Gli studi scientifici ci dicono da tempo che, per colpa dello stigma sociale, i tentativi di suicidio all’interno della comunità trans sono molto più frequenti che nel resto della popolazione, anche se le stime sono molto diverse (si va dal 40% al 100% di maggiori possibilità di tentare di togliersi la vita). Ma questo non è certo un destino: quando si riduce la pressione sociale e l’ambiente circostante si dimostra accogliente, le persone transgender possono vivere in modo sereno la propria identità di genere e il proprio percorso di transizione. Tra gli aiuti a disposizione, ci sono anche gli inibitori ormonali, chiamati anche “bloccanti della pubertà”.
Questi farmaci, prescritti a giovani trans, bloccano la produzione di ormoni e quindi lo sviluppo di caratteristiche che non corrispondono alla propria identità di genere (dall’accrescimento del pene alla comparsa della barba, dalla crescita del seno alle mestruazioni). Per molte persone questo è un passo fondamentale per sentirsi finalmente a proprio agio con il proprio corpo, in attesa o meno di interventi più radicali: come sottolinea per esempio Michelle Forcier, docente di pediatria alla scuola medica Warren Alpert della Brown University (Rhode Island, USA), “i bloccanti della pubertà sono sicuri, efficaci e completamente reversibili, quindi i benefici superano di gran lunga qualsiasi rischio“. Secondo lei “non ci vuole molto a capire che vanno messi a disposizione“.
Trattamento salva-vita
Un nuovo studio, “Pubertal Suppression for Transgender Youth and Risk of Suicidal Ideation” (Soppressione della pubertà per giovani transgender e rischio di ideazione suicidaria), pubblicato da Pediatrics, la rivista ufficiale dell’Accademia americana di pediatria, e firmato da Jack L. Turban, Dana King, Jeremi M. Carswell e Alex S. Keuroghlian, ha scoperto che il 16,9% dei giovani trans vorrebbe usufruire di questo trattamento, ma che – nonostante negli Stati Uniti sia disponibile dal 1998 – solo il 2,5% ci riesce. Soprattutto, i ricercatori hanno scoperto che scendono notevolmente i tentativi di suicidio tra le persone trans che hanno usato inibitori ormonali durante l’adolescenza.
Questa ricerca potrebbe sembrare inutile, dal momento che non fa altro che confermare i benefici di questo trattamento. E invece è estremamente benvenuta, perché la legislazione degli Stati Uniti, invece di rendere sempre più accessibili i bloccanti della pubertà, sembra decisa a fare la scelta opposta: in molti stati federati i repubblicani vogliono rendere illegale la prescrizione di questi farmaci agli adolescenti, prevedendo anche sanzioni estremamente pesanti e accuse di “abuso di minore”. La scienza ha dimostrato ancora una volta quale sarebbe la via da percorrere: la politica continuerà a turarsi le orecchie e a fare la guerra a un trattamento che salva tante vite?
Pier Cesare Notaro
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