Eppur qualcosa si muove: governi locali e diritti LGBT

Come – con buona pace dei razzisti di turno – la società multiculturale e multireligiosa si va affermando pressoché ovunque (tanto che come riporta il Corriere della Sera una immigrata musulmana è diventata ministro della cultura in Norvegia), così  appare sempre più ineluttabile che anche le persone omosessuali possano, sia pur lentamente, accedere a diritti sempre più vicini a quelli degli eterosessuali. E questo è destinato ad accadere anche in Italia, malgrado la presenza del Vaticano che intimorisce la politica e non manca di lanciare i suoi strali su questo tema. Accade così che l’omosessualità invada l’agenda elettorale siciliana, ma sia anche tema forte delle prossime consultazioni nazionali.

I clamori maggiori si sono però levati da Milano, dove in un solo intervento il sindaco Giuliano Pisapia è riuscito a guadagnarsi gli strali della destra, della Chiesa e delle associazioni LGBTQ*: è accaduto alla festa dell’IdV, dove il primo cittadino milanese ha affermato la sua personale convinzione che un bambino stia meglio con genitori omosessuali che senza genitori, ma che per permettere ciò sarebbe necessaria una modifica costituzionale (ANSA).

La destra e la Chiesa hanno subito alzato un muro, in nome di migliaia di coppie etero già in attesa di un’adozione o della necessità di difendere i bambini da questa idea improvvida (Avvenire), mentre le associazioni LGBTQ*, con in testa un livoroso Arcigay, attaccano con motivazioni opposte. Una chiara lettera di precisazioni è giunta al sindaco anche da Certi Diritti, che spiega come la Costituzione italiana non preveda affatto l’istituzione matrimoniale solo per un uomo e una donna e come la Corte costituzionale, nella sua sentenza del 2010, abbia riconosciuto una disparità di diritti che ha chiesto (inutilmente) al Parlamento di sanare.

I diritti LGBTQ* sono d’attualità anche nella campagna elettorale siciliana dove i candidati sono due a destra e due a sinistra: a Gianfranco Miccichè (FLI e Liste siciliane) e Nello Musumeci (PdL) si contrappongono Claudio Fava (SEL e IdV)  e Rosario Crocetta (PD e UdC). Quest’ultimo, gay dichiarato ma molto tiepido sulla tematica LGBTQ* e addirittura con l’impegno dell’astinenza se dovesse diventare presidente, gode della simpatia dell’Arcigay, che candida a sostegno di Crocetta la sua rappresentante Marina La Farina (la Repubblica).

La sorpresa  è che un rappresentante dell’associazionismo LGBTQ* è anche tra le fila di Musumeci: si tratta di Sandro Mangano, presidente di GayLib Sicilia, che aspira a rappresentare i gay di destra (LiveSicilia). Tuttavia l’unica proposta di accesso ai diritti per gli omosessuali arriva da Claudio Fava, che si dichiara pronto ad aiuti per casa, servizi sociali e anche a un registro delle coppie, dando anche il suo parere favorevole alle adozioni gay (LiveSicilia).

Sul tema delle adozioni, dopo l’intervista a Nichi Vendola che affermava il suo desiderio di paternità (Pubblico), è intervenuto, in linea sostanzialmente con il governatore pugliese, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris che ha fatto notare come “appare insopportabile, ed è comunque un tentativo monco, il ruolo di supplenza che le amministrazioni locali in molti casi stanno portando avanti su questo fronte cercando di colmare un gap legislativo nazionale” e osservando come “il riconoscimento del matrimonio gay non è né una offesa né una diminutio di quello civile tra persone di sesso diverso. Paradossalmente trovo molto meno cristiano il mantenimento dello stato attuale: l’esistenza di amori di serie A e quelli di serie B che discrimina gli esseri umani e le persone offendendone la dignità” (Pubblico).

Intanto la provincia di Firenze ha consegnato un pubblico “riconoscimento di legame affettivo” al consigliere IdV Alessandro Cresci, che qualche settimana fa ha sposato ad Oslo il suo compagno Juanito Giovanni Berrittella (La Nazione), mentre la giunta comunale de L’Aquila ha approvato un registro per le unioni civili (News Abruzzo), guadagnandosi l’anatema di monsignor Giuseppe Molinari che ha definito questa scelta come “il primo passo verso la distruzione del matrimonio e della famiglia cristiana” (News Abruzzo).

E mentre il tavolo di discussione avviato in comune a Bari con le associazioni LGBTQ* produce per ora solo il risultato di spaccare l’Arcigay locale (Corriere del Mezzogiorno), dalla Svizzera arriva una notizia curiosa e benaugurante: nel rinnovo del consiglio cittadino di Bienne, decima città elvetica, tre dei cinque nuovi consiglieri sono gay o lesbiche e si ha quindi uno dei primi consiglii a maggioranza omosessuale  del mondo (Blick).

 

Michele
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* Modificato il 2.10.2012: da “cardinal Giuseppe Molinari” a “monsignor Giuseppe Molinari”.
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