Sesso al cinema, quando è gay è sempre pornografia?

Mentre a Milano è stato ieri inaugurato al teatro Strehler il Festival Mix, dedicato al cinema LGBTQ*, che proseguirà fino al 24 (vale a dire fino alla settimana in cui nel capoluogo lombardo tornerà a svolgersi, sia pure in forma minore, il Pride),  in Francia si sta sviluppando un ampio dibattito sulla stampa a proposito di sesso nel cinema e pornografia. A far nascere la questione è l’uscita nelle sale di un film premiato a Cannes come migliore film queer e come migliore messinscena, “L’inconnu du lac” (Lo sconosciuto del lago) di Alain Guiraudie, ambientato sulla riva di un lago che è meta di battuage, dove un incontro occasionale sembra essere preludio a una storia d’amore.

“Colpevole” di mettere in vista di più di quanto farebbe un romantico quadretto, il film viene accusato di proporre scene di pura pornografia, proprio per l’invalsa opinione che la rappresentazione cruda del sesso non possa portare ad altro (Le Monde), sebbene la produttrice Sylvie Pialat lo difenda come “l’esatto contrario della pornografia” e Brahim Chioua, produttore de “La Vie d’Adèle” (La vita di Adèle), palma d’oro come miglior film sempre a Cannes 2013, difenda il suo lungometraggio da simili accuse, mosse per aver usato per la prima volta scene di sesso non simulato: “Non ho l’impressione di vedere della carne, come nei film porno“.

Naturalmente a difendere “Lo sconosciuto del lago” dalle “accuse” scende in campo anche Alain Guiraudie, che in un’intervista a France24, racconta la genesi del film  e dice di aver voluto ricongiungere il sesso non simulato con la parola: “La pornografia non dovrebbe avere il monopolio del sesso“.

Secondo Julie Michard, collaboratrice del sito specializzato Vodkaster, il problema dell’assimilazione alla pornografia di questo film (ma anche de “La vita di Adèle”) nascerebbe solamente dai personaggi omosessuali a cui sono dedicati: in altre parole non sarebbero tanto le scene di sesso esplicito, ma il fatto che in quelle scene sono rappresentati due uomini (o due donne, nel caso del miglior film di Cannes). Questo malgrado sulla Croisette i due film non fossero nemmeno gli unici esponenti delle tematiche LGBTQ*.

Tornando al Festival Mix di Milano, che si apre proprio mentre si chiude l’analoga rassegna di Tel Aviv , anche la manifestazione del capoluogo lombardo propone oggi due film che, a causa delle scene di sesso esplicite, sono stati giudicati da molti critici come opere a luci rosse: alle 16.45 verrà proiettato “I want your love” (Voglio il tuo amore) del regista indipendente Travis Mathews, film prodotto dallo studio pornografico NakedSword, mentre alle 22.30 sarà la volta di “Interior. Leather Bar” (Interno. Bar leather), che vede alla regia lo stesso Mathews insieme a James Franco.

Sabato 22, invece, il festival racconterà tre storie di persone LGBT musulmane, riprendendo due film dall’analoga rassegna torinese di pochi mesi fa che a questa tematica aveva dedicato un’intera sezione (Il grande colibrì). Alle 19 sarà presentato “Out in the dark” (Fuori al buio), film israelo-americano che racconta la storia d’amore tra un palestinese e un israeliano. Alle 22.30, invece, gli spettatori potranno scegliere se vedere “Noor“, storia di un camionista transgender pakistano raccontata da Çağla Zencirci e Guillaume Giovanetti, o “Facing mirrors” (Specchi riflessi), storia iraniana  dell’amicizia tra una tassista abusiva e un ragazzo trans in fuga dall’oppressione familiare. Con una scelta poco felice, i due film saranno proiettati in contemporanea in due sale differenti.

 

Michele e Pier
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