Franco Grillini: “Fuori il governo dai diritti civili”

Franco Grillini è stato un precursore dell’impegno politico del movimento LGBT che oggi vanta numerosi attivisti candidati o eletti in varie cariche. Attualmente consigliere regionale in Emilia Romagna, Grillini ha militato nel PCI, nel PDS, nei DS, nel PSI e da ultimo – per ora – nell’Italia dei Valori, risultando più volte eletto in Parlamento. Anche lui ha accettato di rispondere alle domande de Il grande colibrì sulla situazione politica e le prospettive delle rivendicazioni LGBT con la formazione del nuovo governo.

Per prima cosa, una domanda chiarificatrice: con il rimescolamento politico e la scomparsa dal Parlamento dell’Italia dei Valori, scioltasi in Rivoluzione Civile e di fatto quasi scomparsa, in quali forze riponi delle aspettative di cambiamento?

Stiamo vivendo un periodo di grande rimescolamento del sistema politico. Alcuni partiti di fatto sono scomparsi, altri stanno cercando nuove vie, il PD è in profonda crisi perché ha un difetto di nascita che gli impedisce di avere un’identità precisa e una collocazione internazionale certa. L’amalgama tra ex-PCI ed ex-DC non ha funzionato, come molti di noi avevamo previsto e come ammettono ora gli stessi dirigenti di primo piano. Io mi ero opposto con tutte le mie forze allo scioglimento dei DS, principale partito laico italiano e terzo partito dell’internazionale socialista, prevedendo con precisione millimetrica quello che sarebbe successo. Purtroppo in politica avere ragione e perdere è peggio che perdere avendo torto.


E dunque in quali forze pensi di portare avanti il tuo impegno politico?

Ora sono impegnato alla ricostruzione dell’area laica e liberal dando il mio contributo a rimettere insieme i pezzi sparsi e a creare una nuova forza laica, liberale, libertaria, repubblicana, liberal-socialista aderente all’ALDE (Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa). E’ l’area politica che più si è battuta in Europa per i i diritti civili.

Come giudichi il nuovo governo e che speranze hai che qualcuna delle promesse che la coalizione di centrosinistra aveva fatto agli elettori possa diventare realtà?

Il giudizio è pessimo. Il PD aveva detto mai con Berlusconi e aveva chiesto i voti per un governo del “cambiamento”. Ci ritroviamo un esecutivo che ha resuscitato il “Caimano”, il principale responsabile del disastro economico del nostro paese e la causa prima della sua mancata modernizzazione morale e civile. Con Letta abbiamo assistito al ritorno in grande stile dei democristiani in un governo dove i ministeri chiave sono tutti in mano a un PdL che aveva perso 8 miloni di voti.

La gestione dell’elezione del presidente della Repubblica è stata a dir poco dilettantesca con aspetti grotteschi tra franchi tiratori e tradimenti veri e propri (vedi i 101, ribattezzati i “dalmata”) che hanno affossato Prodi nell’urna e che sono stati definiti dallo stesso Bersani come “delinquenti politici”. In realtà nel PD non si volevano nuove elezioni che avrebbero mandato a casa almeno duecento dei nuovi eletti. Non essendo più un partito identitario con una chiara mission, il PD persegue la permanenza al potere anche a costo di allearsi con il nuovo Belzebù (l’altro, quello omofobo, se n’è appena andato). Le aspettative di cambiamento sono quindi molto basse se non del tutto inesistenti. Si galleggerà finché lo decide Berlusconi che può staccare la spina quando vuole, vale a dire quando gli conviene.

Parlando più specificamente di diritti, in questi giorni si assiste alla creazione di vere e proprie barricate rispetto all’impegno della neoministra Cécile Kyenge di proporre un disegno di legge sullo ius soli. In compenso il tema del riconoscimento delle unioni civili, per non parlare del matrimonio gay, è sembrato completamente assente. Pensi che esistano possibilità che il governo legiferi sullo ius soli o sulle unioni LGBT?

Proprio pochi giorni fa la ministra per le Pari Opportunità Josefa Idem ha annunciato un ddl del governo per le “unioni civili” e la parità dei diritti tra coppie gay e coppie etero.  Francamente preferirei che il governo rimanesse fuori dal contenzioso legislativo sui diritti civili perché, avendo assistito di persona al disastro dei DICO, so che dove non c’è una chiara maggioranza nell’esecutivo per i diritti civili alla prova parlamentare le norme vengono impallinate. Molto meglio lasciare alla trasversalità parlamentare la gestione delle leggi sul matrimonio gay e di quella sull’omofobia perché in questo modo si liberano i provvedimenti dai vincoli di una maggioranza PD-PdL e si possono costruire sui diritti civili alleanze anche con partiti all’opposizione come SEL e M5S.

Tu credi che la creazione di ben due ministeri per i diritti in un governo non certo sovradimensionato dipenda dalla necessità del PD di tenersi buoni gli elettori di sinistra e niente più o pensi che l’argomento tornerà sulla scena, tanto più dopo l’approvazione del matrimonio omosessuale in parecchi paesi del mondo, a partire dalla Francia?

Io spero che Kyenge e Idem non siano specchietti per le allodole e che la loro azione sia forte ed efficace. Bisogna tener presente che non ci sono solo le leggi: nella gestione governativa ci sono mille azioni che si possono e si debbono fare quotidianamente: una campagna costante e continua contro l’omofobia, e non solo qualche sporadico spot tv; rafforzare l’UNAR, l’ufficio anti-discriminazioni di fatto smantellato dal governo Monti; rilanciare l’OSCAD, l’organismo di pronto intervento contro le violenze omofobiche creato dalla Polizia… Per non parlare della lotta alle malattie a trasmissione sessuale… e che Dio ce la mandi buona con il ministro Lorenzin! Sono solo alcuni esempi: speriamo di non dover rimpiangere il ministro Carfagna, che almeno la campagna contro l’omofobia l’ha fatta ed anche molto bene…

Tu sei stato forse il primo, da presidente di Arcigay, a candidarti alle elezioni nazionali, risultando eletto…

Sono stato eletto nel 2001 e sono rimasto in Parlamento per sette anni e ho un ottimo ricordo della furiosa attività parlamentare che è valsa la legge per il riconoscimento dell’asilo agli omosessuali provenienti da paesi omofobi (con il senatore Gianpaolo Silvestri), il vitalizio per Aldo Braibanti (il più clamoroso caso di omofobia di Stato negli anni ’60), l’approvazione in Commissione Giustizia della Camera della legge contro l’omofobia (poi decaduta per scioglimento del Parlamento)…

Come ti sembrano invece le attuali prospettive del movimento di essere rappresentato nelle istituzioni?

In questa legislatura potenzialmente esiste in Parlamento una maggioranza laica trasversale forse per la prima volta dall’approvazione della legge sull’aborto. E’ ovvio che, con la disgraziata maggioranza governativa PD-PdL, Berlusconi potrebbe provocare lo scioglimento delle Camere ove si formasse una maggioranza parlamentare per i matrimoni gay, tuttavia è bene provarci anche attraverso una forte campagna di pressione di massa nel paese che per ora non vedo. La rappresentanza istituzionale della comunità LGBT attraverso alcuni eletti provenienti dal movimento rappresenta una preziosa risorsa. Secondo me, per esempio, i candidati alle elezioni romane vanno sostenuti perché la loro elezione rappresenterebbe un fatto di grande rilevanza e di grande utilità per la comunità LGBT capitolina.

Oggi, anche se sono numerosi i casi di impegno di rappresentanti delle associazioni (Il grande colibrì ha già intervistato, ad esempio, Sergio Lo Giudice, Luca Trentini e Rossana Praitano), non ti sembra che la rappresentanza LGBT non possa più contare su un movimento forte alle spalle?

Il movimento, l’associazionismo LGBT deve riprendere l’azione politica. Ricordo le imponenti manifestazioni promosse per sostenere il PACS. Ora si tratta di promuovere e lottare per le leggi sul matrimonio gay e la Mancino per l’omofobia. I Pride programmati per il mese di giugno sono il primo banco di prova e dobbiamo fare in modo che ci sia una partecipazione di massa. E quindi… buon Pride a tutti!

 

Michele
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