La mappa dei diritti delle persone trans in Europa

Se la mappa europea dei diritti LGBT compilata da ILGA (rainbow-europe.org) ha avuto la meritata visibilità, i dati sulla popolazione trans in Europa sintetizzati da Transgender Europe (TGEU; tgeu.org) sono stati un po’ trascurati, nonostante siano molto importanti. TGEU, con l’aiuto di ILGA, ha verificato se i sistemi giuridici di ciascuno stato europeo rispettino o meno una lista di 22 diritti e tutele. I risultati non sono molto positivi. Il continente è sostanzialmente diviso in due: a est le persone transgender vivono sotto leggi poco rispettose, mentre a ovest la situazione è migliore, ma c’è ancora moltissima strada da fare. I paesi con una legislazione più trans-friendly, però, sono Malta e la Croazia. All’estremo opposto, il Kosovo e quattro micro-stati (Andorra, Liechtenstein, Monaco e San Marino, ai quali dovremmo aggiungere Città del Vaticano) non garantiscono alcun diritto ed alcuna tutela.

La mappa qui sopra rappresenta graficamente i dati di TGEU. Le nazioni sono state divise in due categorie: quelle che garantiscono più della metà dei 22 diritti e tutele sono colorati in verde (più è intenso, maggiori sono le garanzie), mentre gli stati che ne garantiscono meno della metà sono rappresentati in rosso (più è intenso, minori sono le garanzie). Una rappresentazione di questo tipo ha ovviamente dei limiti, a partire dalla riduzione prima ad un numero e poi ad una tonalità di elementi complessi e molto variegati, senza potere attribuire loro una diversa importanza in modo oggettivo.

Inoltre, la mappa non tiene conto delle (rare) differenze a livello sub-nazionale (con la sola eccezione dell’Irlanda del Nord, le legislazioni sub-nazionali sono state attribuite all’intero stato soltanto qualora si applichino sulla maggioranza della popolazione nazionale). Infine, bisogna tenere conto che il dato giuridico è sempre e comunque un elemento che non descrive esaustivamente la situazione di un paese.

Nonostante tutto questo, crediamo che la mappa possa facilitare una prima presa di coscienza delle sfide che dobbiamo ancora affrontare per liberare il continente dalle discriminazioni basate sull’identità di genere.

 

Pier
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