Giordania: rivista gay dà speranza al Medio Oriente

il modello e attivista gay Kali di MyKalimag
Kali, modello e attivista gay giordano di My.Kali.mag

Al centro del Medio Oriente, al confine con Palestina, Israele, Siria, Iraq ed Arabia Saudita, c’è un paese che fa parlare tutto il mondo per… la guerra civile, il terrorismo, le bombe al fosforo bianco, il fondamentalismo religioso? No, fa parlare per la bellezza e le opere di beneficenza della sua regina, Rania al Yassin. Rania, eletta come terza donna più affascinante del mondo, musulmana devota dallo stile di vita occidentale, principessa tanto del gossip quanto di mille cause umanitarie (dai diritti dei bambini al dialogo interculturale, dalla lotta all’islamofobia alla diffusione del microcredito), ha origini palestinesi, ma incarna profondamente il suo regno, la Giordania.

Con violazioni dei diritti umani gravi, ma del tutto equiparabili a quelle delle principali democrazie del globo, in Giordania l’omosessualità è perfettamente legale e la vita gay è particolarmente vivace. E la principale rivista LGBTQ* del paese, My.Kali.mag, pubblica online senza problemi da alcuni anni ed è diventata un punto di riferimento per tutti gli omosessuali del mondo arabo. Oggi vi presentiamo Kali (foto), il fondatore, portavoce e direttore creativo e fotografico della rivista, nonché suo modello, articolista e promotore.

Quali sono i vostri maggiori obiettivi?

La nostra rivista è stata fondata per offrire un soggetto per molte persone LGBTQ* (e non) per esprimersi, dagli scrittori e blogger ai fotografi e ai designer. My.Kali.mag è costruita per dare una nuova e non stereotipata immagine della scena e dello stile di vita LGBTQ* in Giordania e nel Medio Oriente e insieme per promuovere l’accettazione. Molte persone LGBT in Giordania e Medio Oriente non hanno riconoscimento o identità: noi attraverso le nostre pagine proviamo a rischiarare questo senso di vuoto, insieme agli altri movimenti che operano nella regione.

Quando l’avete fondata?

My.Kali è stata creata all’inizio del 2008. L’intera scena LGBTQ* stava cambiando, e noi siamo stati parte di qualcosa di grande, di qualcosa di rivoluzionario!

Qual è il “lettore tipo” di My.Kali.mag? 

Non c’è un lettore modello. My.Kali.mag è stata all’inizio una rivista LGBTQ* giordana, e così è stata etichettata al principio, ma, appena ha cominciato a crescere, ha cominciato ad essere ovviamente più variegata. La rivista ha smesso di essere dedicata esclusivamente alle persone LGBTQ* per aprirsi, fin dalle storie di copertina, alle star della cultura pop mediorientale, per promuovere accettazione, e ciò ha portato nuovi lettori e nuovo pubblico: non siamo più letti solo da persone LGBTQ*.

Avete lettori in molte nazioni? 

Naturalmente sì, sono del mondo arabo e dal Medio Oriente ma anche dal mondo intero, dagli Usa al Regno Unito, dalla Francia all’Italia, dal Brasile all’Africa. Conoscere altre culture e comunità non ha mai fermato molte persone, sia gay che etero, dallo scriverci mail di sostegno, commenti, richieste, domande e perfino di diventare parte della rivista.

My.Kali.mag ha mai ricevuto attacchi o tentativi di ricatto? 

Raramente. Al contrario, riceviamo molti messaggi di supporto dalla scena locale e da tutto il mondo, per il semplice fatto che evitiamo di seguire gli stereotipi e tendiamo a non promuovere la nostra rivista tra un target etero, tranne che con lettori di mentalità aperta.

Le leggi giordane, a differenza che in altre nazioni arabe del Medio Oriente, non condannano l’omosessualità: anche la società giordana è più aperta e tollerante? 

Beh, dopo che la Giordania ha approvato la sua Costituzione, le leggi sono cambiate. La Giordania è considerata un paese di mentalità aperta, e nelle città questo è ancora più vero. Considerando il fatto che questo è uno stato islamico, ci può essere una forte pressione perché le persone rimangano nascoste, ma questo non ha fermato molti miei amici e altre persone LGBTQ* dall’uscire allo scoperto e mostrare chi fossero. E se la Giordania non fosse stata questo tipo di nazione, questo non sarebbe accaduto o non avremmo avuto copertine di persone gay e non gay su My.Kali.mag per promuovere accettazione e parlare delle loro esperienze. Comunque le discriminazioni esistono ovunque; in Giordania potrebbero essere meno, sebbene come stato sia molto pacifico.

Com’è la vita LGBTQ* in Giordania? C’è qualche organizzazione, punto d’incontro, bar o non c’è possibilità per la comunità LGBTQ* di essere visibile?

La vita LGBTQ* in Giordania potrebbe essere un po’ una sfida, per via del nostro tipo di cultura, per alcuni più facile, per altri più difficile, a seconda di diverse cose: quanto sei uscito allo scoperto, l’educazione che hai ricevuto, lo status sociale, le tue azioni; mentre diventa sempre più una sfida se ti allontani dalle città. Ma ad Amman la scena LGBTQ* è decisamente visibile. Molti luoghi d’incontro della città sono gay friendly, alcuni più di altri, ma senza etichette! E io penso sia meglio, perché  diminuisce le divisioni. La gente si mescola; molti etero socializzano con persone LGBTQ*, potrebbero essere gli anni ’70 in una diversa prospettiva! Jabal Amman è l’area più friendly, dove la scena LGBTQ* è più importante.

Cosa ti aspetti dal futuro nella società giordana: è possibile un cambiamento verso una situazione migliore?

Decisamente sì, niente rimane uguale per sempre. La Giordania sta crescendo e diventando uno stato migliore nella società e nella vita quotidiana. Ma non possiamo compararla con altre società o culture: cose che funzionano altrove potrebbero non andar bene in Giordania o nella regione e viceversa. La libertà di scelta, in ogni campo, è molto rispettata qui e questo dovrebbe essere un passo importante per accettare altre individualità, incluse le persone LGBT, e per non essere una società punitiva.

 

Pier e Michele
©2012 Il Grande Colibrì
Scritto da
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