Skip to main content

Panama ha bisogno di una nuova costituzione che liberi le istituzioni dall’immobilismo e dalla corruzione: nel piccolo paese centro-americano ne sono convinti quasi tutti e le principali forze politiche hanno fatto campagna elettorale promettendo una nuova legge fondamentale. Dunque non stupisce che il nuovo parlamento abbia iniziato a lavorare su questa riforma. Sorprende, invece, che i parlamentari abbiano deciso di approfittarne per inserire articoli in cui accentrano nuovi poteri su sé stessi e un divieto di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso, una nuova norma uscita dal nulla tanto per distrarre l’opinione pubblica.

Proteste violente

Questa volta, però, il giochetto del capro espiatorio non ha funzionato: gruppi studenteschi, associazioni femministe, sindacati, organizzazioni sociali e semplici cittadini hanno riempito le strade per protestare contro l’arroganza dei politici e a favore di diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) che attualmente non sono vietati, ma non sono neppure riconosciuti dalle leggi ordinarie. Le manifestazioni hanno avuto anche risvolti drammatici e violenti, con lanci di pietre e bottiglie e cariche della polizia in assetto antisommossa.

Ad alimentare le tensioni è stato anche Jairo “Balota” Salazar, deputato del Partido Revolucionario Democrático (PRD), il partito populista al potere. Salazar si è opposto all’ingresso in parlamento di alcuni manifestanti LGBTQIA con una dichiarazione che ha fatto il giro del mondo: “Loro sono gay, loro sono gay e non possono entrare!“.

È subito partita la gara a negarsi omofobi, con Salazar che ha scritto il solito e patetico “ho tanti amici gay” e il PRD che ha preso le distanze, pur continuando a opporsi senza tentennamenti ai diritti delle minoranze sessuali. Anche in questo caso, comunque, il giochetto del fumo negli occhi non ha funzionato e, anzi, la rabbia popolare si è riversata sul quartiere generale del partito di maggioranza, che è stato pesantemente vandalizzato.

Cambiamenti in vista

Grazie a queste proteste, ha preso posizione anche il potente Consejo de la Concertación Nacional para el Desarrollo (Consiglio di concertazione nazionale per lo sviluppo), un organo di consultazione che riunisce governo, parlamento, imprese, sindacati, associazioni, università e chiese. Il Consejo ha chiesto all’assemblea legislativa di rinunciare ad alcune modifiche della costituzione. Secondo il presidente della repubblica, Laurentino Cortizo, il parlamento avrebbe accettato di seguire questi consigli “al 90%“, lasciando intendere che anche l’articolo che vieterebbe costituzionalmente il matrimonio omosessuale sarà abbandonato.

Ma probabilmente è già troppo tardi: stanchi di questo scandaloso carosello di false promesse, intrighi loschi e manovre diversive, molti manifestanti hanno deciso di continuare a protestare, nonostante decine di arresti. In particolare il Sindicato Único Nacional de Trabajadores de la Industria de la Construcción y Similares (Sindacato nazionale dei lavoratori dell’industria edilizia e affini), i gruppi studenteschi e il movimento arcobaleno chiedono che la costituzione venga modificata eleggendo un’assemblea costituente che lavori con trasparenza e in collaborazione con la società civile. Il braccio di ferro con il potere è solo cominciato.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande  Colibrì

Leave a Reply