Un uomo di 31 anni è stato impiccato pubblicamente nella città di Kazerun, in Iran: la condanna a morte è stata decisa perché l’uomo era stato giudicato colpevole di aver rapito e violentato due quindicenni, anche se molti media anche autorevoli (compreso inizialmente questo sito) hanno riportato una condanna per sodomia. In realtà, secondo varie organizzazioni per i diritti umani questo tipo di accuse sarebbe usato frequentemente per coprire condanne per rapporti sessuali tra uomini consenzienti, per cui in teoria non dovrebbe essere applicata l’accusa di stupro.
Migliaia di esecuzioni
Secondo un dispaccio britannico rivelato da Wikileaks, il regime iraniano ha condannato a morte e giustiziato tra le 4mila e le 6mila persone tra uomini e donne dalla rivoluzione islamica del 1979 al 2008. Il sistema giudiziario iraniano, che è tutto meno che trasparente, crea in realtà moltissime difficoltà a giornalisti e attivisti per i diritti umani nell’esaminare i singoli casi giudiziari.
Per Alireza Nader, a capo dell’organizzazione New Iran (Nuovo Iran) con sede a Washington, “la comunità LGBT iraniana ha vissuto nel terrore negli ultimi 40 anni. La prossima volta che il ministro degli esteri Mohammad Javad Zarif verrà negli Stati Uniti, ci sarebbe bisogno che dal pubblico, o dal palco, qualcuno gli chieda come mai il suo regime sia in cima alla lista dello sterminio per quanto riguarda le persone omosessuali”.

Uno dei paesi peggiori
Axel M. Hochrein, portavoce della Hirschfeld-Eddy-Stiftung (Fondazione Hirschfeld-Eddy), organizzazione tedesca che si batte per i diritti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) e che ha uno status consultivo con il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, ha dichiarato che l’Iran “è uno dei paesi peggiori per quello che riguarda la persecuzione delle persone LGBTI“.
“Le autorità statali – ha ricordato Hochrein – si vantano regolarmente e pubblicamente ogni volta che viene giustiziata una persona omosessuale. Le nostre possibilità di influenzare il regime iraniano per quello che riguarda i diritti umani sono limitate, anche a causa dell’isolamento del paese. In ogni modo, la nostra fondazione fa un appello affinché aumentino gli sforzi della comunità internazionale per aiutare le persone LGBTI a fuggire dall’Iran e a dare loro un asilo sicuro”.
Alessandro Garzi
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Library of Congress (CC0)
Errata corrige del 31 gennaio 2019: è stato modificato il titolo (“Iran, un uomo condannato a morte e impiccato perché gay”) e il primo capoverso (“Un uomo di 31 anni è stato impiccato pubblicamente nella città di Kazerun, in Iran, per aver violato le leggi contro l’omosessualità del suo paese. Per quanto l’uomo fosse accusato anche di aver rapito due quindicenni, nella Repubblica Islamica la condanna per rapporti sessuali tra due uomini comporta, da sola, la pena di morte”).
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