Lavoro: per chi è gay va male, per chi è trans peggio

Turchia, torna il delitto d’onore, colpisce gay e trans
Il leader dei diritti in Ghana contro i tagli inglesi
Trans: “guardati le chiappe“, stai lontan* dai virus!

CRONACA Sono stati diffusi mercoledì i dati di una ricerca condotta da Arcigay sull’omosessualità e la transessualità nei posti di lavoro. La ricerca evidenzia come sul posto di lavoro una notevole quantità (il 60%) degli omosessuali taccia la propria condizione mentre, tra chi la afferma esplicitamente (circa il 36%), il 19% ha subito discriminazioni e il 13% si è visto addirittura rifiutare il lavoro. Le percentuali sono ancora più allarmanti, ma non certo sorprendenti, se la condizione è quella di transessuale: 45% di porte chiuse al lavoro, 25% di licenziamenti dopo aver affermato la propria condizione (“appena” il 4% per gli omosessuali). La nota positiva è che la gran parte degli intervistati affermano che oggi le cose vanno meglio che in passato ed hanno speranze per il futuro. La nota negativa è quella di un’arretratezza culturale generale e di una quantità allarmante di persone che non hanno voglia, coraggio o possibilità di lottare per i propri diritti. Tutto questo in Italia, mentre un sondaggio condotto in Gran Bretagna da Gaydar mette in luce che metà dei gay sono apertamente visibili sul posto di lavoro (PinkNews). Ma la situazione non è ovunque la stessa e semi di cambiamento sono già gettati e promettono di germogliare: all’At-Centre di Bristol oggi si svolge il convegno “Diversity Career” che riunisce laureati, studenti e persone in cerca di lavoro che siano portatori di una ricchezza (una diversità), non necessariamente legata all’ambito sessuale. Anche una differenza etnica, di abilità, di religione, età e classe possono aggiungere competenze: e i seminari della giornata serviranno anche a mettere in contatto queste ricchezze e competenze con una larga varietà di compagnie ed industrie che hanno meno pregiudizi di altre.

MOI In Italia, fortunatamente, il “delitto d’onore” è in via di estinzione (pure non sono lontanissimi gli anni in cui molti giudici derubricavano l’omicidio di una donna, specie in Sicilia, invocando questa “ragione”) e sicuramente la situazione per le donne che hanno tradito il marito è migliorata anche in molti altri Paesi. Tuttavia il delitto d’onore persiste e trova nuove ragioni nell’affermazione di nuovi diritti civili, come quelli omosessuali: tre anni fa Ahmet Yildiz fu ucciso dal padre perché era gay e la giustizia turca non sta facendo praticamente nulla perché il delitto abbia soluzione. Fortunatamente la Turchia non è quella descritta dalle intolleranze razziste, ed esiste un movimento che lotta per i diritti omosessuali – che sono poi parte necessariamente integrante dei diritti civili (Il grande colibrì). E anche Ahmet non è solo: ucciso dalla sua cosiddetta “famiglia”, ha trovato una famiglia vera nella comunità LGBTQ* che lotta perché la sua memoria abbia giustizia. In prima fila Can, il ragazzo di Ahmet, ma intorno una comunità in crescita: il ritratto della giovane vittima è ormai ubiquo sui muri di Istanbul, grazie all’opera dei writers, e l’attenzione intorno alla sua storia non si spegne. Purtroppo però la fine di Ahmet per mano di famigliari non è l’unica documentata: venerdì della scorsa settimana, infatti, Fevzi Cetin, 27 anni, si è presentato alla polizia dichiarando di aver ucciso il fratello ventiquattrenne transessuale: “Ho ucciso mio fratello perché era un travestito, ho ripulito il mio onore” (CBS Newssegui MOI Musulmani Omosessuali in Italia).

MONDO Non finisce di suscitare reazioni la decisione della Gran Bretagna di tagliare i finanziamenti ai paesi colpevoli di politiche omofobiche (Il grande colibrì), ma a prendere sorprendentemente posizione contro il provvedimento è ora Mac-Darling Cobbinah, direttore del Centro per le Politiche educative e i diritti umani del Ghana, che spiega come la decisione non potrà che peggiorare la situazione degli omosessuali presenti nel Paese (LGBT Asylum News). Cobbinah afferma che gli omosessuali nei paesi con gli aiuti ridotti subiranno infatti pene e tormenti per questa decisione, ed invita invece il Regno Unito ad una politica di appoggio e contribuito alle associazioni per i diritti LGBTQ* nei Paesi che perseguitano le differenze di genere.

SESSUALITA’ Guardati le chiappe“: è questo l’esplicito consiglio dedicato alla popolazione transessuale, nell’ambito delle campagne per la lotta alla diffusione del virus HIV e delle altre malattie sessualmente trasmissibili, che parte dalla constatazione che una prevenzione mirata a questa comunità è stata fin qui insufficiente. A promuoverla è stata l’associazione lionese Chrysalide, che ha quindi creato una pagina ad hoc per questa campagna (Gare à tes fesses!) ed ha anche deciso di tenere monitorata la situazione tramite un sondaggio nella comunità trans, dedicato alla propria identità di genere ed alle proprie abitudini sanitarie per quanto riguarda le malattie sessualmente trasmissibili (Chrysalide).

 

Michele
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5 commenti

  • Quello che le persone come Antonio non riescono a comprendere é la difficoltà lavorativa che la condizione omo/transessuale porta con se, ovvero un "plus" di difficoltà rispetto a quello della persona comune. Una persona transessuale laureata, con esperienza professionale fatica dieci volte e deve accontentarsi di molto meno del conparable socialmente considerato normale. Il punto é questo e non la lotta tra poveri su chi sta peggio.

    Sabrina

  • chi è trans e discriminata/o due volte. E l'Italia è stata bocciata dalla Cedaw perchè non si impegna abbastanza nella lotta contro le discriminazioni di genere. Innanzitutto poco o niente è stato fatto per colmare il gap salariale uomo-donna, per promuovere l’occupazione femminile e per migliorare la conciliazione tra vita familiare e lavorativa. In secondo luogo, sia a livello nazionale che regionale, sono state adottate politiche conservatrici sui diritti sessuali e riproduttivi Un dato su tutti: circa il 60% dei ginecologi degli ospedali pubblici è obiettore di coscienza. Una percentuale che in Basilicata raggiunge addirittura il 92,6%. Senza contare che è stato rilevato un quasi totale disinteresse da parte delle istituzioni per ridurre il crescente numero di violenze domestiche sfociate in femminicidio. E non solo. In sede di separazione gli abusi da parte dell’ex partner non risultano essere un motivo sufficiente per escludere l’affido condiviso.
    Sono solo alcune delle denunce contenute nell’ultimo rapporto “ombra” della piattaforma italiana “30 anni CEDAW – Lavori in corsa”, in merito allo stato di attuazione da parte del Bel Paese della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna. Per la comunità LGBTQI siamo a prima del Medioevo, per la donna siamo al patriarcato fascista.

  • @Antonio D.
    Nessuno lo mette in dubbio, ma non è questo l'argomento dell'articolo, che si riferisce alle discriminazioni che colpiscono gli omosessuali e i transessuali sul lavoro, o ne impediscono l'accesso nonostante abbiano i requisiti per ottenerlo

  • Forse non vi siete resi conto che in questa crisi economica TUTTI faticano a trovare un posto di lavoro e non solo voi gay…

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