USA, alla convention repubblicana trionfa l’omofobia

Un uragano vero minaccia la convention del partito repubblicano statunitense a Tampa, in Florida, ma, proprio da questa convention che incoronerà Mitt Romney ed il suo omofobissimo vice Paul Ryan (Il grande colibrì) come candidati della destra, minaccia di partire un uragano ideologico che si abbatterebbe sulle minoranze degli Stati Uniti d’America e in particolare sui suoi cittadini omosessuali. La bozza di piattaforma programmatica, pubblicata giorni fa da BuzzFeed, su cui è chiamata a discutere la destra americana, infatti, usa toni molto duri ed intransigenti contro le libertà ed i diritti della popolazione LGBTQ*.

Oltre al superamento della politica del “Don’t ask, don’t tell” che ha permesso ai soldati omosessuali di dichiarare apertamente il proprio orientamento, l’obiettivo principale degli strali dei repubblicani è il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Le parole utilizzate contro le sentenze che hanno riconosciuto la costituzionalità delle nozze gay sono infuocate: “Non si tratta solo di una questione di concetti legali e di ideali in conflitto. Si tratta di un assalto alle fondamenta della nostra società, che mette in discussione l’istituzione che, per migliaia di anni in quasi tutte le civiltà, ha avuto la responsabilità di crescere i bambini e di trasmettere i valori culturali“. Per questo i repubblicani ribadiscono il loro sostegno “ad un emendamento costituzionale che definisca il matrimonio come l’unione di un uomo e di una donna“.

Per far passare meglio una posizione così reazionaria, la bozza di piattaforma programmatica cerca di spargere il terrore, affidandosi a prove scientifiche campate in aria: “E’ stato provato sia dall’esperienza sia da innumerevoli studi sociologici che il matrimonio [eterosessuale e senza separazioni o divorzi; ndr] è la cosa migliore per i bambini“. Cosa succede ai figli di ragazze madri, coppie divorziate o, peggio ancora, genitori omosessuali? Andrebbero male a scuola, avrebbero problemi fisici ed emotivi, abuserebbero di droghe e alcol, finirebbero in giri criminali, secondo la destra statunitense. La filiazione al di fuori del matrimonio tradizionale, si afferma ancora in un delirio senza freni, minaccerebbe il benessere economico degli individui e soprattutto la libertà della società…

In un documento programmatico sulla politica estera pubblicato da Politico, i Repubblicani riescono ad andare ancora più in là: “L’efficacia dei nostri aiuti allo sviluppo è stata limitata dall’agenda culturale dell’amministrazione attuale, che ha cercato di imporre agli altri paesi, in particolare ai popoli dell’Africa, la legalizzazione dell’aborto e l’agenda dei diritti omosessuali. Allo stesso tempo, i gruppi fondati sulla fede […] sono stati esclusi dai finanziamenti perché non si sarebbero conformati all’agenda sociale del governo“. A cosa si riferisce questa lamentela? Al taglio dei trasferimenti monetari verso quei gruppi, legati alle chiese evangeliche USA, che in Africa stanno cercando di diffondere, spesso con successo, nuove leggi che criminalizzino l’omosessualità, prevedendo anche la pena di morte.

Di fronte a queste premesse, il partito repubblicano a Tampa poteva fare peggio? Incredibile a credersi, ma la risposta è . Qualcuno ha proposto un emendamento alla piattaforma che affermava quella che dovrebbe essere un’ovvietà in una democrazia: la legge deve trattare tutti i cittadini equamente. Approvato all’unanimità? No: bocciato. Perché deve essere chiaro a tutti che negli USA, secondo la destra, ci sono individui che non meritano l’uguaglianza davanti alla legge: gli omosessuali, gli immigrati, i musulmani (CNN). Chissà quali altre violenze allo spirito democratico (tra attacchi ai diritti LGBTQ*, alle donne violentate, all’aborto, ecc…) ci riserverà ancora la convention di Tampa nei prossimi giorni…

I repubblicani di orientamento omosessuale cercano in ogni modo di arrampicarsi sui vetri: ad esempio, l’ex parlamentare Jim Kolbe, gay dichiarato, ammette a BuzzFeed che le proposte repubblicane sono “fuori dal mondo“, ma scommette che la prossima piattaforma programmatica (tra quattro anni!)  non conterrà più una condanna dei matrimoni gay. E intanto l’organizzazione della destra LGBTQ*, Log Cabin Republicans, invita a votare per Romney: la priorità, a loro modo di vedere, starebbe nella crisi economica, mentre i diritti umani possono aspettare le calende greche… (Alaska Dispatch). E l’imbarazzo, immenso ed inevitabile, viene negato il più possibile. Con scarso risultato, a dire il vero.

E intanto anche in Italia la destra ha prodotto il suo documento contro le nozze tra persone dello stesso sesso, sottoscritto da decine e decine di politici del PdL (ASCA). Tra i quali anche Iva Zanicchi, ex cantante, ex conduttrice televisiva ed eterna berlusconiana di ferro (L’Altra Pagina).

E qui ad imbarazzarsi è Arcigay, che assegnò il premio “Pegaso d’oro” proprio alla Zanicchi, per la sua presunta e sin dall’inizio poco credibile sensibilità nei confronti della comunità LGBTQ*. Era il 13 giugno 2010: quella stessa sera non solo vennero consegnati un altro Pegaso a Lella Costa ed una tessera onoraria all’ex presidente di Arcigay Milano Paolo Ferigo, ma venne nominato socio ad honorem anche Silvano Scalmana, patron del Borgo del tempo perso, la discoteca che ospita da anni la festa organizzata dal circolo milanese, nel frattempo condannato a sei anni e nove mesi nell’ambito di un’inchiesta per associazione a delinquere (la Repubblica). Nel ricco parterre della serata, quella sera c’era anche Lele Mora (Gay.it), amico di Scalmana finito pure lui in seri guai giudiziari. Proprio una serata da dimenticare…

 

Pier
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