L’autogol degli Europei: i veri sconfitti sono i diritti

L’Italia non dimenticherà facilmente gli Europei 2012: una disfatta in finale di queste dimensioni è una ferita difficilmente rimarginabile nel cuore di un tifoso. Ed il campionato continentale resterà nella memoria anche del pubblico gay, al di là della passione per il calcio. Oltre all’immagine di Mario Balotelli a petto nudo, che ha acceso le fantasie di tanti, verranno ricordate le sparate omofobiche di Antonio Cassano, che hanno acceso un ampio dibattito (Il grande colibrì) e che sono state seguite da altre manifestazioni di intolleranza e sessismo nel calcio, dagli scambi di insulti omofobici tra l’attaccante laziale Mauro Zarate e un tifoso romanista (Corriere della Sera) alla Frankfurter Allgemeine che attacca l’azzurro Andrea Pirlo, reo di avere un nome che in tedesco è femminile ed un’acconciatura non abbastanza virile…

Gli Europei 2012, tuttavia, sono stati molto di più: l’ennesima umiliazione dello sport. Seguendo uno schema ormai rodato (vedi Olimpiadi in Cina e Formula 1 in Bahrein), l’evento è stato affidato ad un regime (l’Ucraina) che di democratico ha ben poco. Inizialmente tanti hanno manifestato interesse (leggi: dichiarazioni pubbliche senza conseguenze) per i tanti cani ammazzati e, in misura minore – gli esseri umani, si sa, hanno un musetto meno tenero -, per le persone imprigionate senza ragione, discriminate e picchiate a sangue, tra cui anche alcuni attivisti LGBTQ* (Il grande colibrì). Durante l’evento ci si lascia prendere dallo spirito della competizione e ci si dimentica delle paturnie da cui ci si era fatti prendere. Alla fine ogni goal preso fa piangere una nazione più di qualsiasi cane sbudellato o di qualsiasi frocio pestato…

Insomma: superato un primo periodo di fastidiose punzecchiature e fatta un’analisi costi-benefici, lo sport è una manna dal cielo per i peggiori regimi del globo. E anche l’incontro tra persone da tutto il mondo è solo retorica: Balotelli trasformato in un “padano con pelle scura” (Borghezio docet) diventa, suo malgrado, l’eccezione che conferma la regola, l’icona di un razzismo che ne accoglie uno per escluderne un milione. Allo stesso modo Elton John, uno dei gay più celebri del mondo, ha dichiarato di recarsi in Ucraina molto spesso, tanto da definirla la sua “seconda casa“, ma di essersi reso conto dell’omofobia dilagante solo leggendo i giornali. Bravo il cantante che ha lanciato un appello contro le violenze (Reuters), ma conferma suo malgrado la stessa regola: accogline uno (ricco e famoso), escludine un milione.

Intanto anche dalla Polonia, che insieme all’Ucraina ha organizzato questo campionato europeo di calcio, arrivano brutte notizie per la comunità LGBTQ*: una commissione parlamentare ha bocciato definitivamente una proposta per riconoscere le unioni civili, anche omosessuali, nel paese. Consolano solo in parte le promesse di Piattaforma Civica, il partito democristiano al potere, secondo le quali Varsavia potrebbe dotarsi in un futuro indefinito di una nuova legge contro i discorsi che diffondono l’odio nei confronti di varie minoranze, tra cui quella omosessuale (Gay Star News). La partita della democrazia e dei diritti è ancora molto lunga e gli Europei 2012 sono stati l’ennesimo clamoroso autogol…

Pier
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