Crisi e ingiustizie, ma sui siti gay va in onda il reality

Endrit sorride ironico. Lui non ce la fa proprio a mostrarsi triste, ne avrà già sopportate troppe nei suoi 23 anni, o forse è solo orgoglio. “Dormo da due giorni per strada” mi annuncia. Io, preso alla sprovvista, gli chiedo stupidamente cosa sia successo. “Non mi fanno più lavorare, i soldi sono finiti e il proprietario della casa non me la dà mica gratis“. Endrit è in Italia da quasi due anni e fino a poco tempo fa lavorava per una piccola impresa edile. In nero. E senza troppe protezioni in cantiere. Bisognava risparmiare, gli aveva spiegato il capo (villetta e auto di lusso), perché altrimenti non si era competitivi. E ora che bisogna risparmiare ulteriormente stai a casa Endrit. Anzi, fuori casa. Silenzio?

Ambra nasconde molto meno bene le sue preoccupazioni. Il suo contratto scade in questi giorni e non verrà rinnovato. La clientela, anche se un po’ più a fatica che in passato, continua a fare ordini e l’azienda non sembrava navigare in acque troppo agitate, ma la responsabile si è giustificata con la crisi. E’ stata gentile, con un sorriso comprensivo, forse un po’ teso, che ad Ambra sembra di aver già visto pochi mesi prima, quando aveva annunciato che si sarebbe sposata entro fine anno. “Ma che bella notizia, mia cara!” aveva esclamato la responsabile, aggiungendo subito dopo: “E state pensando di avere un figlio?“. Ambra ora non ci pensa più. Silenzio?

Il direttore qualche giorno fa ha fatto una battuta omofobica. Manuel gli ha fatto osservare, gentilmente, che non era carino dire certe cose. “Che problema c’hai, Manu?” gli ha chiesto il direttore e il giovane gli ha spiegato che gli davano fastidio certe frasi, essendo omosessuale. Il direttore è scoppiato a ridere: “Non ti ci vedo proprio a te come un ricchione!“. Manuel ha tirato fuori dal portafogli la tessera di Arcigay. Il direttore è sbiancato, è ammutolito, ha girato i tacchi e se n’è andato. Il giorno dopo ha fatto chiamare Manuel nel suo ufficio, dove gli ha porto una busta: “E’ la lettera di licenziamento, così c’avrai più tempo per prenderlo nel culo“. Silenzio?

Se le storie di Endrit e di Ambra sono vere, qualche omosessuale dovrebbe forse denunciare, persino a costo di inventarsela, una storia di discriminazione, anche un po’ dozzinale, come quella di Manuel: forse i temi della crisi della finanza, dell’economia e del lavoro farebbero un po’ meno fatica a comparire sui principali portali gay, i quali – poveretti! – sono costretti ad occupare tutte le proprie risorse giornalistiche per seguire le fondamentali vicissitudini vissute nella casa del Grande Fratello – un certo Mario Ermito avrebbe fatto una “doccia hot” (sic…), ci avvisavano trionfalistici i primi titoli pochi giorni fa.

A dirla tutta, qualcuno si è rabbuiato, qualche ora o poco più, a leggere i dati di una ricerca condotta da Arcigay che metteva nero su bianco le difficoltà per gay, lesbiche e soprattutto transessuali nel trovare un lavoro (Il grande colibrì). Qualcuno si è indignato contro la strada aperta da Sergio Marchionne e spalancata dalla lettera di Silvio Berlusconi a Merkel e Sarkozy, fatta di libertà a livello aziendale di derogare a leggi e contratti collettivi nazionali e di libertà di licenziare “a piacere”, ma solo perché ha scoperto che conduce, nonostante rassicurazioni formalistiche, anche a licenziamenti discriminatori più facili contro le persone LGBTQ* (licenziateci tutti, va bene, purché non siate omofobi!). Bisbigli.

Bisbigli che da una parte non hanno avuto la capacità di farsi sentire e ripetere, di essere condivisi, di diventare passaparola; e, dall’altra, denunciano spesso essi stessi l’incapacità di una larga fetta della comunità LGBTQ* di guardare oltre il proprio ombelico (o oltre l’ombelico di un Mario Ermito qualsiasi). Bisbigli che non hanno scalfito il silenzio generale sull’emergenza dei diritti e della dignità del lavoro e sullo sfaldamento di un modello economico in cui i buchi diventano rapidamente crateri sotto gli occhi di un mondo dove forse nessuno ha un’idea precisa di quale alternativa proporre per il futuro.

Intanto, negli anfratti del silenzio, coperti dalle grida ipnotiche del Grande Fratello e dei suoi tanti grandi cugini sfornati da zia Endemol, prolifera un’imprenditoria fannullona e vorace che rifiuta di assumersi ciò che le spetta, vale a dire il rischio imprenditoriale, per scaricarlo su lavoratori e consumatori, prolifera un mercato feroce che produce un divario sempre più smisurato tra ricchi e poveri, prolifera un affarismo assassino che si basa sullo sfruttamento schiavistico del sud del mondo, sul sostegno a dittature che costringono i popoli alla fame e all’ignoranza, sull’organizzazione di guerre avveniristiche che fanno scorrere sangue di innocenti per far scorrere petrolio di miliardari.

Di fronte a questo silenzio imperturbabile, le giuste denunce della comunità LGBTQ* rischiano di apparire come urla isteriche di persone interessate solo alla propria etnia cultural-sessuale. Ancora una volta, per essere credibili – e prima ancora per essere umani -, occorre imparare ad allargare lo sguardo: dietro all’ingiusto trattamento di Manuel, c’è Ambra che perde il lavoro per colpa del sogno di un figlio, e c’è Endrit che dorme sulle panche della stazione, e c’è tutto un mondo ancora più tragico di ingiustizia e violenza, e c’è un filo che lega tutto e che è meno invisibile di quello che potremmo pensare.

La prossima volta che Mario Ermito (che, poveretto, ha l’unica grave colpa di essersi messo a disposizione di un gioco idiota) farà la doccia, spegnete le tv e spegnete i siti gay. Perché ci fanno vedere che cade acqua, mentre in realtà, fuori dagli schermi, piovono sangue e merda, il nostro sangue e la loro merda. E non piovono dal cielo.

 

Pier
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