L’adozione gay è nella Costituzione: gli articoli 30 e 31

Dopo aver analizzato l’articolo 29 (leggi), gli articoli 30 e 31 della Costituzione completano il quadro legislativo riguardo il tema della famiglia. E’ chiaro a tutti che la famiglia non è semplicemente l’unione di due (o più) persone, ma è anche il luogo dove avviene la nascita e/o l’educazione dei figli. Ed è proprio questo il punto centrale, in definitiva, del problema. Non dimentichiamo infatti che le obiezioni più forti alle unioni GLBTQ* sono proprio basate sulla genitorialità. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è infatti non valido, secondo le tesi omofobe, perché non può generare figli e, per la visione morale del cattolicesimo, questo sarebbe lo scopo del matrimonio.

Quando poi si parla di adozioni per le coppie omosessuali, si tira in ballo la solita teoria freudiana della necessità di una figura maschile e una femminile per la crescita “sana” del bambino. Si tratta di una tesi ormai obsoleta e superata (da decenni), basata su una visione etnocentrica tanto diffusa nel XIX secolo e nella prima metà del XX. Continuare a sostenerla significa adattare la realtà dei fatti al proprio pensiero e questo non è né utile, né serio, né logico.

Ma torniamo alla Costituzione. Vi riporto i due articoli in questione:

Articolo 30: E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Articolo 31: La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Il testo offre sicuramente degli spunti di riflessione non banali. Prima di tutto bisogna capire cosa significhi il termine “genitore“. La Costituzione infatti di per sé non parla di eterosessualità né di genitore biologico, ma lascia aperta la strada a differenti interpretazioni. Se si riduce, come vorrebbero i detrattori dei diritti GLBTQ*, il significato del termine a quello di genitore biologico, di persona cioè che ha contribuito alla nascita del figlio con l’apporto del proprio DNA, si incorre in contraddizioni non da poco. Se così fosse, infatti, si dovrebbe negare il diritto di adozione o quello di riconoscere come proprio figlio il bambino nato dall’unione carnale della propria moglie, o del proprio marito, con una persona terza.

Considerato il fatto che la nostra legislazione permette invece l’attribuzione legale del titolo di genitore anche a chi non lo è in senso strettamente biologico, ci sentiamo autorizzati a dare una definizione diversa del termine “genitore“. Trovo che sia più sensato credere che padre o madre di una persona sia colui o colei che educa, cresce, dà amore e regole al bambino, permettendo così il suo sviluppo fisico e morale. Questa visione mi sembra sia confermata anche dall’attuale legislazione che permette, appunto, l’adozione, ovvero una situazione in cui la Repubblica riconosce come genitori di un bambino due persone che nulla hanno in comune con lui da un punto di vista biologico.

Se così è, però, non si capisce perché una coppia omosessuale non possa adottare. Certo, si obietta che per adottare bisogna essere sposati e le coppie omosessuali non lo sono. E’ un’obiezione che non sta in piedi. Si tratta infatti del classico circolo vizioso che impedendo un diritto (il matrimonio) ne rende impossibile un altro (l’adozione). Non voglio entrare nel merito della discussione sull’adozione a single o a coppie non sposate. Non è qui il luogo opportuno.

Entro invece nell’ambito delle adozioni a coppie omosessuali per la quale si dice, come per il matrimonio, che sarebbe incostituzionale. Anche qui però non vedo proprio il perché. L’unico modo per sostenere una simile tesi è interpretare in modo strettamente biologico il significato del termine “genitore“, ma abbiamo già visto come ciò comporta delle contraddizioni logiche palesi con la legislazione italiana vigente.

Se dunque per le adozioni alle coppie eterosessuali si applica un concetto allargato del termine, si rende necessario (in nome dell’uguaglianza dei cittadini garantita dalla Costituzione stessa) usare lo stesso parametro anche per le coppie omosessuali. Credo personalmente che questo sia il motivo principale per cui certa politica si ostina a negare lo status di famiglia alle coppie omosessuali. Se infatti ammettiamo che anche le coppie GLBTQ* sono famiglie dobbiamo concedere loro gli stessi diritti di tutte le famiglie. Negare la definizione di famiglia per le unioni omosessuali è l’unico modo (degno dei peggiori farisei) di negare i diritti che competono alla famiglia stessa.

L’unica perplessità che mi resta riguardo all’articolo 30 è l’accenno alla paternità. Si dice che la legge regola i limiti alla ricerca della paternità mentre non si accenna minimamente alla maternità. Credo si tratti di una norma dettata dalla società maschilista italiana (lo è ancora oggi). La legge regola la paternità e dà invece per scontata la maternità, forse in base al principio del “mater certa, pater nunquam” o, più probabilmente perché la donna, considerata come sottomessa al marito anche se la legge le dà pari diritti, non è stata vista dai costituenti come soggetto in grado di decidere come ricercare la propria maternità e come gestirla. Il fatto di non accennare minimamente ad essa è indice di una mentalità che vede la donna come poco più di una macchina da riproduzione.

Inoltre bisognerebbe definire il termine “paternità” al fine di comprendere quest’ultima parte dell’articolo. Chi è “padre” di una persona? E’ da definirsi tale semplicemente il genitore di sesso maschile o si definisce padre chi svolge un certo tipo di attività e di ruolo all’interno della famiglia? In una famiglia omogenitoriale formata da due donne una delle quali ha un figlio, l’altra è definibile padre? Sono domande a cui non so se sia possibile dare una risposta sensata. In realtà sono domande false, dubbi inutili che rincorrono solamente la definizione di un termine senza toccare il nocciolo della questione. Meglio sarebbe fare una cosa assai più semplice. Meglio sarebbe sostituire la parola “paternità” con “genitorialità“.

Anche l’articolo 31 dà alcuni spunti di riflessione che dovrebbero essere considerati dalla politica se ancora fosse fatta da persone serie. In esso si dice che la Repubblica difende la gioventù e la famiglia. Ci chiediamo però dove siano i diritti e la difesa delle famiglie omogenitoriali, perché anche se la legge non ne riconosce e prevede l’esistenza, esse esistono comunque.

Molte sono le coppie omosessuali che crescono figli. Se infatti uno dei due partner è padre (o madre) biologico può ottenere l’affidamento del figlio visto che l’omosessualità non costituisce un motivo per non affidare un bambino a uno dei genitori. E quando accade che il figlio sia affidato al genitore omosessuale (accade più spesso si tratti della madre perché in Italia solitamente i figli vengono affidati a lei) il figlio in questione viene, spesso, cresciuto da una coppia GLBTQ*.

Ora, immaginiamo che il padre o la madre biologico/a del bimbo muoia. Che ne è del bambino? Semplicemente verrà affidato a qualche altro parente o a volte, se questo non è possibile, a una casa famiglia. Il partner del genitore non ha nessun diritto in merito, non è minimamente riconosciuto. E poco importa se lo ha cambiato e pulito da neonato, se ha passato le notti insonni quando piangeva, se ha investito tempo, denaro e soprattutto sentimenti nel crescere quel bambino e se il bambino lo chiama papà o mamma. Non importa nulla. Il figlio viene tolto a chi lo ha amato e cresciuto e affidato a qualcun altro senza che il genitore di fatto abbia alcun diritto in materia.

A me non sembra che questo sia il bene del bambino, mi sembra che questo sia in contraddizione con la “difesa della gioventù” di cui parla la Costituzione. E se vi sembra che sia un caso ipotetico, una cosa eccezionale, considerate che nel nostro paese ci sono almeno 100mila bambini che vivono in famiglie omogenitoriali e che potrebbero quindi trovarsi in una situazione simile.

Se prendiamo in considerazione questo punto di vista, non solo il matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali non sono per nulla incostituzionali ma, al contrario, la Costituzione invita il legislatore a renderli possibili! Infatti l’articolo 31 dice che la Repubblica protegge la gioventù e favorisce gli istituti atti a tale scopo. Ne segue che avendo tali problemi la Repubblica dovrebbe favorire la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso per proteggere appunto quei bambini che si trovano a vivere in famiglie omogenitoriali.

Ma perché ciò sia fatto sarebbe necessario avere una classe politica intellettualmente onesta e questo, in Italia, è mera utopia.

 

Enrico
Copyright©2011ilgrandecolibri.com
More from Il Grande Colibrì

Sceneggiature del desiderio: fantasmi fetish e cinema

In occasione del Fetish Pride Italy (ilgrandecolibri.com), Roma ospiterà il Fetish Film...
Leggi di più

4 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *