Un rapporto del Centrum Badań nad Uprzedzeniami (Centro di ricerche sui pregiudizi) dell’Università di Varsavia, commissionato dalle associazioni per i diritti delle persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) Kampania Przeciw Homofobii (Campagna contro l’omofobia; KPH) e Lambda Varsavia, ha rivelato i legami tra il peggioramento della situazione sociale delle minoranze sessuali e le politiche discriminatorie del governo guidato dal 2014 dal partito nazionalista e ultracattolico Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e giustizia; PiS), che ha basato sull’omofobia e sulla “difesa della famiglia polacca” le ultime tre campagne elettorali nazionali.
Secondo il rapporto, le persone LGBTQIA+ che hanno manifestato segni di depressione sono aumentate dal 28% del 2017 al 44% dell’ultimo anno. Il 55% ha dichiarato di aver pensato al suicidio. Il dato era del 45% nel 2017 e del 38% nel 2012. Il 37% delle persone LGBTQIA+ polacche non ha rivelato il proprio orientamento in famiglia (33% nel 2017) e solo il 55% delle madri ed il 40% dei padri è a conoscenza dell’orientamento non eterosessuale di unə dellə propriə figliə. Tra loro, il 61% delle madri ed il 54% dei padri hanno accettato la cosa.
Una conseguenza dell’ambiente familiare non amichevole è il rischio, per i più giovani, di finire senza un alloggio: il 17% delle persone che hanno risposto hanno avuto almeno un’esperienza di questo tipo, che nel 50% dei casi si è protratta per almeno una settimana. Il 10% delle persone LGBTQIA+ sono state mandate via di casa e il 20% si è allontanato volontariamente. Questi numeri si alzano in modo considerevole se si prendono in considerazione le fasce più giovani.
Sono diffuse le cosiddette “terapie riparative”. Una persona gay o lesbica su cinque ha avuto pressioni volte a “cambiare” il suo orientamento. Indicazioni di questo tipo sono state date da professionisti come psicologhə, psichiatrə, insegnanti e sacerdoti.
La politica ha creato sfiducia nelle istituzioni da parte delle persone LGBTQIA+ e il risultato è che solo il 2,5% dei crimini subiti sono stati denunciati. Le ragioni di ciò sono perché si pensa che non serva a molto (per il 51%), perché si crede che la polizia non prenda la cosa sul serio (35%) o che questa possa fare pressioni affinché le denunce vengano ritirate.
“Ci sono voluti pochi anni – ha dichiarato Mirosława Makuchowska, vicepresidente di KPH – per vedere un repentino cambiamento in negativo rispetto alla situazione favorevole che si era venuta a creare, e questa inversione è stata causata dalla propaganda omotransfobica. Sono gli effetti delle ultime campagne elettorali condotte dai partiti di destra, dalle organizzazioni fondamentaliste e dalla Chiesa. La situazione, al momento, è disastrosa soprattutto per le componenti più giovani della nostra comunità, che non possono vedere accettata la loro identità in famiglia, a scuola o sul posto di lavoro. Le conseguenze sono depressione, violenze ed esclusioni sempre più frequenti”.
Alessandro Garzi
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