“La colpa” di Ghirghis Ramal: storia di un egiziano gay

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Copertina del romanzo "La colpa" di Ghirghis Ramal

I visitatori che, al Louvre, arrivano nella sala in cui è esposta la Gioconda, quasi non si accorgono della presenza, sulla parete che sta di fronte all’opera di Leonardo, di un’enorme tela in cui Paolo Veronese ha  raffigurato le Nozze di Cana. Ed è appunto a una tela del Veronese che mi fa pensare “La colpa“, il libro scritto da un ignoto autore con lo pseudonimo di Ghirghis Ramal che la DeA Planeta ha pubblicato un paio di mesi fa (260 pp., 16€).

Come nelle tele del Veronese, infatti, il libro è pieno di personaggi e di particolari che, a chi è distratto, potrebbero sembrare secondari e che invece, dopo uno sguardo più attento, si lanciano sguardi ed entrano in relazione tra loro in una ragnatela di situazioni da cui emergono spunti di riflessione molto più profondi di quelli che può dare un’occhiata rapida e distratta.

“La colpa”: un thriller profondissimo

Certo! Ci sono personaggi di cui si parla più che di altri, ma ciascuno ha un suo ruolo preciso che si definisce man mano che la narrazione procede sempre più incalzante, con un ritmo che, da un certo punto in poi, crea dipendenza nel lettore e gli impedisce di fare qualunque  altra cosa, perché è troppo forte la voglia di “vedere come va a finire”.

E così un romanzo scritto con lo stile incalzante di cui fanno sfoggio i migliori autori di thriller del mondo anglosassone, passando per la genialità tutta italiana dei grandi dipinti rinascimentali, diventa uno spunto formidabile per una meditazione profonda su alcuni temi fondamentali della nostra vita come la libertà, il nostro rapporto con l’assoluto, la qualità delle relazioni che stabiliamo, l’atteggiamento che dobbiamo avere di fronte alle ingiustizie e alle violenze, le ipocrisie che ci portiamo addosso, i pregiudizi che ci annebbiano la vista, gli stati d’animo che, troppo spesso, condizionano emotivamente le nostre scelte.

E non è un caso che il testo rimandi più di una volta alle opere di Dostoevskij: lo stesso equilibrio tra profondità e ritmo della narrazione che caratterizza le opere più felici del grande autore russo è infatti quello che si ritrova dentro “La colpa”.

Il rapporto tra Islam e omosessualità

E sono tante le tracce che il lettore vorrebbe approfondire mentre legge le appassionanti vicende che si snodano attorno alla casa che Luciano, un brillante pianista che è alle prese con i primi segnali di un declino, condivide con il suo compagno Mustafa Jamal, un giovane muratore egiziano che non riesce a vincere le sue dipendenze: quella dal gioco, che lo porta a spendere in maniera dissennata tutti i soldi che guadagna; quella dalla sua famiglia di origine, che gli ha imposto un matrimonio combinato con una giovane vicina di casa poco più che adolescente; quella da Luciano stesso, da cui non riesce a staccarsi nemmeno quando la loro relazione entra in crisi, complici anche i doveri matrimoniali che iniziano a condizionare Mustafa.

Dopo aver finito il libro confesso di aver vissuto la tentazione di riaprirlo e rileggerlo da capo: era infatti troppo forte l’esigenza di riflettere meglio sul complicato rapporto che Mustafa ha con la sua omosessualità, così come sono troppo interessanti le dinamiche che spingono Stefano, un giovane “leone della tastiera” figlio di un’amica di Luciano, ad avvicinarsi all’Islam radicale partendo dalle frustrazioni di rivoluzionario fallito.

Bello è anche il dibattito che, nel corso di tutto il romanzo, si snoda sulla corretta interpretazione dell’Islam in cui le tesi fondamentaliste proposte da Bilel (un cugino di Mustafa, figlio di un italiano che, dopo essersi convertito all’Islam, aveva cercato una donna egiziana per sposarla) debbono fare i conti con la cultura di Jasmine, un’amica di Stefano figlia di una famiglia molto colta che era fuggita dal Marocco per ragioni politiche, e con la fede profonda di Mohmen, il fratello più giovane di Mustafa che, pur essendo un musulmano osservante, non rinuncia alla sua capacità di giudizio e supera i cortocircuiti mentali generati da qualunque approccio letterale a un testo sacro.

Ma chi è l’ignoto Ghirghis Ramal?

Di sicuro l’ignoto autore di questo romanzo dimostra di conoscere molto bene la società e la cultura egiziana e usa questa sua conoscenza per proporre dei personaggi convincenti e per costruire situazioni credibili. Così come dimostra di avere una conoscenza approfondita delle critiche che l’Islam radicale fa al pensiero occidentale e di disporre di tutti gli strumenti filosofici che permettono di superare queste critiche e di non tradire i grandi passi avanti che l’epoca dei lumi ha regalato alla cultura europea.

Qualcuno potrebbe paragonare questo romanzo a “Vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi” di Leila Marouane che E/O ha pubblicato nel 2010 (264 pp., 4,90€). Qualcun altro potrebbe invece pensare a “Sottomissione”, il romanzo di Michelle Houellebecq che, quando è stato pubblicato nel 2015 (252 pp., 17,50€), tanti dibattiti aveva suscitato sui rischi di una islamizzazione della Francia.

Si tratta comunque di paragoni che impallidiscono quando ci si accorge che “La colpa” ripropone, con la stessa intensità e con lo stesso rigore, molti dei temi presenti ne “I fratelli Karamazov” di Fëdor Dostoevskij che, non a caso, viene citato più di una volta nel corso di una narrazione che, man mano che procede, diventa sempre più incalzante e intensa verso un finale che porta il lettore a dire grazie allo sconosciuto autore che è riuscito a concepire un’opera così bella e così intensa nello stesso tempo.

Gianni Geraci
©2018 Il Grande Colibrì
foto: DeA Planeta

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