Bersani con gli omosessuali, ma il PD è tutto con lui?

Essendo esperti dell’ondivagare della politica italiana, verrebbe da rispondere “Qui si parrà la tua nobilitate“. Ma l’apertura di Pierluigi Bersani al riconoscimento dei diritti delle coppie gay è di quelle che fanno rumore, e infatti non sono mancate le reazioni.

In occasione del Pride nazionale di Bologna (manifestazione in tono decisamente minore sia per l’assenza dei carri ad animare la festa, per risparmiare fondi da destinare alle vittime del terremoto, sia per l’assenza dei militanti, quotati con decuplicante generosità a 30mila), il segretario del Partito Democratico ha inviato un messaggio netto agli organizzatori, affermando tra l’altro che “non è accettabile che in Italia non si sia ancora introdotta una legge che faccia uscire dal far west le convivenze stabili tra omosessuali, conferendo loro dignità sociale e presidio giuridico” (ANSA). Per Bersani occorre arrivare “ad un nuovo civismo in cui ciascuna persona possa avere pari diritti e pari opportunità di vita, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale e identità di genere” ed è pure inconcepibile che il Parlamento non sia riuscito ad adottare una legge contro l’omofobia e la transfobia. Il segretario del PD, che allarga il campo anche ad altri obiettivi laici tra cui “il divorzio breve, l’introduzione del diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia, e il testamento biologico“, non cita naturalmente il matrimonio, ma la sua dichiarazione è comunque di rilievo assoluto.

Purtroppo però tra le reazioni negative spicca subito quella della parlamentare cattolica del PD Maria Pia Garavaglia (Il sussidiario) che si è detta perplessa per “la dichiarazione a freddo del segretario“, asserendo che il matrimonio omosessuale sarebbe contrario alla Costituzione e che, fatto salvo “il riconoscimento autentico della dignità di chiunque e la difesa di coloro che vivono situazioni personali di discriminazione“, “sarebbe ingiusto e discriminante introdurre norme ad hoc” per tutelare questi cittadini.

Un altro cattolico che prende posizione, in modo ancor più vibrante, è il presidente lombardo Roberto Formigoni, che – dopo l’attacco al sindaco di Milano, reo di aver sostenuto il registro delle unioni civili persino davanti al papa – dedica a Bersani un messaggio su Twitter: “Dedicato ai cattolici del PD. Bersani dice sì alle coppie gay, io vi propongo una riflessione: non è ora di pensare a un altro partito?“.

Ma se i democratici sono tutt’altro che granitici nel sostenere la linea del loro segretario, anche nel PdL ci sono voci fuori dal coro. Tra queste si segnala Daniele Capezzone, portavoce del partito ormai dato per disperso, che invita ad uno scatto di laicità il Popolo della Libertà: ”Praticamente tutti i partiti aderenti al PPE hanno un atteggiamento lontano da dogmatismi e integralismi, e riflettono pragmaticamente su come corrispondere a esigenze civili e sociali che non possono essere ignorate. Tutte le rilevazioni attestano che una larga maggioranza di elettori del PdL, così come una larga maggioranza di cittadini credenti, ha un approccio aperto” sul tema (ASCA).

All’interno del movimento LGBTQ* italiano le reazioni sono state ovviamente di soddisfazione, anche se ormai per molti non è più tempo di accordi al ribasso, ma si chiede il riconoscimento del matrimonio. Vale per tutti il commento di Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay: “Ci aspettiamo che il leader di un grande partito progressista e di sinistra dica quello che hanno detto leader come Hollande, Cameron e Obama” (la Repubblica).

Intanto sulla scena politica si discute della dichiarazione del grillino Francesco Perra, che pur dicendosi favorevole all’estensione dei diritti agli omosessuali, nega recisamente che ci si possa sposare tra persone dello stesso sesso: “Allora a quel punto possiamo pure sposarci in tre o potremmo anche sposarci col nostro animale” (YouTube).

A questo triste figuro risponde, fortunatamente e tentando di salvare l’immagine del Movimento 5 Stelle, l’esponente Leonardo Dongiovanni con una lettera aperta (5 Stelle L’Aquila) in cui afferma, tra l’altro: “Infame è l’affermazione secondo la quale i gay e le lesbiche in genere lederebbero i diritti di una persona eterosessuale, vedendosi riconosciuto lo stesso trattamento di questi ultimi da parte dello Stato” e “aberrante è poi l’accostamento da lei proposto del diritto di due persone dello stesso sesso a formare una famiglia legittima a quello di sposare il proprio animale domestico“.

 

Michele
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