Diritti per le coppie LGBT, anche il talent show serve

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CULTURA Voce strepitosa, chitarra acustica, in scena solo con due musicisti (contrabbasso e cajon), Christine Hödl ha vinto la gara dello show televisivo austriaco sul canale ORF “Die grosse chance” (La grande opportunità) con una canzone vibrante e dal testo ispirato alle difficoltà della vita, “The key to be free” (YouTube). Fin qui niente di strano, un talent show come tanti nelle televisioni di tutto il mondo. Quello che ha reso però particolare la vittoria di questa giovane, capelli corti e cravatta grigia, sono le dediche successive allo show e – anche in conseguenza di ciò – le interviste e l’attenzione mediatica che le sta piovendo addosso al di là dei meriti della sua bellissima esibizione. Christine ha infatti fatto un coming out di grande importanza, perché, accanto ai ringraziamenti per la partner, ha aggiunto la dedica alla figlia, che la coppia ha avuto grazie ad una procreazione assistita per ottenere la quale la cantante e la sua compagna Jacqueline sono dovute andare all’estero (Danimarca), essendo la pratica non legale in Austria. Nell’intervista post-show (ORF) la cantante ha quindi potuto esprimere l’auspicio che anche in Austria vengano riconosciuti i diritti di procreazione e di adozione alle coppie omosessuali. E le dichiarazioni della Hödl sono state immediatamente riprese dai Verdi, per rilanciare la battaglia di pari diritti per tutte le coppie. E speriamo che, accanto al contratto per un cd e ai 100mila euro di premio, “la grande opportunità” di Christine di parlare del suo amore e di ciò che ancora c’è da fare per le coppie “diverse” venga vinta fino in fondo. M.

MOI Peter Tatchell, uno degli attivisti più noti del movimento LGBTQ* inglese, ha ricevuto una laurea honoris causa dall’Università di South Bank di Londra per le sue campagne in difesa dei diritti umani (London SE1). Il premio soddisfa la comunità queer? Non tutta. Perché Tatchell è un personaggio controverso, capace, ad esempio, di beccarsi l’accusa di essere tanto antisemita quanto sionista… L’attivista è in prima fila anche nella lotta all’integralismo islamico, che ha paragonato più volte al nazismo. Per questo molti lo accusano di islamofobia, dimenticando che Tatchell non ha esitato ad additare come nazisti anche Papa Benedetto XVI e vari esponenti del fondamentalismo ebraico. Rimangono molto discutibili alcune scelte, come la partecipazione nel 2006 ad una manifestazione organizzata dall’estrema destra in seguito alla vicenda delle vignette danesi su Maometto, e soprattutto la vena fortemente polemica, come nell’enfasi, forse eccessiva e dannosa per il dialogo, posta sul caso della moschea di East End (Il grande colibrì). In definitiva, se appare ingiusto accusare Tatchell di razzismo e fascimo, è pur vero che molte sue prese di posizione si prestano troppo facilmente ad essere strumentalizzate da razzisti e fascisti, dal momento che nei suoi discorsi trovano spazio solo i musulmani integralisti e omofobi (segui MOI Musulmani Omosessuali in Italia). P.

MONDO Ottima notizia: il Pakistan, sulla scia di un insieme di riforme a favore delle persone transgender (per approfondire: Il grande colibrì), riconoscerà anche a queste ultime il diritto di voto (Pakistan Today). Buona notizia: il Massachusetts ha approvato, dopo sei anni di dibattito, una legge contro le discriminazioni subite dalle persone transgender nell’accesso alla casa, al lavoro e al credito; purtroppo il provvedimento non si applicherà agli esercizi pubblici, perché, secondo i detrattori della legge, ciò avrebbe permesso alle trans MfF di frequentare le toilette femminili violando la privacy delle donne “biologiche” e traumatizzando le bambine (Boston Globe). Pessima notizia: le violenza contro le persone transgender non accenna a diminuire. Per questo domenica è importante partecipare alle manifestazioni per il Transgender Day of Remembrance: oltre a Torino, Genova e Lecce (Il grande colibrì), il TDoR si celebrerà anche a Milano, con una veglia al Teatro Ringhiera (via Boifava 17) alle 18.00 e una mostra, dal 22 al 26 novembre, presso il Consiglio di Zona 2 (viale Zara 98) (Ala Milano). Altre veglie a Roma (piazza Montecitorio, h. 17.00), a Bologna (piazza Ravegnana, h. 18.00) e a Bergamo (davanti alla sede dell’Eco di Bergamo, in viale Papa Giovanni XXIII, h. 17.00). P.

POLITICA Mentre altrove, come in Inghilterra, il governo (di centrodestra) è in prima linea nella lotta all’omofobia (basti pensare alla settimana contro il bullismo contro i gay promossa da Stonewall e propagandata da pagine locali del Governo), in Italia siamo ancora a chiedere l’elemosina di diritti che dovrebbero essere universalmente riconosciuti. E così Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, chiede al governo che quella discontinuità e quella credibilità che vanta in economia non manchi anche rispetto ai diritti umani, a cominciare da norme contro l’omofobia e ad un percorso per una legge di riconoscimento delle unioni civili (Iris press). Con un’efficace battuta Marrazzo disegna la condizione italiana rispetto a questo tipo di norme: “Se dovessimo paragonare la politica sui diritti gay a una moneta saremmo totalmente fuori dall’Europa e già in bancarotta“. Ma già cogliere una discontinuità rispetto a Giovanardi, Gasparri e Berlusconi stesso non dovrebbe essere difficile, sebbene l’età media e le provenienze dei nuovi ministri facciano dubitare che siano dei grandi innovatori. Comunque anche leggere le dichiarazioni di Marrazzo, rispetto a quelle di Patanè (Il grande colibrì), segna una discontinuità in positivo. Speriamo… M.

SESSUALITA‘ Chi ha affossato (o comunque ridotto di efficacia) i provvedimenti di Barack Obama sulla necessità di una sanità pubblica per tutti e chi oltreoceano ha sostenuto le tesi opposte a quelle del presidente USA farebbe bene a leggersi i dati diffusi dal Centro per i controlli delle malattie relativamente alle patologie a trasmissione sessuale (US News). Il rapporto, che prende in esame sifilide, gonorrea e clamidia (ma non papilloma ed herpes genitale), spiega infatti che i 19 milioni di nuovi casi registrati di queste malattie costano alla sanità 17 miliardi di dollari di cure, ma mettono in rilievo come sia l’origine razziale e la condizione sociale il vero detonatore dell’espandersi delle patologie sessualmente trasmissibili: i giovani neri e ispanici omosessuali e bisessuali risultano infatti molto più colpiti e rappresentano la fetta di popolazione con minori possibilità economiche (sia di accedere alle cure che, ancor prima, di acquistare preservativi), tanto che mentre i neri rappresentano il 25% della popolazione, tra i contagiati con questo tipo di malattie la percentuale diventa doppia. Non a caso i dati indicano un andamento analogo anche nella diffusione dell’infezione HIV tra i neri gay e i bisessuali. M.

 

Michele e Pier
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