali (parlo al femminile perché, specialmente nella retrograda Italia, le persone che si dedicano alla maglia a mano e l’uncinetto sono in gran parte donne; nel resto d’Europa va – da un po’ a molto – meglio). Esiste poi il mondo dell’editoria di settore che si divide in libraria e periodica, cartacea ed elettronica. Come in tutte le attività industriali, è presente una pletora di criticità di carattere etico e ambientale sulle quali non mi dilungherò in questo contesto.

Le utenti finali, da quando maglia e uncinetto non sono più lavori domestici ma hobby, si collocano in un range che va dalla tarda adolescenza fino alla terza e quarta età. Ravelry, la più importante piattaforma dedicata esclusivamente a queste attività, conta al momento più di 8 milioni di utenti disseminate su gran parte del pianeta. Ravelry consta di un database, di una sezione forum e inoltre ospita modelli di designer indipendenti (i modelli, o pattern, sono le istruzioni per fare capi e accessori a maglia). La posizione dei fondatori e amministratori di Ravelry può essere definita progressista e razionale: sono a favore dei vaccini e contro ogni forma di pregiudizio; basti dire che da diversi anni, nei mesi di giugno e luglio, il logo del sito batte bandiera arcobaleno. Sfatati brevemente alcuni miti su gomitoli e Padre Pio a punto croce, arriviamo al punto dell’articolo.

home page raverlty rainbow

Suprematismo nella maglia

Qualche mese fa, su Instagram, al momento la piattaforma madre di tutti i drama, in seguito al travisamento di un innocuo post di una microimprenditrice, iniziò quella che viene informalmente chiamata una “shitstorm” (una tempesta di merda) sul tema “maglia e discriminazione”. Nonostante fosse sacrosanto affrontare il problema del razzismo e del pregiudizio nella maglia, soprattutto nell’era Trump (caratterizzata da proteste come quella dei Pussy Hat), come per tutte le shitstorm i toni furono spesso irragionevoli, accesi e in odor di linciaggio a mezzo social anche da parte di molte di quelle che dovrebbero essere “le buone”. La tempesta almeno ebbe il risultato positivo di far saltare il tombino finora rimasto tappato dal peso di tutte coloro che si ostinavano a ripetere che “i ferri e l’uncinetto non hanno niente a che vedere con la politica“.

Quando ancora lo zampillo delle acque non era del tutto scemato, una utente di Ravelry segnalò all’amministrazione della piattaforma alcuni modelli pubblicati sul sito come razzisti, dal momento che contenevano frasi a favore del suprematismo bianco. L’utente non si accorse che quel tipo di segnalazioni non possono essere fatte in modo anonimo (la piattaforma prevede un’altra opzione che consente l’anonimato). Quindi divenne vittima di bullismo informatico da parte della razzista che aveva pubblicato i modelli e da un ampio gruppo di sue sostenitrici.

Vietato sustenere Trump

A questo punto Ravelry, il cui staff, ricordiamo, ha delle posizioni nettamente “liberal”, a seguito della campagna di minacce e insulti partita da iscritte alla piattaforma ha scelto di prendere una esplicita e ferma posizione contro Trump, pubblicando un comunicato il 23 giugno: “Il supporto a Donald Trump e alla sua amministrazione è stato bandito da Ravelry. Il supporto è inteso nella forma di post, progetti, modelli, profili e ogni altro tipo di contenuto. […] Non possiamo fornire uno spazio che sia inclusivo per chiunque e, allo stesso tempo, permetta il sostegno del suprematismo bianco. Il supporto all’amministrazione Trump è indiscutibilmente un supporto al suprematismo bianco. […] Attenzione: il supporto al presidente Trump, alla sua amministrazione o a singole politiche che danneggiano gruppi marginalizzati, costituiscono incitamento all’odio.

L’entità enorme di questa presa di posizione può essere compresa solo ricordando che una buona parte delle iscritte a Raverly sono le famose massaie del Midwest che non mandano i figli a scuola per paura che insegnino loro l’evoluzionismo e che vengano in contatto con depravati e peccatori (le pancine di Distruggere o i seguaci dei vari movimenti pro-vita, insomma). Per avere conferma di quanto la dichiarazione contro il suprematismo bianco di un sito dedicato a tutto quanto è gomitolo abbia fatto scalpore, sappiate che hanno riportato la notizia anche The Guardian e The New York Times, tra le altre testate. Ovviamente, alla dichiarazione è seguita una seconda epocale shitstorm cui i fondatori e lo staff di Ravelry hanno fatto fronte con la calma, la professionalità e la sicurezza che da sempre li contraddistinguono.

La maglia italiana reagisce

E su queste spiagge dorate? Dato che tutto quello che succede negli USA ha ripercussioni, volenti o nolenti, sul territorio italiano, un gruppo di professioniste e professionisti del settore ha deciso di scendere in piazza pubblicamente a sostegno della posizione di Ravelry, stendendo una dichiarazione d’intenti contro ogni forma di pregiudizio e fascismo: “Noi firmatarie e firmatari di questo messaggio dichiariamo di essere fermamente contrari/e a ogni forma di discriminazione. […] Siamo inoltre contro il sessismo, la misoginia ed il fascismo. Dichiariamo inoltre di essere contro la creazione e la diffusione di fake news (bufale) e contro ogni forma di calunnia e diffamazione. Siamo a favore dell’ambientalismo e delle cause animaliste“.

Veruska
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da berra810 (CC0)

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