Alicata (PD) e i rom: una lesbica può essere razzista?

Frasi “infelici” possono capitare a tutti e a tutti capita di dire cose che, in realtà, non si pensano o di usare espressioni persino in contrasto con le proprie intime convinzioni. Siamo esseri umani, fallibili e distratti, e usare la lingua (o la tastiera) per esprimere i propri pensieri in modo corretto è un’attività tra le più complicate e insidiose che ci toccano in sorte.

Le osservazioni sulle primarie romane che Cristiana Alicata, lesbica dichiarata che fa parte della direzione laziale del PD (nella foto), ha pubblicato su Twitter (“Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica“) mi sono subito sembrate parole frettolose, oltre che sciocche ed offensive, frutto anche dell’insana guerra fratricida che sta suicidando il partito più votato d’Italia (se i piddini mettessero al servizio del paese tutto l’impegno che invece mettono per farsi le scarpe tra loro…).

Alicata, in effetti, ha ammesso ben presto che si trattava di “una frase velocissima e di getto“, ma poi si è preoccupata solo di portare avanti la sua classica “denuncia-non-denuncia” all’italiana (“conosco i metodi ed anche chi li usa ed anche dove sta avvenendo“, ma altro che carabinieri: si dice il reato, ma non il reo, e che il Signore lo perdoni), senza dare il minimo ascolto a chi le faceva notare come la sua frase, identificando sic et simpliciter un’etnia con un crimine, grondasse razzismo. Anzi, bolla chi ha osato criticarla come un ipocrita.

Lasciamo perdere alcune domande che pure potrebbero essere interessanti (Alicata come li riconosce i rom? Perché ripropone lo stereotipo razzista secondo cui, dove c’è un rom, c’è per forza un’attività criminale? Perché per lei il voto di un rom è in sé indice di sfruttamento? Perché il presunto voto compatto di alcuni rom per un candidato è per lei sicuramente voto di scambio?).

Lasciamo perdere il fatto che, se davvero qualcosa è successo, lo poteva denunciare senza ricorrere ad  una espressione così pesantemente semplicistica, che tra l’altro pone tutto lo stigma sull’etnia più stigmatizzata del paese e grazia i ricchi (e per ora solo presunti) corruttori. Lasciamo perdere anche alcune risibili giustificazioni, come quella per cui avrebbe potuto dire la stessa cosa dei “tanti italiani sotto la soglia di povertà“… ma poi, guarda caso, se l’è presa solo con i rom (che poi, occorre ricordarlo?, spesso sono italiani tanto quanto lei).

Lasciamo perdere anche la questione se Cristiana Alicata, intimamente, sia razzista o meno: la questione non è questa. Delle convinzioni personali di un personaggio politico, francamente, a me personalmente interessa ben poco: da una persona che fa politica pretendo non pensieri, ma azioni e parole che contrastino e non alimentino discriminazioni e pregiudizi. Pretendo che quando sbaglia, come umanamente può succedere a tutti, ascolti le critiche, le accetti, chieda scusa e soprattutto cerchi di porre rimedio.

Per questo in passato a preoccuparmi non è stato tanto il paragone tra gli omosessuali e gli zoofili del grillino Francesco Perra, quanto il silenzio (e probabilmente le bugie) con cui il MoVimento 5 Stelle ha coperto il proprio candidato omofobo, giustificando le proprie ambiguità con la propria presunta diversità rispetto alla “casta” (Il grande colibrì). E per questo oggi a preoccuparmi non è tanto la pur grave frase sui rom (ostinatamente continuo a pensare che Alicata non sia davvero razzista e che nelle prossime ore si renda conto del proprio errore), quanto quello che lei ha detto e scritto dopo, anche giustificando la propria uscita razzista con la propria identità di genere e sessuale.

Dare a me, donna e lesbica, della razzista mi sembra un paradosso” dice infatti Alicata in un’intervista all’Huffington Post. Come una Madonna immacolata, preservata immune da ogni forma di pregiudizio e di odio perché “donna e lesbica“, Alicata sinceramente neppure immagina di poter concepire un pensiero razzista. E la colpa non è tutta sua, se teniamo conto di un movimento LGBTQ* nazionale sempre molto propenso all’auto-assoluzione e alla deresponsabilizzazione.

Tanto per rimanere nel PD, ricordate Paola Concia in visita a Casa Pound, completamente a suo agio nel legittimare un covo di fascisti pur di screditare gli avversari interni nel partito (sui diritti civili, sostenne senza vergogna, “il programma di questi ragazzi è più avanzato di quello del PD“)? E mesi dopo Ivan Scalfarotto, a quel tempo vicepresidente del Partito Democratico, di fronte alla denuncia sulla presenza crescente di forme di razzismo nella comunità omosessuale, si limitava ad alzare le spalle, dichiarando a Il grande colibrì: “Ma chi l’ha detto che i gay sono razzisti o ce l’hanno con ‘arabi e neri’ o con le persone che vengono dal sud del mondo?“.

La riflessione sul pregiudizio razziale (e non solo) nelle comunità LGBTQ* è sempre più ampia e articolata in molti paesi del mondo, ma in Italia siamo ancora all’anno zero. Quello dell’inconsapevolezza (spesso consapevolmente ricercata…). Chissà se proprio Cristiana Alicata, dopo questa brutta scivolata, vorrà fare marcia indietro e aiutare il movimento italiano a fare qualche passo avanti. E chissà se il PD, se anche nei prossimi giorni non ci sarà traccia di scuse, prenderà provvedimenti o preferirà lavarsene le mani, come quasi sempre fa davanti a prese di posizione razziste, omofobiche e intolleranti espresse da propri rappresentanti.

 

Pier
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16 commenti

  • Sono convinto che l'Alicata non sia razzista, ci metterei la mano sul fuoco. Ciò non toglie che ha strumentalizzato un episodio molto vituperabile e legato alla questione municipale per screditare il voto a Marino. E colpire l'immagine del PD. E questo non c'entra nulla con l'essere donna ed omossesuale. L'unica cosa che la giustifica è che Renzi a livello nazionale faccia di molto peggio.

  • Le persone si dividono in persone imbcilli e persone intelligenti…la loro diversità sessuale o sociale non deve mai essere pesata come giudizio. Il giudizio va dato all'imbecillità o alla capacità di saper guardare al Mondo con occhio critico e farlo in modo dignitoso. Non credo queste qualità appartengono alla signora in questione o a chi, cpome la signora, emette gioudizi offensivi…salvo poi ripararsi dietro una "differenza" sessuale per tacitare le critiche, dei pochi addetti che conoscono questa signora. Il suo pensiero non ha mai spostato ne sposta riflessioni o idee su cui discutere. Si può essere etero, lesbiche o gay..oppure meccanici, idraulici o docenti…ma essere indegni allo stesso modo. saluti Stefano

  • Ho letto la frase. E' una frase infelice. Metti che ci fosse a votare anche un solo rom in buona fede, non può non sentirsi offeso.
    Poi sappiamo che questi fenomeni succedono, non solo a Roma, ma allora è meglio darsi una calmata e fare una denuncia circostanziata, dire il cosa e quando, anche facendo nomi e cognomi.
    Poi non voglio dire che i panni sporchi si lavano in famiglia, ma un partito avrà dei probiviri, degli organi disciplinari interni, una segreteria che deve dare risposte chiare, se glielo si chiede con una denuncia circostanziata.
    Poi chiamatela ipocrisia o sindrome da centralismo democratico, a me pare buonsenso.

  • Non conosco bene l'Alicata quindi non so se sia razzista ma l'ignoranza e il razzismo si trovano in ogni orientamento sessuale, non è che essere eterosessuali, omosessuali ecc sia indicativo. Dipende dalla persona e le persone che discriminano sono ancora tante all'interno di ogni orientamento. Purtroppo.
    (Ottimo articolo, tra parentesi)

  • Sicuramente Cristiana Alicata non è razzista però fare accuse di quel genere non è una cosa simpatica. Soprattutto farlo senza prove e nei confronti di persone del proprio partito. E' sempre la solita storia: al PD non servono avversari perché ci pensa da solo a farsi del male.

  • Cristiana Alicata sostenne che nel suo romanzo Aspettando l'Inverno l'unico personaggio transessuale si prostituisce poiché tutte le persone transessuali si prostituiscono. Ed ecco dimostrato, in una sola riga, come l'appartenere a una categoria non impedisce affatto di ragionare per categorie.

    (La mia domanda era: "E' possibile anche in Italia avere personaggi transessuali che conducono vite di ogni genere, come accade sempre più spesso nella narrativa estera?" Argomentò evitando il contraddittorio, poi andò via sbrigativamente. Ancor più grave il fatto che la domanda l'avessi posta proprio io, poiché mi conosceva da tempo e sapeva benissimo che son sempre stata una piccola tranquilla studentessa e ricercatrice che non avrebbe mai contemplato quella vita. Ma, semplicemente, non lo credeva possibile. Non ho mai perso stima di una persona più rapidamente.)

    • (ho dimenticato di ricordare, a <>, che sono per l'appunto una ragazza transessuale; che se a qualsiasi altra ragazza dai della puttana ti molla uno schiaffo, se lo dici a una tua amica transgender invece questa deve chinare il capo e accettare passivamente)

    • Temo proprio, allora, che quello di Alicata non sia stato uno scivolone linguistico: la signora ragiona per categorie (tanto che per scusarsi ha detto che avrebbe fatto questa "denuncia" anche se avesse visto le file di ebrei o di gay a votare) e quindi, secondo me, non ragiona.
      Le categorie sono un modo semplicistico e riduttivo per identificare le cose. Che un politico le usi in modo così spavaldo e brutale non può che far paura.
      Cara anonima: per quello che può contare, ha la mia più totale solidarietà e stima.

    • Intanto, così, perché ero convinta che andando a memoria e in tutta fretta avrei detto una sciocchezza, e non sopporto sbagliare il titolo di un'opera, rettifico che il libro si chiamava "Verrai a trovarmi d'inverno"! 😀

      Come già dissi una volta, a me le categorie applicate alle persone non piacciono. Sono comode per distinguere una sedia girevole da una con le gambe, ma ragionare per categorie è sempre pericolosissimo. Che gli oggetti si catalogano per dividerli ed immagazzinarli in posti diversi, e non mi piace quando accade anche con le persone. Soprattutto perché non ci sono due persone uguali, ma solo persone con uguali diritti.

      Michele, grazie per la solidarietà, anche se non credo di meritar stima per così poco! Che poi io ho questo problema che quando la stupidità mi colpisce dritta in faccia, non riesco mai a rispondere sul posto come si deve, così, su due piedi. E quindi questo sassolino mi è sempre rimasto dentro. In un momento passionale, in vista di una risposta dell'Alicata alle farneticazioni di Adinolfi sui 'moderni ircocervi', scrissi una lettera intera sull'argomento; non lo pubblicai mai perché mi addolorava non tanto l'idea di far sapere a un perfetto sconosciuto della mia condizione personale, ma più che altro di creare una discussione su internet che vedesse associato nelle ricerche google il mio nome alla prostituzione. Che non fu soltanto l'opinione stereotipata a colpirmi, davvero lontana dalle statistiche raccolte dai centri per l'identità di genere, ma l'assenza di umanità di una persona che consideravo un'amica e che non ritenne offensivo bollarmi a tal modo, e proprio in virtù di una condizione personale esattamente come può esserlo l'esser lesbica e che altro non denota se non una discordanza col proprio corpo di nascita. Perché la sua non era una posizione politica, ma una di quelle affermazioni così spontanee da non lasciare il tempo di pensare, e poiché genuina ancor più disarmante.

    • E, già che ci sono, rovistando nei vecchi appunti per la prima volta incollo qui i miei pensieri di allora, che si chiudevano proprio con una riflessione sul razzismo!

      Cara Cristiana, un giorno, in una piccola libreria del pigneto, scambiammo alcune brevi parole. In una frecciatina sul tuo ultimo romanzo, dove il tuo unico personaggio transessuale era stato una prostituta, io chiesi perché non si potesse mai trovare un altro ruolo per una donna transgender; in Twin Peaks una transgender è agente dell'FBI e interpretata da David Duchovny, pensai tra me e me, riflettendo sulla differente visione della transessualità all'estero. La tua risposta è stata: 'ma tutte le transessuali si prostituiscono', e di fronte alla mia evidente sorpresa, riparasti con un 'ma non c'è niente di male', persino un 'ma io non giudico'. Un pensiero espresso con una tale chiarezza, che ogni fraintendimento era impossibile. Non vi fu un vero dialogo, poiché andavi di fretta ed era per me sufficientemente lapidante quel commento, ma snocciolai stordita alcuni risultati di ricerche e ragioni per cui una persona transessuale ha in media persino meno rapporti sessuali di chi non ha un disagio con il proprio corpo; non battesti ciglio, anzi rafforzasti brevemente la tua posizione. Quel giorno rappresentò per me un record: di rado ho perso così rapidamente la stima che avevo di qualcuno. Ero colpita da quell'immotivato desiderio di unificare una categoria di persone legate esclusivamente da un disagio fisico con un tessuto sociale degradante, quando in realtà è dimostrato da chi si è occupato del percorso medico nelle istituzioni che non vi è alcun collegamento (è stato anzi smentito) con le tendenze che portano una persona a prostituirsi. Ed ero intimamente delusa, ferita profondamente nell'io, poiché ero ben cosciente che in quella breve pontificazione in cui tante persone transessuali non possono identificarsi, così come non vi si identificherebbe una donna qualsiasi, venivo inserita implicitamente anche io, una studentessa e illustratrice dall'indole monogama che i nudi li ha visti molto più spesso fotografati che dal vivo.

      Oggi, leggo delle nuovi farneticazioni di Adinolfi, e la mente mi riporta a quel dialogo; ho pensato che il commento del nostro giocatore di poker, esacerbato dell'odio e del sapore nonsense, in fondo non si discosta tanto da quel: 'ma tutte le transessuali si prostituiscono'; che, in fondo, si discosta solo per quel: 'ma non c'è nulla di male'. Ad oggi, purtroppo, in tanti non comprendono che il disturbo dell'identità di genere, che attesta nulla più che un'identità di genere in contrasto col genere di nascita, non include al suo interno una definizione unificante di etica della persona, né di presunte attitudini, né del tessuto sociale a cui appartiene. Sarebbe come dire (la ragione me ne scampi) che i neri son tutti pusher perché nei ghetti più degradati vi è il fenomeno dilagante delle gang sin dalla piccola età; ma, in realtà, essendo noi tutti persone come le altre senza distinzione di etnia o religione o condizione personale, ogni singolo incarna una differente natura, ognuna delle possibili.

      E, con questo spunto, oggi leggo la tua risposta ad Adinolfi: mi aspettavo una retorica discutibile, in linea col pensiero espressomi mesi addietro, forse una riflessione legata al 'non avere altra scelta' (motivazione che sento spesso addurre, sebbene ritenuta socialmente inapplicabile col genere maschile e con gran parte del genere femminile), e invece son rimasta positivamente sorpresa da quest'inversione di rotta. La si deve a qualche riflessione in particolare, a qualche evento occorso negli ultimi tempi, o si tratta semplicemente di una risposta politically correct?

  • Al primo anonimo mi pare di poter rispondere che non conosce quello che ha fatto Marino in Parlamento e che non conosce anche un sacco di altre cose, tra cui il dono della chiarezza…
    Al secondo anonimo direi di non esagerare con i termini, anche se le cose che sostiene hanno qualche ragione.
    Comunque l'esponente democratica laziale è stata vergognosa e razzista. Se ne sia conscia o meno ha sicuramente rilevanza ma non mette in discussione l'assunto.

  • Sono i gay ad aver inventato il nazismo dell'estetica, la selezione degli amici secondo criteri di bellezza e conseguente allontanamento di quelli che considerano brutti (fanno eccezione per i brutti ma ricchi), le tante forme di razzismo e sopraffazione sui più deboli del nostro ambiente. Ci sarebbe bisogno di un grande bagno di umiltà. Moltissimi gay agiscono esattamente come i Kapò nei campi di concentramento.

  • PERDONIAMO L'INTEMPERANZA, ANCHE SE COME DICEVA IL GRANDE VECCHIO: "A PENSAR MALE E'PECCATO,MA CI SI INDOVINA QUASI SEMPRE". CMQ HO POSTATO SU FBK CIO CHE PENSO A PROPOSITO DI QUESTA PRIMARIA. RITENGO CHE MARINO NON CE LA FARA'. FORSE QUALCUNO SI POTREBBE DOMANDARE: MA DOVE ERA IN QUESTO ULTIMO LUSTRO? NON MI PARE ABBIA AVUTO MOLTA VISIBILITA' PUR PRESIDENTE DI UNA COMMISSIONE (MALASANITA') DI FUOCO? HANNO FATTO PIU NOTIZIA LE TESTATE GIORNALISTICHE…IN MATERIA DI INCOMPETENZA MEDICA D DI MALAFFARE NELLA SANITA'? F O R S E ERA A CUSTODIRE LA SUA BELLA SEDIA SENZA SCONTENTARE NESSUNO…

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