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A prescindere da quelli che saranno i risultati, le elezioni statunitensi del 2020 vedranno un record di candidature di persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) per le varie amministrazioni che si rinnoveranno il prossimo novembre: sulle schede elettorali appariranno ben 880 appartenenti a minoranze sessuali, circa il doppio del 2018, secondo quanto riportato dall’LGBTQ Victory Institute.

Lo scenario politico americano non è cambiato abbastanza: le persone LGBTQIA rappresentano il 4,5% della popolazione, ma attualmente ricoprono solo lo 0,17% delle cariche politiche elettive (cioè 843 posti). Eppure è cambiato comunque molto, per esempio da quando, nel 1974, per la prima volta una persona dichiaratamente omosessuale, Kathy Kozachenko, è stata eletta al consiglio comunale di Ann Arbor, nel Michigan: la sua elezione venne “salutata” dal collega Clyde Colburn con la frase: “Questa città è diventata terreno di conquista per hippy e finocchi”. Sarà solo nel 1999 che Tammy Baldwin diventerà la prima deputata gay eletta al Congresso.

Parlando alla convention del Democratic Party (Partito Democratico), Pete Buttigieg, candidato omosessuale alle primarie, ha raccontato la strada fatta dalle persone LGBTQIA all’interno delle istituzioni americane: “Quando sono nato, a South Bend [la città dello stato dell’Indiana dove Buttigieg è stato eletto sindaco nel 2012; nda] l’idea che una persona dichiarata potesse ricoprire un incarico a livello federale era una barzelletta. Ma quest’anno ho fatto la mia campagna per la presidenza, spesso con mio marito di fianco a me, e ho guadagnato delegati da portare a questa convention”.

Alessandro Garzi
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì

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