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I delegati dell’American Medical Association (Associazione medica americana; AMA) hanno votato per prendere posizione sull’aumento degli atti violenti nei confronti della comunità transgender americana, con un’attenzione particolare alle donne trans di colore. L’AMA è la più grande associazione di medici e studenti di medicina degli Stati Uniti, è stata fondata nel 1847 e conta circa 250mila associati.

Violenza in aumento

Bobby Mukkamala, membro del consiglio di amministrazione dell’organizzazione, spiega: “Secondo i dati a nostra disposizione, la violenza contro le persone transgender, ed in particolare verso le donne trans nere, è in aumento negli Stati Uniti.

Mentre queste notizie vengono riportate regolarmente da organizzazioni come Human Rights Campaign (HRC) e LGBTQ News Media, i mezzi di comunicazione mainstream nel dare la notizia omettono alcune informazioni importanti, come l’identità di genere della vittima, mentre le forze di polizia locali devono affrontare un lungo percorso prima di poter catalogare quanto accaduto come hate crime nei confronti di una persona transgender o di genere non conforme”.

L’ultimo omicidio, per ora, è stato quello della ventitreenne Zoe Spears, avvenuto lo scorso giovedì 13 giugno nei pressi di Washington DC. La ragazza è stata la decima vittima del 2019, mentre HRC ha calcolato che le persone transgender uccise nel 2018 negli USA sono state 26. “Ma il numero delle vittime – ribadisce Mukkamala – potrebbe anche essere sottostimato a causa della mancata denuncia di alcuni casi e della difficoltà, da parte della polizia, nel catalogare quanto avvenuto come crimine d’odio nei confronti delle persone transgender”.

Donne trans nere

I medici dell’AMA hanno quindi deciso di adottare nuove politiche per informare il pubblico, gli operatori e i media su questo fenomeno, puntando i riflettori soprattutto sul numero sproporzionato di persone transgender di colore coinvolte. Pressioni verranno fatte anche sulle forze di polizia, affinché vengano incluse le informazioni corrette, come il sesso attribuito alla nascita e l’identità di genere delle vittime, e affinché venga creato un database centralizzato che contenga i dati relativi ai crimini di odio.

Beverly Tillery, direttrice del NYC Anti-Violence Project (Progetto anti-violenza di New York) traccia un quadro della vita delle persone colpite, che, ricorda anche lei, sono parte della comunità transgender, sono donne e sono nere: “Le discriminazioni che queste persone devono affrontare, le rendono molto semplicemente più vulnerabili alla violenza. Si tratta di persone che hanno un lavoro peggiore, che vivono in posti peggiori. E, in più, le persone ti guardano e pensano che la tua vita non abbia alcun valore”.

Alessandro Garzi
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da meddy672 (CC0)

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