Skip to main content

“L’ideologia di genere è inclusa nei programmi scolastici e, essendo innaturale, Dio attirerà l’attenzione delle autorità gettando sul paese fortissime piogge e El Niño Costero*”.

Nel 2017, è con queste parole che Esdras Ricardo Medina Manaya del partito di Renovación Popular esprimeva la sua opinione rispetto all’insegnamento dell’Educazione Sessuale Integrale (Educación Sexual Integral – ESI) nelle scuole. In quegli anni, Medina era l’assessore della provincia di Arequipa e promotore di due centri scolastici in cui, garantì saldamente, certi insegnamenti non sarebbero mai stati introdotti. Medina sosteneva che il Cile fosse stato punito da una calamità naturale per aver accettato l’ideologia di genere. Affermava che no, non è questione di discriminare gli omosessuali, ma d’altronde è la Bibbia (sic!) che li considera come un abominio, come deviati.

Esdras Ricardo Medina Manaya

Esdras Ricardo Medina Manaya, foto © elbuho.pe

L’EDUCAZIONE SESSUALE INTEGRALE

L’Educazione Sessuale Integrale è una proposta educativa importantissima per migliorare la salute sessuale e riproduttiva di bambinə e adolescenti. Educa ad un’esperienza sessuale responsabile e previene la violenza di genere. La ESI adotta un approccio che contempla le dimensioni socioculturali, biologiche, psicologiche ed etiche della sessualità, accompagnate da un focus sui diritti umani, sull’empowerment femminile, sull’uguaglianza di genere e sul riconoscimento dell’attività sessuale nell’adolescenza come realtà e non certo come tabù. Ad oggi, in paesi come il Perù in cui vi è una tolleranza altissima della violenza di genere, la ESI si è rivelata la forma più efficace per migliorare queste situazioni.

IL DISEGNO DI LEGGE CONTRO LA ESI

Medina, risoluto nella sua posizione conservatrice e che nel frattempo è diventato membro del Congresso e presidente della Comisión de Educación, ha recentemente presentato un disegno di legge all’interno dell’iniziativa legislativa N° 904/2020-CR che di fatto impedisce l’insegnamento della ESI nelle scuole e col quale intende togliere al Ministero dell’Istruzione l’autorità nell’elaborazione e pubblicazione di materiale didattico.

Di fede evangelista, Medina è fermamente convinto che i genitori devono partecipare alla costruzione dei programmi scolastici. Ovviamente gli stessi genitori che lo supportano attraverso movimenti nazionali come “Con Mis hijos no te metas” (Con i miei figli non si scherza) e “Padres en Acción” (Genitori in azione), diverse volte hanno presentato cause contro i programmi scolastici. Secondo il congressista, i materiali educativi sull’Educazione Sessuale Integrale e sul genere sono

“spazi di indottrinamento contrari al rispetto della libertà religiosa e delle convinzioni morali degli studenti e dei loro genitori, e della libertà di insegnamento dei docenti”.

Ebbene, oggi 19 gennaio, mentre stavo giusto occupandomi di un progetto che tratta di Educazione Sessuale Integrale qui a Lima, il disegno di legge è stato approvato. Ed è passato con 14 voti a favore, due contrari e un’astensione.

In un paese in cui la discriminazione e la violenza di genere e omofobica è gigantesca, una decisione del genere porta a gravi conseguenze e influisce sul lavoro che molte associazioni portano avanti con bambinə e adolescenti dentro e fuori le scuole, ma anche con genitori ed insegnanti. Togliere l’autorià al Ministero dell’Educazione e far approvare le politiche educative scolastiche a persone del calibro di Medina è praticamente un attentato al diritto ad una giusta educazione.

“Alianza ¡Sí podemos!”, realtà che realizza diverse azioni per promuovere l’Educazione Sessuale Integrale scriveva giorni fa su Facebook

“Esortiamo inoltre il Ministero della donna e delle popolazioni vulnerabili del Perù a pronunciarsi e a intervenire come organo governativo per la trasversalizzazione della politica nazionale per l’uguaglianza di genere e a far prevalere l’interesse pubblico e i diritti di ragazzi, di ragazze, bambini e adolescenti a una vita senza violenze e un’educazione alla parità”.

Come questa, tante realtà, organizzazioni e movimenti si sono mobilitate per evitare che il disegno di legge venisse approvato. In aula, durante il dibattito, sembra che non ci sia stato nessun discorso contrario.

I DATI SULLE VIOLENZE

Portare la ESI tra i banchi di scuola in Perù, significa diffondere un’educazione sessuale che riduca le gravidanze tra le adolescenti, gli abusi sessuali, la violenza di genere e insegni prima di tutto ad identificarla, significa educare sulla discriminazione basata sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Significa informare sulla salute sessuale. Nel paese, l’aborto è consentito solo se la donna è in pericolo di vita o rischia problemi di salute, ma è altamente stigmatizzato e criminalizzato. Andare ad abortire significa trovarsi la polizia al proprio fianco.

In Perù gli abusi sessuali su bambine ed adolescenti sono molto comuni, tanto in famiglia quanto nelle scuole e la violenza di genere è alle stelle. Nel 2020 il Sistema de Registro del Certificado de Nacido Vivo (CNV) ha registrato nascite da 26 bambine tra gli 0 e i 10 anni. Tra gli 11 e i 14 anni, sono invece 1.155 le bambine che hanno partorito. 47.369 sono le adolescenti che tra i 15 e i 19 hanno dato alla luce figlə. 

Durante il 2020, 11.828 donne, ragazze e adolescenti sono state dichiarate scomparse. I centri donne di emergenza hanno registrato 13.843 casi di violenza sessuale, di cui 12.970 (93,7%) verso donne adulte e 1.325 verso ragazze e adolescenti. Sempre nel 2020 sono stati registrati 132 femminicidi e 204 tentativi di femminicidio. 

Tra il 2013 e il 2020, attraverso il SíseVe (piattaforma virtuale in cui lə cittadinə possono riportare casi di violenza scolastica) si sono registrati 6.105 casi di violenza sessuale nelle scuole. Aggiungo che questo è certamente un dato sottostimato perché molti casi rimangono nell’ombra. Nonostante diverse scuole siano dotate di un registro sulle violenze sessuali e le molestie, parecchie non vengono segnalate. A maggior ragione, questo si è verificato con la chiusura delle scuole a causa della pandemia in cui non sono stati denunciati tutti i casi di “cyberacoso” (molestia virtuale).

I dati raccontano una realtà più che allarmante. Da adesso inizieranno tantissime mobilitazioni e pressione politica, nella speranza che la situazione si evolva al meglio e si smetta di calpestare i diritti umani e mettere in pericolo la vita dellə giovanə. Continuerò a seguire la vicenda da vicino.

 

Ginevra Campaini
©2022 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da foto di Junior Machado da Pexels

 

* Fenomeno climatico caratterizzato dal riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico equatoriale. Coincide con la stagione estiva delle piogge, perciò causa forti nubifragi e inondazioni.

Ginevra Campaini: “Mi chiamo Ginevra e non sopporto gli stereotipi delle categorie maschile e femminile. Scrivo per imparare, capire e condividere quello che succede a me e alle persone LGBT+ nel mondo” > leggi tutti i suoi articoli

Leave a Reply