I papà gay fanno meno sesso e si proteggono di più

E’ sera tardi, finalmente ci si spoglia, ci si infila sotto le coperte, si spengono le luci e… il bambino nella cameretta accanto scoppia a piangere! Fare l’amore, quando in una coppia arrivano i figli, è davvero difficile: il tempo è poco e, anche quando la prole concede miracolosamente qualche attimo di tregua, la voglia rischia di latitare, per colpa della troppa stanchezza e dello stress. Mamme e papà, così, vivono un vero e proprio crollo del desiderio e della soddisfazione sessuale. E poco cambia se la nostra attenzione si posa su coppie eterosessuali o su coppie omosessuali: è appena uscito su Couple and Family Psychology uno studio statunitense (“L’impatto della genitorialità su relazioni, sessualità e rischio da HIV nelle coppie maschili gay”) che conferma come i meccanismi psicologici siano praticamente gli stessi.

Attraverso analisi qualitative che hanno coinvolto 48 coppie gay, gli autori della ricerca hanno mostrato come i neo-papà, dopo l’arrivo dei figli, sentano il proprio legame farsi più forte e profondo, ma, d’altra parte, riducano significativamente la frequenza dei propri rapporti sessuali. Sia tra di loro che con altri uomini, dal momento che il diventare genitori non modifica gli accordi di coppia circa la fedeltà o la possibilità di avere rapporti sessuali con altri partner. Il diventare genitori non modifica neppure la propensione al tradimento, alla scappatella che lascia ignaro il compagno ufficiale. Cambiano invece le pratiche sessuali “extraconiugali”: molti genitori, infatti, rinunciano a comportamenti a rischio di trasmissione di malattie, anche per senso di responsabilità nei confronti dei figli.

Di fronte all’aspettativa sociale che vorrebbe i genitori fedeli tra loro, lo studio invoca maggiore comunicazione tra i partner e tra loro e le istituzioni medico-sanitarie circa la vita sessuale individuale, le eventuali scelte di coppia aperta, gli incontri non previsti, le eventuali situazioni di rischio che si sono affrontate, la necessità di capire che, piuttosto che rischiare di infettare il proprio partner, conviene sottoporsi ad analisi cliniche dopo un comportamento rischioso. Consigli che, a dirla tutta, vanno benissimo per tutte le coppie, omosessuali ed eterosessuali, con prole o senza. Tanto è vero che negli Stati Uniti si è svolta l’altroieri la Giornata nazionale per il test HIV, promossa dall’agenzia federale Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, e rivolta, ovviamente, a tutti.

Per Panorama, invece, come fa notare scandalizzato il portale Gay.it, il vaccino contro il papilloma virus umano (HPV) dovrebbe essere somministrato solamente, oltre che alle donne, agli uomini gay e bisessuali.  L’idea, in realtà, ha una sua logica, anche se meramente finanziaria: il vaccino è caro e allora sarebbe meglio destinarlo solo a chi ne potrebbe aver più bisogno – e tra gli uomini omosessuali il cancro anale causato dall’HPV è più frequente dalle 17 alle 31 volte rispetto agli etero. Al di là del giudizio su quanto logica sia questa logica, rimane sorprendente come alla giornalista di Panorama non sembri comunque utile ricordare che anche i rapporti sessuali uomo-donna possono veicolare questo pericoloso virus.

E proprio della pericolosità dell’HPV ha scritto in questi giorni la dottoressa Rickie Pollycove sull’SFGate: “Gli esperti dicono che sia virtualmente inevitabile essere esposti ad almeno un virus di malattia sessualmente trasmissibile. […] Per essere considerato sesso sicuro, la prevenzione della malattia deve arrivare almeno al 99%. Con il corretto uso di un preservativo intatto, ciò è possibile per l’HIV ed i virus delle epatiti. Purtroppo, il preservativo non offre un’adeguata protezione contro le infezioni da papilloma umano o da herpes“. E allora sempre i CDC raccomandano la vaccinazione anche per i ragazzi. Indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

 

Pier
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