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Può l’educazione sessuale insegnata nelle scuole essere equiparata alla pedofilia? E può un comune insegnante rischiare fino a tre anni di carcere con l’accusa di aver avvicinato i più piccoli a pratiche devianti e contrarie alla morale? Sembrerebbe di sì, o almeno è questo che rischia di accadere nella cattolicissima Polonia, dove la diffusione di una presunta ideologia LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) fa quasi più paura del nuovo coronavirus.

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“Stop pedofilia”

Si chiama “stop pedofilia” il disegno di legge che, se approvato, impedirà di fatto agli esperti di entrare nelle scuole per parlare di sessualità e questioni di genere. Un provvedimento assolutamente necessario e urgente secondo i firmatari del documento, che vedono in queste lezioni un vero e proprio pericolo per i più piccoli e dicono basta all’ingerenza delle “lobby omosessuali”. “Gli attivisti e le organizzazioni che nel nostro stato si occupano di educazione sessuale fanno tutti parte di gruppi LGBT” incalzano infatti i sostenitori del disegno di legge, che non hanno mancato di sottolineare come, in non meglio specificati paesi dell’Europa occidentale, molti membri di questi gruppi siano stati accusati di pedofilia.

La dichiarazione, di per sé gravissima in quanto volta a equiparare l’omosessualità a una pratica aberrante come l’abuso sui minori, ha suscitato le proteste di numerosi attivisti, che hanno fatto sentire la loro voce anche in questi giorni di lockdown. Nessun commento, invece, è arrivato dai rappresentanti del governo centrale, guidato dal partito di destra nazionalista Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia; PiS), ben poco propenso a mostrare apertura verso determinate tematiche. In barba alle proteste dei giorni precedenti, il parlamento di Varsavia comunque ha deciso di non affossare il disegno di legge e di rimandare semplicemente la sua discussione a data da destinarsi.

polonia lgbt“Mossa cinica”

Draginja Nadazdin, responsabile della sede polacca di Amnesty International, ha stigmatizzato questa decisione: “Quella del parlamento è stata davvero una mossa molto cinica. Invece di dare ascolto alle decine di migliaia di persone che hanno sfidato la quarantena per esprimere il loro dissenso verso questo disegno di legge, i deputati hanno comunque preso la decisione di continuare a lavorarci in futuro“. Nadazdin, che si è detta colpita e amareggiata per le decisioni prese dall’esecutivo, non ha mancato di sottolineare tutta la sua preoccupazione per un disegno di legge che a suo avviso rischia seriamente di danneggiare i più giovani.

Ola Kaczorek, copresidente di Stowarzyszenie Miłość Nie Wyklucza (Associazione L’amore non esclude), che ho opera a favore dei diritti LGBTQIA, si mostra leggermente più ottimista e considera abbastanza positiva la decisione di far esaminare il disegno di legge da una commissione parlamentare. La maggior parte degli attivisti, però, ritiene l’intera situazione davvero molto poco rassicurante.

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Guerra all’aborto

L’educazione sessuale non è comunque l’unica bestia nera di Jarosław Kaczyński, controverso leader di PiS più volte accusato di omofobia e coinvolto in numerosi scandali. In questi giorni all’interno del parlamento si discute infatti della possibilità di restringere ulteriormente le già severissime leggi che in Polonia regolano l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Se il disegno di legge fosse approvato, spiega la giornalista Claudia Torrisi, il divieto all’aborto si farebbe purtroppo quasi totale.

In un paese che criminalizza le lezioni di educazione alla sessualità preferendogli quelle di economia domestica e di “preparazione alla vita in famiglia“, intesa ovviamente nella sua esclusiva accezione di tradizional-eterosessuale, questo sarebbe davvero un ennesimo, terribile passo verso la negazione dei diritti fondamentali e della libertà.

Nicole Zaramella
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazione da fauxels (CC0) / Il Grande Colibrì

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