Dibattito sui matrimoni gay: ridiamo senso alle parole

Anche la cura del linguaggio è lotta politica

“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”. Lo diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa, ma l’attenzione al linguaggio e all’analisi (e alla rivoluzione) semantica è stata a lungo uno strumento di lotta di femministe e LGBTQ*. Oggi la pratica è largamente in disuso e infatti anche tra attivisti gay, lesbiche e transgender da una parte dilaga un linguaggio sciatto, che si rifugia in un eccesso tassonomico, classificatorio per simulare una raffinatezza di pensiero che non c’è, dall’altra si diventa insensibili agli usi perversi delle parole: di fronte ad un attacco verbale di infimo livello si replica con un attacco verbale di uguale livello, pazienza se le parole non dicono più niente e sono solo pietre da scagliarsi addosso e con cui, alla fine, innalzare le mura dello status quo.

E allora ha fatto bene Nichi Vendola, presidente della Puglia e leader di SEL, a soffermarsi, prima ancora che su alleanze e compatibilità elettorali, sull’uso delle parole fatto dall’UDC Pierferdinando Casini: “Quando Casini entra nel campo, per lui un pò impervio, dei diritti civili usa un vocabolario violento” [la Repubblica]. Ecco, definire “incivili” i matrimoni tra persone dello stesso sesso e “contro natura” le relazioni omosessuali è precisamente questo: linguaggio violento.

E’ lo stesso linguaggio dietro cui si rifugia anche una Chiesa cattolica così persa nei suoi mediocri calcoli di potere da aver rinunciato ad esprimere qualsiasi abbozzo di pensiero per gettarsi nel calderone delle urla da osteria, dove mescola consapevolmente e penosamente bugie a menzogne. Ecco allora l’arcivescovo di Milano affermare: “Il rischio è che la voluta equiparazione tra famiglia fondata sul matrimonio e unione civile porti a legittimare la poligamia” [la Repubblica]. Ecco contemporaneamente il vicario generale della diocesi di Parigi commentare così l’ipotesi di riconoscere i matrimoni gay in Francia: “E allora perché non la poligamia, l’incesto?”. Parole dissanguate del loro senso e gettate al vento per alimentare la bufera sui mass media.

Non sono idee violente, perché, anzi, sono un segnale di panico dovuto a mancanza di idee, di fuga da un qualsiasi accenno di approfondimento, perché questi signori sanno bene che l’approfondimento segnerebbe lo sprofondamento della loro ideologia omofobica. Sono parole violente, capaci anche più delle idee violente di trasformarsi in pratiche violente, perché educano all’inattività cerebrale, e dunque civica e morale. Educano, ad esempio, Antonio Cassano a dire: “Ci so’ froci in squadra? Problemi loro. Mi auguro che non ci sono veramente in Nazionale” – e che per queste parole è stato multato dalla UEFA [La Gazzetta dello Sport].

Conviene allora riprendere a curare le parole, ripartendo da quelle parole che hanno la propria forza in quello che esprimono, non nella loro volontà effimera di avere eco nell’edizione serale del TG. Desmond Tutu, arcivescovo anglicano sudafricano simbolo mondiale della lotta contro il razzismo, in questi giorni scrive sulla rivista The Lancet a proposito delle legislazioni omofobiche di molti stati africani: “In futuro, le leggi che criminalizzano così tante forme di amore e di impegno umano saranno giudicate come noi ora giudichiamo le leggi dell’apartheid: sbagliate nel modo più palese. Non permettete mai a nessuno di farvi sentire inferiori per quello che siete, perché vivete la vita che siete destinati a vivere, in libertà e dignità” [BBC].

Conviene riprendere a curare le parole, pretendendo che parole offensive ed ambigue, anche se mascherate da parole tecniche e scientifiche, non siano più usate. Il movimento transessuale statunitense ha avviato una campagna affinché le espressioni “disturbo dell’identità di genere” e “feticismo di travestimento” siano cancellate dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’Associazione psichiatrica americana. “Il compito del terapista non è patologizzare” concorda lo psichiatra Jack Drescher [The Washington Post].

Conviene riprendere a curare le parole, pretendendo anche che le parole siano conosciute, diffuse, usate e coltivate, affinché ogni amore possa pronunciare il suo amore. In Cina questa battaglia si sta giocando sul prestigioso Dizionario Cinese Contemporaneo, che, nella sua ultima edizione, si è rifiutato di segnalare, tra i significati della parola “tongzhi”, anche quello di “omosessuale”, perché, come ha spiegato il linguista Jiang Lansheng, uno dei curatori, “non vogliamo promuovere queste cose”. Grida isteriche o silenzio, l’obiettivo è sempre lo stesso: togliere significato alle parole.

 

Pier
©2012 Il Grande Colibrì

RASSEGNA STAMPA
Cultura. Nuovo memoriale per le vittime gay del campi di concentramento nazista di Buchenwald.
MOI. Marocco, 8 mesi di carcere a un militare per aver fatto sesso con un ragazzo vicino a un cimitero.
Mondo. Camerun, venerdì la sentenza d’appello per due omosessuali condannati a 5 anni di carcere.
Movimento. A Stoccarda meeting dei poliziotti LGBTQ*: attesi 60 agenti da Germania e Austria.
Sessualità. Solo 20 alle Olimpiadi di Londra (iGC)? L’arrivo degli atleti gay manda in tilt Grindr.

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10 commenti

  • Facciamo così: applica lo schema pregiudiziale che hai usato per la tacciarmi di purismo e di formalismo alle tue affermazioni sul cattolicesimo: siccome critichi certi aspetti del cristianesimo, siccome valuti negativamente certi comportamenti della Chiesa Cattolica allora> sei anticristiano? Sei animato da "immotivato anticattolicesimo"?

    Ecco, è esattamente quello che hai fatto. Io ho criticato certi comportamenti linguistici e un certo uso della lingua da parte dell'italiano medio che "conosce solo una manciata di aggettivi e di sostantivi".
    Commentando un video ho mostrato che neppure gli stessi gay usano correttamente i termini outing, coming out etc. e mi sono chiesto perché in Italia si usino termini come "Pride" mentre all'estero sono stati tradotti. Hai decontestualizzato il ragionamento omettendo che nello stesso post ho criticato anche il termine "omofobia" (e quindi "l'immotivata anglofobia" non c'entra nulla).
    Se usassi il tuo abbondante "benaltrismo" dovrei dire che il purismo linguistico è ben altro.

    Riguardo al contesto, che il mio post si inserisse nel dibattito sul Pride di Bologna, la commercializzazione etc. l'hai deciso tu. Io parlavo di omofobia, outing, coming out e anche gay pride, bastava leggere semplicemente il titolo. È come se prima decidi che sono vegetariano e poi mi critichi perché mangio carne.

    Se provi antipatia nei miei confronti o no lo sai meglio tu di me, non c'è dubbio. Io ho interpretato il tuo atteggiamento nei miei confronti in questo modo perché così mi tornano i conti, ma posso sbagliarmi, chiaramente.

    Infine, se avessi letto il mio penultimo post La religione è male, la religiosità è bene" (in cui peraltro cito il Grande Colibrì e, a scanso di collocamenti arbitrari in chissà quali contesti, è un post che scrissi mesi fa, in seguito a quel post) ho chiarito quello che penso in materia. Eviterei però di usare termini vaghi come "tutta una dimensione del vivere umano" perché anche la Chiesa Cattolica per molti lo è.
    Io penso siano criticabili entrambe, poi se per te ci sono cose che decidi che sono criticabili e altre no, fai pure.

    PS. Se il tuo paragone fosse corretto, avresti criticato Ratzinger (Eminem) o "il tal cardinale/vescovo/parroco" (Eminem) e non la Chiesa Cattolica (Rap). La tua frase invece è chiara: una Chiesa cattolica [neretto tuo; NdR] così persa nei suoi mediocri calcoli di potere da aver rinunciato ad esprimere qualsiasi abbozzo di pensiero.

    • Da come scrivi sembra che ci siano stati chissà quanti episodi in cui io ti abbia tacciato di purismo linguistico. Ho semplicemente commentato una volta un tuo post sul tuo blog.
      Non ho detto che il tuo post si riferiva al dibattito sul Pride di Bologna, ma esattamente il contrario: la critica era proprio sul fatto che, mentre il movimento (nel tuo blog citavo OccuPride, come esempio) si faceva finalmente domande molto importanti, ci si fermasse a polemiche dal mio punto di vista sterili.
      Il tuo penultimo post non l'avevo letto (non credo sia una colpa né una mancanza, no?), ma ora che l'ho letto lo trovo francamente semplicistico e mi spinge solo a ribadire quanto già affermato.
      La Chiesa cattolica (che è una cosa ben differente dalla fede cattolica) è un'entità con ben precisi confini istituzionali e giuridici, con precise regole gerarchiche e di funzionamento. Al suo interno ci sono persone che rappresentano l'istituzione e che ne gestiscono funzionamento e strategie. Non è un concetto astratto a cui è impossibile attribuire precise volontà.
      Ovviamente sei libero di criticare quel che vuoi (chi mai ha detto il contrario?), ma se proponi una critica pubblica non interpretare come un'offesa alla tua persona il fatto che qualcuno non sia d'accordo e lo dica altrettanto pubblicamente.

    • La "fede cattolica" è abbastanza divertente. E la tua divisione tra "fede" da una parte e "entità con ben precisi confini istituzionali e giuridici, con precise regole gerarchiche e di funzionamento" è esattamente, precisamente e accuratamente la stessa identica divisione "semplicistica" tra religione e religiosità di cui parlo nel mio semplicistico post sul blog.
      Anzi, quasi quasi la frase un'entità con ben precisi confini istituzionali e giuridici, con precise regole gerarchiche e di funzionamento. Al suo interno ci sono persone che rappresentano l'istituzione e che ne gestiscono funzionamento e strategie. Non è un concetto astratto a cui è impossibile attribuire precise volontà la userò nel post come definizione di "religione" da contrapporre (semplicisticamente) alla religiosità intesa come
      "dimensione del vivere umano".
      È curioso che quando gli altri propongono un tema è una polemica sterile, quando la proponete qui è cultura. Quando altri fanno una divisione è semplicistica, quando la stessa identica divisione viene fatta qui è "ben altro". Quando altri criticano una religione è "dogmatismo antireligioso" o "prendere un fenomeno complesso e variegato come le religioni e appioppargli sopra un'etichetta" mentre se la critica è scritta qui è riflessione interculturale. E non mi riferisco solo alle risposte ai miei (pochi) commenti.
      Dato che proponete pubblicamente i vostri argomenti e vi siete proposti l'obiettivo del dialogo, le critiche pubbliche a certe posizioni eccessivamente di parte o rigide o, come in questo caso, incoerenti non provochino una risposta astiosa e risentita.

    • Ottimo, con le modifiche apportate il tuo post diventa ancora più semplicistico.
      La mia definizione descrive la "Chiesa cattolica", non le "religioni". Esistono molte altre forme religiose (e non parlo di forme minoritarie, beninteso) che prevedono una funzione e strutturazione del clero profondamente diversa, che prevedono forme organizzative per nulla assimilabili al clero o che non prevedono neppure istituzioni specifiche. Se si criticano le religioni definendole un male sarebbe almeno corretto sapere cosa siano le religioni…
      In ogni caso la mia critica finora non è stata sulle tue definizioni (ora scorrette e storpiate) di religione e religiosità, ma sul tuo ritenere le religioni tout court un male, con motivazioni semplicistiche. Anche ammesso – e non concesso – che le nostre definizioni siano identiche (ma, ribadisco, io parlavo di "Chiesa cattolica", tu di "religione"), non si stava parlando di quello…
      Senza astio, odio o chissà cos'altro, inizia ad essere un po' seccante dover continuare a ribattere a vuoto ad osservazioni su prese di posizione attribuite su nessuna base (l'astio, il non gradimento dei tuoi commenti, l'ostracismo, il continuare a perseguitarti additandoti come purista, l'aver detto che il tuo post parlasse del Bologna Pride, l'impedire la libertà di esprimersi, ora le definizioni e le risposte risentite). Non concordo con le tue conclusioni sulle religioni e non mi piace, al di là delle stesse conclusioni, il modo, il processo argomentativo con cui giungi a quelle conclusioni, perché lo ritengo semplicistico: è una colpa?

    • Lungi da me il volerti seccare.
      Se ti dico che è scorretto tacciare di semplicismo un articolo che comincia (sono proprio le prime righe!) con una dichiarazione che difficilmente può essere più esplicita poi ti inalberi e ti secchi ancora di più, quindi lascio perdere.
      Hai ragione: la tua definizione di religione, rileggendola, non è corretta. Devo togliere l'aggettivo "preciso". Tolto questo penso che sia una definizione molto accurata di religione. I gruppi informali e non organizzati si chiamano diversamente, come sai.
      Anche io non concordo con i tuoi tanti benealtrismi, con i quali ti dai il permesso di criticare aspramente una confessione religiosa in toto pur accusando gli altri di fare generalizzazioni e semplicismi. Certo, dire che la Chiesa cattolica è "persa in mediocri calcoli di potere etc." non è generalizzazione e non è una lettura semplicistica del cattolicesimo.
      Facendoti eco, dovrei dirti "Se si critica la Chiesa Cattolica sarebbe almeno corretto sapere cosa sia la Chiesa Cattolica", ma non te lo dirò, perché sono convinto che conosci perfettamente il significato di chiesa cattolica e sai benissimo che non indica la gerarchia ma l'intera comunità dei fedeli cattolici.
      Io ora ho espresso il mio punto di vista e ti ho spiegato perché trovo spesso incoerenti e pregiudiziali i tuoi ragionamenti sulla religione.
      Mi fa piacere se vorrai replicare, ma ti prometto che non replicherò a mia volta perché non voglio seccarti e perché penso che a questo punto pur non concordando su diversi punti ci siamo chiariti per quello che ne siamo stati capaci. Il dialogo verrà, un giorno, se saremo pronti. Perché il dialogo – quello sì – è ben altro.

    • Bene, dunque nel tuo sistema definitorio sono "gruppi informali e non organizzati" e non religioni quasi tutto l'Islam, la maggior parte delle denominazioni cristiane, importanti fette dell'ebraismo, tanto per limitarci alle religioni abramitiche (ops, ai gruppi informali abramitici)…
      Il dialogo è, tecnicamente parlando, co-costruzione collaborativa di senso. Se imponi il tuo personale senso tanto sull'oggetto di discussione (per mancanza di conoscenza) quanto sulle posizioni altrui (per mancanza di volontà e/o capacità di corretta ricezione) non stai svolgendo un dialogo, ma un monologo a due voci.

      p.s.: la Chiesa cattolica stessa si concepisce allo stesso tempo come comunione spirituale ("il popolo di Dio") e come realtà "sociale" (leggi: istituzionale). Cfr. la Costituzione dogmatica Lumen Gentium. Se spiritualmente la Chiesa cattolica è guidata dallo Spirito Santo (ovviamente se ci credi), socialmente è guidata dalla sua struttura gerarchica umana.

  • So che i miei commenti non ti sono graditi, Pier, per cui se cancelli questo commento non mi sorprenderò troppo. Volevo comunque farti i complimenti perché quello che hai scritto mi è piaciuto, a partire dalla citazione di Moretti fino alla questione delle menzogne mescolate alla verità.
    Che poi sarebbe anche interessante chiedersi come mai l'omosessualità viene accostata alla poligamia (forse hanno capito che ricorrere all'argomento della pedofilia non gli conviene) e sarebbe anche interessante capire quale sarebbe il problema se si passasse da un sistema esclusivamente monogamico ad uno che permetta anche la poligamia (purché chiaramente non sia una poligamia/schiavismo di tipo sessista e contraria alla dignità della persona).
    In questo post emergono proprio i due argomenti sui quali ho ricevuto le tue critiche e il tuo biasimo (e che hanno causato l'interruzione della comunicazione tra noi, seppure già fortemente sbilanciata anche in precedenza): il giudizio alla "Chiesa cattolica" senza fare distinguo e l'attenzione e la cura delle parole come strumento utile prima di tutto alla riflessione e alla comprensione e poi come strumento di lotta LGBT – questo della lotta è un aspetto trascurato nel mio blog, lo riconosco.
    Il commento non era solo per dire "vedi? mi hai ostracizzato ma in realtà la pensiamo in modo piuttosto simile" ma anche per attestare che l'ho apprezzato. Lo so, bastava un "mi piace" stile facebook, ma non è nel mio stile.

    • Sandro Roccia, come non avevo capito il perché il dire che non concordavo con alcune tue posizioni fosse letta da te come una manifestazione di "astio […] nei confronti della mia persona", ora non capisco perché i tuoi commenti non dovrebbero essere graditi o quali forme di ostracismo siano state attuate nei tuoi confronti.
      Qui non cancelliamo nessun tipo di commento (a noi favorevole o contrario, conciliante o aggressivo, "intelligente" o "stupido"), a parte lo spam. E sì, abbiamo cancellato un paio di tuoi commenti, ma il testo completo era, in entrambi i casi, il seguente: "." (sic: un punto, e basta, probabilmente un errore).

      Detto questo, passiamo ai contenuti e alla differenza di nostre posizioni che mi sembra evidente.
      Il primo argomento è la cura delle parole. Che personalmente non intendo assolutamente in senso formalistico – quindi ribadisco che per me non c'è nulla di male nell'usare prestiti da altre lingue, come "outing" o "Pride" Per me la cura delle parole nulla ha a che fare con il purismo linguistico, ma riguarda la tutela della capacità/possibilità delle parole di esprimere significati. E, da questo punto di vista, "fare coming out" ha una capacità espressiva ben maggiore delle tue proposte di traduzione, da "svelarsi" a "finocchiarsi".
      Per quanto riguarda le posizioni sulla Chiesa cattolica, ben diverso è criticare le affermazioni di una istituzione e avercela indistintamente con qualsiasi forma di religione (proprio a commento di un nostro articolo, ad esempio, hai scritto: "La religione è in sé [neretto tuo; NdR] uno dei mali principali dell'uomo e il mondo sarà davvero un posto civile solo quando non esisteranno più le religioni").

      Spero comunque che il ribadire una diversità di posizioni non sia immotivatamente letto da parte tua come una manifestazione di astio…

    • È curioso accusarmi di formalismo e poi far finta che la comunicazione consista solo nell'aspetto verbale. Comunque se non lo capisci, Pier, penso di poter dire o fare nulla. Capitolo chiuso.

      Riguardo alla cura delle parole: mi attribuisci un "purismo linguistico" che non professo e che ti ho già spiegato che non professo. Ti ho già fatto notare che uso molti termini stranieri (compreso Gay Pride: se hai mai letto che io abbia usato "orgoglio omosessuale" ti prego di avvertirmi) quindi non capisco: vuoi incasellarmi per forza nella categoria di "purista linguistico" per qualche ragione in particolare o è perché mi hai appiccicato addosso questa etichetta e non la cambi?

      Affermi che la differenza di posizioni è evidente perché tu sei favorevole all'usare prestiti da altre lingue. E dove sarebbe la differenza? Io ho mai detto che non sono favorevole all'uso di parole straniere? Ho "epurato" il mio linguaggio da termini stranieri? Basta sfogliare il mio blog (che chiamo "blog"!) e i miei post (che chiamo "post"!) per capire che non è così. E te l'ho anche già detto, portando numerose prove ma continui a etichettarmi come "purista".

      L'unica differenza sta nel fatto che tu pensi che non si possa criticare o giudicare nessuna parola straniera sennò si è "puristi" o si ha "immotivata anglofobia".

      Ragionare sulle parole, distinguere tra quelle efficaci e quelle inefficaci (e fornire le motivazioni per le quali le ritengo efficaci o inefficaci) non significa essere "puristi" o "angolofobi".
      Uso da sempre l'espressione "gay pride" ma penso anche di essere libero di scrivere che secondo me in italia non ha lo stesso significato che ha nei paesi anglosassoni o "orgullo" in Spagna etc. Se tu invece pensi che qualsiasi espressione vadsa usata acriticamente allora sì, abbiamo due posizioni evidentemente diverse.

      Riguardo alla religione: a me sembrano non così "ben diverse", sempre generalizzazioni sono. Io credo che LA religione è un male. Tu credi che LA Chiesa Cattolica è persa in meschini calcoli di potere. La differenza semmai è che la prima l'ho fatta io e questa l'hai fatta tu.

      In sintesi: sulla questione religiosa sappiamo come la pensiamo, io continuo a pensare che le religioni (non la religiosità!) sono nocive, tu pensi il contrario, e ok.
      Sulla questione linguistica, non credo ci sia un modo in cui possa farti capire che non sono formalista, anglofobo, purista o altre etichette che mi hai applicato. Ma le precisazioni che ho scritto non sono per modificare l'immotivato astio, la disistima o le etichette, ma per chiarire quello che ho scritto ad eventuali altri lettori.

    • Conviene forse esplicitare la discussione a cui stiamo facendo riferimento: Detesto l'outing, il coming out, l'omofobia e soprattutto il gay pride. Lì attribuivi l'uso di prestiti da altre lingue a sudditanza culturale e ignoranza lessicale, con una posizione purista, perché legata a schemi puristi di interpretazione del fenomeno linguistico. Nel contesto in cui si inseriva il post – nel resto d'Italia si discuteva dell'opportunità di tenere il Pride di Bologna dopo il terremoto, nel mondo si discuteva della commercializzazione eccessiva della manifestazione – ho contestato il fatto che la capacità polemica in Italia manchi di respiro, come secondo me dimostravano tanto una polemica linguistica fine a se stessa, quanto le facili ironie sugli omosessuali "con le sopracciglie rifatte, l'acconciatura gay, il fuolard gay, l'accento gay, l'inflessione gay ma pensano che tutti li considerano dei maschioni virilissimi e non sospetterebbero mai della loro omissità".

      Da questa osservazione, certo dura (ma capita quando si è sinceri, no?), hai poi deciso che esisteva un astio nei tuoi confronti, che esistevano trucchetti a tuo danno, ora anche ostracismi e magari censure. Sinceramente non ne capisco il motivo, soprattutto perché a parte qualche commento reciproco sui rispettivi blog non ci sono stati altri rapporti o altri motivi di inimicizia. Mi piacerebbe capire se esistono motivi che ignoro (e se ci fossero, puoi scrivermi una mail quando preferisci).

      Per quanto riguarda la religione, ammetto che parlare della Chiesa cattolica può essere una generalizzazione, ma penso che criticare le posizioni di un'entità (per lo più di un'entità iper-gerarchizzata e centralistica come la Chiesa cattolica degli ultimi decenni) è una cosa e criticare l'esistenza di tutta una dimensione del vivere umano è un'altra. Per banalizzare: un conto è dire che Eminem dice cose sbagliate, un conto è dire che il rap è il male.

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