Non si ferma l’ondata di discriminazione e odio in Malesia verso le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali). Le (forse frettolose) aspettative positive per la nascita del nuovo “governo della speranza”, sembrano affievolirsi velocemente. Dopo gli innumerevoli atti di discriminazione contro le minoranze sessuali di quest’estate, si continua a dibattere sull’argomento anche con il nuovo governo.
Messaggi di odio
Questo mese in Malesia si apre con dichiarazioni a noi alquanto familiari. Ricordate il terremoto che ha colpito il centro della nostra penisola a fine ottobre due anni fa? Ecco, quel terremoto, per il direttore di Radio Maria padre Livio Fanzaga, era la conseguenza delle unioni civili riconosciute dalla legge Cirinnà, “offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio“.
La scorsa settimana un terremoto di magnitudo 7,5 e uno tsunami sulla costa occidentale dell’isola di Sulawesi, in Indonesia, hanno colpito la città di Palu, uccidendo migliaia di persone.
Il Jabatan Agama Islam Negeri Selangor (Dipartimento religioso islamico dello stato di Selangor; JAIS) ha commentato l’accaduto in un modo che ha avuto una eco enorme, dal momento che è stato divulgato nel sermone del venerdì: il JAIS ha dichiarato che le calamità cosiddette naturali avvengono tutte per un motivo ben preciso, sono “messaggi divini“ in risposta alla “crudeltà” commessa dall’umanità. E questa “crudeltà” può assumere la forma di vizi e peccati, tra cui il sesso illecito e l’essere LGBTQIA.
Diritti inaccettabili
Neanche in campo politico i cittadini LGBTQIA malesi e chi lotta per i diritti umani ricevono rassicurazioni. Il primo ministro Mahathir Mohamad ha ribadito pochi giorni fa la sua posizione in merito: “In Malesia ci sono alcune cose che non possiamo accettare, anche se nei paesi occidentali sono percepite come diritti umani: non possiamo accettare le persone LGBT, il matrimonio tra due uomini e tra due donne“. Tuttavia, ha poi aggiunto che le frustate a cui sono state sottoposte le due donne trovate a fare sesso quest’estate, non sono una punizione esemplare.
L’opinione di Mahathir ricorda tanto quella dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC, o OCI) durante il primo incontro dell’ONU dedicato al tema dell’omosessualità nel 2012. Quel giorno gli stati membri dell’OIC, tra i quali la Malesia, abbandonarono la stanza affermando che le questioni collegate all’orientamento sessuale non rientrerebbero tra i diritti umani.
L’OIC, baluardo dell’ostilità verso i diritti LGBTQIA, di frequente contesta le norme internazionali sui diritti umani, specialmente quelle che riguardano l’omosessualità. Nel 2016 si oppose a una disposizione volta a facilitare la cura dell’HIV per gli uomini omosessuali e anche all’obbligo di prevenire e denunciare gli omicidi motivati da omotransfobia. L’OIC ha anche rifiutato di collaborare e di riconoscere la nomina di un esperto indipendente dell’ONU sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
“Cosa c’è di sbagliato?”
Ritornando alla Malesia, il ministro incaricato delle questioni religiose, Mujahid Yusof Rawa, è tornato a parlare della questione omosessualità. Dopo aver annunciato un controllo capillare dei contenuti LGBTQIA sui social media, ieri Rawa ha dichiarato che ogni rivendicazione e difesa dei diritti delle minoranze sessuali è da considerarsi estrema, perciò da fermare assolutamente: secondo lui, se sarà permesso alle persone omosessuali e transessuali di dettare le regole e di cambiare il paese a loro piacimento, la Malesia cadrà in rovina.
La presidente della National Human Rights Society (Associazione nazionale per i diritti umani; HAKAM), Ambiga Sreenevasan, ha condannato immediatamente le parole di Rawa con un tweet: “Basta prendersela con una comunità emarginata. Ti fa sentire forte e potente? Sai che metti in pericolo le loro vite e la loro sicurezza ogni volta che li attacchi?“.
È intervenuto anche Charles Santiago, deputato e presidente del gruppo Asean Parliamentarians for Human Rights (Parlamentari dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico per i diritti umani): “Non penso che la comunità LGBT qui stia chiedendo il matrimonio tra persone dello stesso sesso, non sono ancora arrivati a quel livello. Tutto quello che stanno dicendo è: ‘Non disturbarci. Dacci lo spazio che vogliamo e riconoscici per ciò che siamo. Rispetta la nostra identità‘. Cosa c’è di sbagliato in questo?“.
Ginevra Campaini
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