L’ONU legge il mondo LGBTQ*: violenze ovunque

Non è il Corano a citare l’omosessualità come immorale
Carfagna solidale con la Concia, vittima di attacchi omofobi
Il safe sex offende gli australiani, l’Europa scopre le trans
Ginocchiere per pompini? Solo una bufala web, purtroppo

MONDO Il primo rapporto ONU dedicato alle tematiche LGBTQ* dipinge a tinte fosche (ma tutt’altro che imprevedibili o sconosciute) la condizione di omosessuali e transessuali nel mondo: “violenze omofobiche o transfobiche sono registrate in ogni regione del mondo: si tratta di violenze fisiche (uccisioni, violenze, rapimenti, violazioni e punizioni sessuali) e psicologiche (minacce, coercizione, ed arbitraria privazione della libertà) che sono portate da singoli cittadini o da gruppi organizzati come estremisti religiosi, gruppi paramilitari, neonazisti e nazionalisti estremi“. Inoltre in almeno cinque nazioni si può morire “legalmente” per il fatto stesso di essere omosessuale: succede in Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan e Yemen, ma l’elenco va esteso ad alcune aree della Nigeria e della Somalia. Ma molti di più (76) sono gli Stati che criminalizzano le persone sulla base delle loro scelte sessuali non convenzionali (Reuters). E mentre il rapporto delle Nazioni Unite veniva presentato a Ginevra, Paul Krampah, portavoce del ministro dell’Educazione del Ghana, esprimeva fiducia in un programma inserito nelle scuole che debellerà l’omosessualità, “facendola diventare una cosa del passato” (Pink News) e le agenzie rilanciavano le bellicose dichiarazioni dello studioso nigeriano, Malam Abdulkadir Apaokagi, che chiede lo sterminio della comunità gay nazionale (Bikyamasr). Unica notizia in controtendenza, l’annuncio che nella Cipro turca è stata presentata una proposta per abrogare la legge anti gay (Pink News).

MOINon c’è un passo nel Corano in cui si parli di omosessualità“: mercoledì mattina a Madrid il presidente dell’associazione dei musulmani omosessuali francesi Ludovic L. Mohammed Zahed (per l’intervista: Il grande colibrì) ha presentato i risultati della conferenza dello scorso weekend a Bruxelles organizzata dalla Confederazione musulmana europea LGBTQ* CALEM (Ameco Press). Lo studioso ha fatto notare che non si trova un solo passo nel Corano in cui si dica quello che è normale e quello che è sbagliato dal punto di vista sessuale, spiegando che la diffidenza per l’omosessualità ha una sua diffusione estranea al testo guida dell’Islam e che “la religione ha come fine di trasmettere la pace e non di diffondere l’omofobia“. Tuttavia ha ammesso che il problema sta in alcune interpretazioni, che associano l’omosessualità allo stupro, alla pedofilia ed alle violazioni che si vivevano a Sodoma. La questione della sessualità è in ogni caso la più difficile da affrontare in una famiglia del mondo arabo: “Puoi giacere con uomini, va bene, si può fare, ma non devi parlarne” ha spiegato Zahed, che confida comunque in un cambiamento con la “Primavera araba” (Pubblico). Nell’occasione è anche stato presentato un opuscolo dedicato a “Il Corano e la realtà LGBT” in cui si spiega il rapporto del testo sacro con omosessualità, bisessualità e transessualità.

POLITICA La vicenda del deputato che ha paragonato l’orgoglio di essere lesbica di Paola Concia all’orgoglio dei ladri per il mestiere che fanno (Il grande colibrì) continua ad avere più di un’eco. L’ultima voce è quella di Mara Carfagna, già ministro per le pari opportunità del governo Berlusconi che, sia pure con parecchie incertezze ed un comportamento un po’ ondivago, aveva già interpretato dignitosamente il ruolo assegnatole. Oggi l’ex ministro commenta le parole del deputato “responsabile” sempre con un po’ di timidezza ma ancora una volta sola del suo schieramento a prendere una posizione di qualche intelligenza ed apertura: solidarizza con “Paola Concia e tutti coloro che si sono sentiti offesi dalle vergognose ed inqualificabili dichiarazioni” e si spinge a dichiarare che l’onorevole omofobo (e recidivo) presenterà quanto prima le sue scuse. Poi la chiusura: chi siede in Parlamento “ha il dovere di soppesare le parole e, soprattutto in un momento delicato come questo per il Paese, di non alimentare tensioni inutili“. Per cui se non ci fossero la crisi e il governo tecnico le esternazioni omofobe sarebbero meno gravi, evidentemente: infatti fino al mese scorso il deputato ne aveva fatte già numerose (ed altri suoi colleghi non erano stati da meno) senza suscitare le ire della Carfagna, allora ancora in sella al Ministero…

CRONACA Suscita un po’ tristezza il fatto che una campagna promozionale per il sesso sicuro, che presenta due volti di uomini e un abbraccio da dietro, possa essere la campagna più segnalata come offensiva o con messaggio sociale non importante. Non solo per il fatto che si tratta di una fotografia estremamente innocente e lontanissima dall’essere torbida, ma anche perché il messaggio è assolutamente di grande importanza. Se si pensa, poi, che questo accade in Australia e non in una nazione leggendariamente omofoba come l’est europeo o la stessa Italia, la tristezza aumenta. L’annuncio della Queensland Association for Healthy Communities è stato segnalato come inappropriato o ininfluente ben 222 volte, contro 75 segnalazioni ricevute dal secondo avviso pubblicitario, poi rimosso, di una compagnia energetica (The Australian). L’unica consolazione è che l’ufficio di controllo della pubblicità di Brisbane non ha considerato motivate le obiezioni dei cittadini e che quindi i cartelloni pubblicitari con l’immagine “incriminata” sono rimasti al loro posto… Un po’ di tristezza la genera sempre però anche quanto accade o quanto viene pubblicato anche a casa nostra: il quotidiano online Affaritaliani ha pubblicato ieri un articolo dedicato ad un presunto boom di transessuali nelle inserzioni pubblicitarie, in Italia e in Europa, a partire dallo spot della Dermal di Bologna, fino ai grandi magazzini olandesi Hema. Il problema è che, per quanto non ci sia niente di falso nell’articolo, statisticamente le pubblicità con testimonial transgender sono ancora pochissime e che – in ogni caso – sarebbe molto bello non stupirci di una scelta, che sia tradizionalista o moderna. Inoltre, per accorgersi che gli uomini italiani (che magari bollano con la parola “schifo” il rapporto omosessuale) non disdegnano la transessualità, basta farsi un giro per strada di sera, anche senza essere pubblicitari di fama o giornalisti a tutti i costi in cerca di pepe.

SESSUALITA’ E il pepe non manca nella notizia, rilanciata stamattina dai siti di mezza Italia, del lancio da parte della Diesel delle ginocchiere per pompini. Al di là delle immagini proposte (spicca la confezione con una bocca femminile aperta ed accogliente) però, la notizia è purtroppo vecchia: il lancio delle ginocchiere, avvenuto un anno fa dal mercato indiano (benché la ditta sia italianissima), non dev’essere stato felice se il suddetto articolo non si trova più in circolazione e non risulta più disponibile nel sito della Diesel (Corriere della Sera). Peccato. Tuttavia gli affezionati clienti di sexy shop sapranno certo che le ginocchiere si trovano da anni in questi negozi specializzati, pur se generalmente vendute per pratiche un po’ più particolari, quali il dog-training. Ma azzardiamo che lo scarso successo dell’articolo Diesel dev’essere un po’ come la scarsa vendita nei negozi: fare sesso completamente nudi ma con le ginocchiere è un po’ come andare a letto e fare l’amore con i calzini. Anche se ciascuno ha i suoi gusti, naturalmente…

 

Michele
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