La manifestazione di Bergamo a sostegno del DDL Zan è stato un grande evento, il cui merito va innanzitutto a Stefano Ponti, organizzatore e coordinatore del sit-in, socio di Bergamo Pride e di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford. Ponti è partito facendo alcune domande a Stefano Chinotti, della commissione diritti umani del consiglio nazionale forense: l’avvocato ha illustrato il contenuto del disegno di legge e ha spiegato che la proposta normativa consiste nell’estensione di una protezione che già esiste e che non lede la libertà di espressione, dal momento che si limita a introdurre una tutela contro i discorsi d’odio in grado di istigare atti di discriminazione e violenza.
Legge necessaria
Un secondo avvocato, Pierantonio Paissoni di Rete Lenford, ha auspicato una rapida approvazione del disegno di legge, anche per garantire il rispetto e la dignità a tutte le persone e una piena applicazione del principio di eguaglianza, cardine di ogni stato democratico sancito anche nella nostra carta costituzionale. Anche Mapi Trevisan, intervenuta per Donne per Bergamo, ha espresso la speranza che la proposta passi al più presto, perché “è doveroso difendere la libertà di scegliere il proprio genere come un diritto umano” e perché “l’anatomia non è il destino“.
“Il disegno di legge – ha spiegato Cristina Parisi per Alfi Lesbichexxbergamo – ha il merito di ampliare la tutela contro la discriminazione non solo delle persone LGBTQIA, ma anche delle donne e delle persone con disabilità. Inoltre per la prima volta la legge nomina e riconosce la lesbofobia – e le parole aprono spazi, non solo mentali“. Parisi ha poi sottolineato l’importanza della previsione di azioni positive finalizzate a erodere una cultura escludente, eteronormata e sessista. “Non poca cosa per una legge che è nata per intervenire sul piano penale, ma che ha saputo, per come scritta oggi, agire a più livelli. Un pregio che può giustificare il duro gioco al ribasso a cui il testo è stato sottoposto durante l’iter parlamentare, per altro non ancora concluso“.
La felicità conta
Valentina Ghilardi, presidente di Bergamo Pride, ha ribadito quanto, al contrario di ciò che dicono alcuni politici, una legge che riconosce maggiori tuteli per le minoranze sia importante tanto quanto temi come il Recovery Fund: “La nostra felicità non vale meno di quella degli altri” ha detto. L’intervento di Samuele Uliano, del gruppo giovani di Amnesty Bergamo, si è incentrato invece sulla preoccupante diffusione di odio e violenza online nei confronti di donne, persone disabili e appartenenti alla comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), e quindi sulla necessità dell’approvazione del DDL in modo da contrastare queste discriminazioni.
Marina Noris per AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali) ha messo in evidenza quanto la sicurezza personale, l’incolumità e il rispetto non possano essere considerati privilegi, ma diritti fondamentali: “Ogni ragazzə può esprimere al meglio le proprie potenzialità nel contesto sociale e realizzare il proprio progetto di vita solo se non è costrettə a nascondersi per timore di essere discriminatə, derisə o aggreditə. Dopo la famiglia, la scuola è l’istituzione principe per la formazione dellə ragazzə e deve diventare luogo sicuro dove ogni differenza, anche di orientamento sessuale e di genere, possa essere valorizzata, perché nessuno a scuola si deve più sentire sbagliatə e solə“. Noris ha chiesto ai politici un atto di coraggio nell’approvare una legge giusta.
Interventi critici
“Continuiamo e continueremo a sollecitare la calendarizzazione della proposta auspicando una sua approvazione rapida e senza modifiche – ha dichiarato Francesco Chiesa, intervenuto per la CGIL – Siamo convinti che la legge in discussione rappresenti già il risultato di un compromesso la cui asticella non può essere ulteriormente abbassata. Lo abbiamo già sostenuto anche al Tavolo nazionale LGBT costituito presso l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e la Presidenza del Consiglio”.
Dominguel Radesca, per Non una di meno Bergamo, ha lanciato un appello: “Non cadiamo nell’errore di costruire altari su cui incensare chi firma una proposta di legge. Qualcuno dopo l’approvazione della ‘legge Cirinnà’ ha più sentito parlare di matrimonio egualitario, step child adoption o adozioni per le famiglie arcobaleno?“. Le richieste sono tante: programmi contro la violenza eterocispatriarcale, formazione del personale dell’amministrazione pubblica, educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole, tutela dell’autodeterminazione della propria identità di genere, riconoscimento del lavoro sessuale come professione… “L’odio e la violenza sono problemi sociali, la risposta non può che essere un percorso collettivo di rivoluzione!“.
Io ho parlato per l’associazione Il Grande Colibrì, di cui sono consigliere. Ho espresso la nostra tristezza per il fatto di manifestare per una proposta che è ben lontana dal riconoscere la piena uguaglianza delle minoranze sessuali, delle persone con disabilità e delle donne: anche con l’approvazione del DDL Zan rimarremo cittadinə di serie B. Insomma, la proposta deve essere approvata, ma comunque ci stanno dando solo le briciole e la nostra battaglia non si deve fermare. E poi non è neppure giusto che ci si mobiliti solo per evitare le forme peggiori di violenza: la nostra piena cittadinanza dovrebbe essere riconosciuta sempre e comunque.
Daria Fratus ha poi letto la testimonianza di Linda: “Come donna disabile e lesbica incorro, nella quotidianità, a una discriminazione multipla. Ho più difficoltà a trovare casa e un lavoro a causa sia dell’omofobia che dell’abilismo. Inoltre spesso, quando si tratta del mio corpo con disabilità, il tema del consenso viene dimenticato. Vorrei poter avere i miei diritti fondamentali senza dover sempre lottare per ogni piccola cosa“.
Voci istituzionali
La consigliera provinciale alle pari opportunità Romina Russo ha spiegato: “Sono passati 25 anni dalla prima proposta di legge contro l’omofobia e oggi siamo ancora qui in piazza per chiedere che venga approvato subito il DDL Zan. Il Parlamento europeo già nel 2006 e nel 2012 ha chiesto agli stati membri di legiferare in materia. Tutti i più grandi stati dell’Unione Europea lo hanno fatto. Noi non ancora. Il DDL Zan è una legge urgente e necessaria di fronte all’emergenza quotidiana legata all’odio misogino e omolesbotransfobico e all’abilismo. Non prendere atto della realtà significa negare i numerosi atti di violenza a cui assistiamo ogni giorno. Non possiamo allungare i tempi“.
È intervenuta anche l’assessora Marzia Marchesi, che dirige il tavolo contro l’omolesbobitransfobia del comune di Bergamo, un’iniziativa che, ha ricordato, “testimonia la condanna dell’amministrazione comunale verso episodi di discriminazione e violenza basati sul pregiudizio ai danni della comunità gay, lesbica e trans“. Per questo, ha detto, “non poteva mancare il nostro sostegno a un disegno di legge che ha come principio che guida tutti gli articoli quello della ‘prevenzione e del contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità’“.
Alla manifestazione hanno preso la parola anche il senatore Antonio Misiani e la deputata Elena Carnevali: entrambə hanno ribadito l’importanza del disegno di legge Zan e l’urgenza di approvarlo in senato.
Ervin Bajrami
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da Bergamo Pride / da Shopify (CC0) / da Allie Smith (CC0)


