“Clinton lesbica e Trump gay-friendly”: ma chi ci crede?

I candidati presidenti Hillary Clinton e Donald Trump

La “bellissima avvocata bionda” contro la lesbica dai “grossi polpacci ricoperti di peli neri”: per capire il valore dell’intervista esclusiva pubblicata da Radar Online in cui Dolly Kyle, ex amante di Bill Clinton, attacca Hillary Clinton basterebbe il modo in cui vengono presentate le due donne. Oppure la conclusione di Kyle: “Clinton è proprio disturbata: ha una vita falsa, ed è davvero una cosa molto triste”. Andare oltre nella lettura significa semplicemente rovistare nella spazzatura. Ma ne vale la pena.

Kyle sostiene che Bill Clinton le avrebbe confidato che Hillary lo avrebbe sposato solo per i soldi e per poter diventare la prima donna presidente, mentre lui avrebbe preteso una figlia solo per nascondere lo stile di vita della moglie. Perché la candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti in realtà sarebbe lesbica e andrebbe a letto con uomini e donne (sia l’intervistata sia il sito sembrano ignorare l’esistenza della parola “bisessuale”).

L’intervista trasuda misoginia e omofobia, ignoranza e volgarità a ogni parola e lo fa con intenti politici perfino dichiarati: “A me non interessa, ma la sessualità di una persona è la sua essenza. E allora se riesce a mentire su questo, riesce a mentire su tutto!” tuona Kyle. Difficile non riconoscere il tipico stile di Donald Trump, l’esponente della destra populista che sfida Hillary Clinton.

Eppure Trump, in evidente difficoltà nei sondaggi, cerca la riscossa proprio presentandosi come il paladino di donne e omosessuali. E così accusa la fondazione della famiglia Clinton di ricevere finanziamenti dalle dittature islamiste: “Parli di donne, di diritti delle donne. Queste persone buttano i gay giù dai palazzi, queste persone uccidono le donne, trattano le donne in modo orribile… e tu continui a prendere i loro soldi! E allora ti vorrei chiedere proprio adesso: perché non restituisci i soldi che hai preso da certi paesi che trattano certi gruppi in modo così orribile?”.

Come nota giustamente Akbar Shahid Ahmed sull’Huffington Post, questa retorica “permette agli islamofobi che sostengono Trump di sentirsi moralmente superiori, giustifica i loro discorsi d’odio e le loro azioni”. Sono parole vuote di contenuti, utili solo a “vendere il Partito repubblicano con il nuovo marchio fuorviante di paladino del progresso, mentre invece è una forza politica che cerca continuamente di reprimere la popolazione LGBT negli Stati Uniti”.

Trump sembra ispirarsi a certi movimenti dell’estrema destra europea, che, pur rimanendo profondamente omofobi, si presentano come i nuovi difensori delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) di fronte all’immaginaria invasione degli “stranieri”. Insomma, fanno finta che l’alternativa non sia tra progresso e regresso, ma tra il regresso parziale delle camicie nere del post-fascismo e il regresso totale delle bandiere nere di Daesh (l’organizzazione terrorista nota anche come Stato Islamico).

E così Trump pensa di potersi presentare come il difensore delle minoranze sessuali solo perché non uccide le persone LGBTQI, ma si “limita” a guidare un partito che moltiplica le proposte di legge contro le persone omosessuali e transgender, ad aver scelto un vice che difende a spada tratta le cosiddette “terapie riparative” (cioè quelle pratiche pseudoscientifiche che promettono di “curare” l’omosessualità), a voler nominare giudici noti per il loro odio contro le persone LGBTQI, a distribuire spille con slogan d’odio sui banchetti dei suoi comizi elettorali.

Ma se l’operazione ha avuto successo in Francia con Marine Le Pen, che è riuscita a far trionfare il suo partito di estrema destra tra gli elettori gay sposati [Il Grande Colibri], negli Stati Uniti le organizzazioni LGBTQI hanno denunciato quasi unanimemente le reali intenzioni di Trump.

Persino l’associazione dei gay repubblicani, Log Cabin (Capanna di tronchi), ha deciso di non fare campagna per Trump, anche se gli riserva una sequenza di elogi decisamente immotivata: “È forse il candidato presidente più LGBT-friendly della storia del Partito repubblicano. Le sue aperture senza precedenti verso la comunità LGBT (una novità per un candidato dei principali partiti nella nostra storia nazionale) sono degne di lode”.

Insomma, forse per la maggiore intelligenza del movimento statunitense, forse per la minore abilità di Trump, la comunità LGBTQI statunitense per fortuna sembra non cedere al fascino della destra xenofoba e intollerante. Almeno per ora.

 

Pier
©2016 Il Grande Colibrì

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2 commenti

  • Ciao oggi per curiosità ho comprato il libro di dolly Kyle. E già dalle prime pagine ho fatto sinceramente fatica a leggerlo da quanta volgarità, arroganza ,invidia e cattiveria trasuda questo libro che mi sembro scritto da Trump tant’è ridicolo.Hillary non è uno stinco di donna sicuramente è una guerrafondaia ecc.. ma siamo in politica è in politica non puoi essere un Santo ma devi essere uno squalo intelligente in grado accontentare un po tutti e tra i due mali credo dovevano scegliere la Clinton almeno . Sinceramente sono i venti euro peggior spesi della mia vita.

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