L’eroe gay di Star Trek si schiera con i musulmani

l'attore George Takei è stato Sulu in Star Trek
Takei ha impersonato Sulu nella serie TV "Star Trek"

“Se lottiamo per la libertà e per il nostro modo di vivere, il nostro primo dovere è quello di assicurarci che il nostro stesso governo aderisca a questi principi. In caso contrario, non saremmo migliori dei nostri nemici”: un principio che dovrebbe suonare ovvio, e che invece a volte sembra arrivare da un pianeta lontanissimo e alieno.

E in effetti le distanze intergalattiche non sono così estranee a chi ha lanciato l’appello su Care2: è George Takei, che ha impersonato il personaggio di Hikaru Sulu in “Star Trek”. E che, dopo essersi dichiarato omosessuale pubblicamente, oggi è famoso anche per il suo impegno da attivista LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali).

Proprio in questa veste di militante per i diritti, Takei ha lanciato una petizione a favore delle persone musulmane negli Stati Uniti, già bersaglio di campagne d’odio che seminano paura e panico e ora minacciate dall’imminente avvento di Donald Trump alla Casa Bianca. Il nuovo presidente ha promesso di vietare l’ingresso negli USA a chi proviene da paesi islamici e di registrare tutti i musulmani già presenti nel paese. Un suo portavoce ha citato come misura esemplare l’internamento degli americani di origini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.

“Avevo 5 anni quando la mia famiglia fu circondata da uomini armati e obbligata a lasciare la nostra casa di Los Angeles per un campo di concentramento – scrive Takei – Eravamo prigionieri nel nostro stesso paese, chiusi in centri circondati da filo spinato, con guardie armate che ci puntavano le pistole addosso. In nome della ‘sicurezza’, violavano palesemente i nostri diritti stabiliti nella costituzione degli Stati Uniti. In quel periodo la paura e il razzismo guidavano le politiche del governo, creando un inferno in terra per più di 120mila americani di origini giapponesi, la gran parte dei quali erano cittadini statunitensi”.

Proprio perché ha vissuto sulla propria pelle le discriminazioni basate prima sulle sue origini etniche e poi sul suo orientamento sessuale, ora Takei ci invita a dire a Trump “e ai suoi simili” che “questo non capiterà mai più in America”. Ed è un po’ come se Sulu ci stesse dicendo di non tornare sugli incubi del passato, ma di seguire i nostri sogni migliori e di andare where no man has gone before.

 

Pier
©2017 Il Grande Colibrì

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3 commenti

  • Interessante la sua testimonianza della prigionia a cui ingiustamente i cittadini giapponesi, ma anche tedeschi e italiani, erano sottoposti negli USA perché accusati di essere “nemici” e supporter del fascismo e del nazionalsocialismo.
    Interessante è anche sapere che l’URSS(degna antecedente del regime dell’ex spia Kgb Putin)era un regime fortemente omofobo così come lo erano gli USA di Roosvelt o l’Inghilterra di Churchill,notoriamente omofobi e razzisti e a guida di paesi in cui per non vi era spazio per chiunque non era angloamericano,WASP e sopratutto se era asiatico,africano o italiano e tedesco e di altri paesi alleati ad Italia e Germania e considerati nemici delle potenze occidentali.
    Si sa che la storia la scrivono i vincitori e che in fondo gli alleati tanto meglio dell’Asse non erano in fondo e come è giusto ricordare i forti crimini che commissero l’Asse o oggi gli islamisti non bisogna dimenticare che l’Islam non è certamente assimibile in sé al’islamismo e tantomeno al terrorismo e che il capitalismo liberista e neocolonialista angloamericano e il comunismo sovietico in fin dei conti non erano tanto meglio dei vari fascismi come ci hanno detto.

    • I campi di concentramento non sono ovviamente ammissibili, ma, nel loro orrore, non sono comunque assimilabili ai campi di sterminio né liquidabili come un “non tanto meglio”. Per essere giusti e precisi.

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