Una “Guida al reinserimento” delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) è stata pubblicata dal governo malese, come annunciato da Mujahid Yusof Rawa, ministro per gli affari religiosi. Mujahid ha dichiarato che anche il libro “Hadith Sahih Mengenai Perlakuan LGBT” (Hadith autentico sulla cura delle persone LGBT) può essere scaricato da alcuni negozi online, come Google Play Store, e ha ribadito che “lo stile di vita LGBT non sarà accettato nel paese”, invitando le minoranze sessuali a partecipare ai programmi di cura e reinserimento.
Omofobia al governo
Un discorso di questo tenore è stato fatto anche dal primo ministro malese, Mahathir Mohamad, durante un viaggio in Thailandia: “Al momento noi non accettiamo questo stile di vita, ma se loro [gli occidentali; ndr] vogliono farlo, non sono nostri problemi“.
“Le istituzioni come famiglia e matrimonio sono state cancellate in Occidente – ha proseguito – Perché dovremmo seguirli? Il nostro sistema di valori è buono. Se loro volessero andare in giro nudi, dovremmo imitarli? Adesso là gli uomini si sposano con gli uomini, le donne con le donne, e la loro famiglia non è composta da padre, madre e figli, ma da due uomini che adottano un figlio da qualcuno. E dicono di chiamarsi famiglia. Non forzateci ad accettarlo“.
Omofobia all’opposizione
Da parte sua, il leader dell’opposizione Ahmad Zahid Hamidi ha incolpato proprio la comunità LGBTQIA per il recente tsunami che ha colpito la città di Palu, in Indonesia: “Un’intera area della città è stata distrutta: questa è la punizione di Dio. La mia domanda è la seguente: quali misure sono al vaglio dell’ufficio del primo ministro per assicurarci che vengano portati a termine quei programmi per essere sicuri che i cittadini malesi, soprattutto coloro che rifiutano le tematiche LGBT, siano risparmiati dalla punizione divina?“. La domanda è stata posta alla camera malese al ministro Mujahid.
Alessandro Garzi
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