Mentre in Italia si grida “al lupo, al lupo!” per un’inesistente minaccia alla libertà di pensiero e di espressione nel caso fosse introdotta una legge contro transfobia, omofobia e bifobia, basta guardare a quello che succede nel resto dell’Unione Europea per rendersi conto che la vera minaccia proviene dalle leggi basate sul pregiudizio e sull’odio nei confronti delle minoranze sessuali. Un esempio lampante lo offre la Romania, il cui parlamento ha deciso di approvare una legge che attacca apertamente ed esplicitamente la libertà: a tutte le istituzioni educative, dagli asili nido alle università, sarà vietato “diffondere teorie e opinioni sull’identità di genere che sostengano che il genere sia un concetto distinto rispetto al sesso biologico“.
Attacco all’educazione
Lo sdegno è stato immediato. L’Alianţa Naţională a Organizaţiilor Studenţeşti din România (Alleanza nazionale delle organizzazioni studentesche rumene; ANOSR) e il Consiliul Național al Elevilor (Consiglio nazionale studentesco; CNE) hanno lanciato subito una petizione per chiedere al presidente della repubblica Klaus Iohannis di non ratificare la legge che – sostengono le due realtà che insieme riuniscono quasi 150 associazioni – “rispedirebbe l’educazione in Romania indietro nel Medioevo“. ANOSR e CNE hanno anche dichiarato di essere al fianco delle persone transgender di fronte a questo attacco inaccettabile.
Hanno espresso condanne molto dure anche le università del paese. In un comunicato, per esempio, l’Università di Bucarest ha accusato la nuova legge di essere anti-scientifica e “in contraddizione con i diritti fondamentali garantiti della costituzione rumena e dalle convezioni internazionali a cui la Romania ha aderito“, oltre che rappresentare un attacco all’educazione e alla libertà di espressione. L’Università Babeș-Bolyai, la più grande del paese, ha espresso il proprio “stupore” per il fatto che “una teoria accademica possa essere vietata per legge“, lanciando l’allarme per l’attività accademica e scientifica in Romania.
Cattivi esempi
Anche il senatore liberale Vlad Alexandrescu, noto intellettuale rumeno ed ex ministro della cultura, ha scritto di essere molto preoccupato, perché “la Romania si sta allineando alle posizioni promosse dall’Ungheria e dalla Polonia e sta diventando un regime che vuole sopprimere la libertà di pensiero“. Infatti l’Ungheria ha proibito gli studi di genere nel 2018, mentre a maggio di quest’anno ha cancellato il riconoscimento giuridico delle persone transgender. La Polonia non è ancora arrivata a questi livelli, ma anche qui la repressione contro le minoranze sessuali è usata come il grimaldello per far saltare le garanzie fondamentali della democrazia.
Pier Cesare Notaro
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