“Ecco come è nata la serie a fumetti Luca&Lucazzo”

Dopo il grande successo di “GaySome!”, i divertenti fumetti di DongSaeng che torneranno appena alcuni importanti impegni professionali del disegnatore lo permetteranno, da domenica prossima i lettori di questo blog scopriranno un nuovo amico. E, come dice il proverbio, chi trova un amico trova un tesoro… di risate! La serie di strisce “Luca&Lucazzo“, tradotta e pubblicata per la prima volta in Italia su Il grande colibrì per una generosa concessione degli autori, nasce dall’umorismo di una coppia gay belga, già conosciuta dal pubblico LGBT italiano per l’esilarante cortometraggio “Au Commencement” (All’inizio). Lo sceneggiatore è Philippe Carreau, mentre il disegnatore è Laurent Leprince (seb-zeb.com – facebook.com): è con lui che abbiamo fatto una chiacchierata sul fumetto e sui loro progetti futuri, che riguardano strani ragazzini in cerca di suicidio e maori che fanno la guerra in paesi lontanissimi…

Finalmente anche il pubblico italiano potrà conoscere Seb&Zeb, la vostra creatura che, nella versione italiana pubblicata da domenica prossima ogni settimana su ilgrandecolibri.com, diventerà Luca&Lucazzo. Ci raccontate come è nato questo personaggio?

Fin da quando ero piccolo, vado pazzo per i fumetti e Philippe, sceneggiatore e mio compagno di vita, ha sempre adorato Ralf König. Da quando ci conosciamo annotiamo idee di gag sulla comunità gay… e ci litighiamo pure! Ci siamo sempre detti che i gay hanno due vite: una vita pubblica e una vita privata, più sessuale. Da qui nasce l’idea di Seb&Zeb: nella vita pubblica è Seb, diminutivo di Sébastien, e nell’altra è Zeb, distorsione di “zob”, termine gergale francese che vuol dire “pene”. Volevamo mettere in scena le piccole debolezze dei gay, continuando a mostrare che si può vivere positivamente la propria omosessualità: pensa che la prima striscia parlava di un personaggio che aveva fatto un incubo in cui era… eterosessuale!

Ma Seb, come tutti, all’inizio era uno spermatozoo… Il pubblico gay italiano più cinefilo vi conosce già per il vostro cortometraggio “Au Commencement” (All’inizio), che ha anche aperto l’edizione del 2011 del Torino Gay & Lesbian Film Festival.

Quando abbiamo cercato un’idea per il film del mio diploma, abbiamo immediatamente pensato ai personaggi di Seb&Zeb. E vedendo una foto in cui a dieci anni mi ero travestito con una tunica romana e delle foto simili di Philippe, ci siamo detti che ci sono parecchi punti in comune nella giovinezza dei gay. Abbiamo spinto questa constatazione fino all’assurdo e abbiamo immaginato che anche gli spermatozoi potrebbero essere gay. E allora perché non raccontare la storia di Seb come spermatozoo gay? Ecco, il corto era nato.

E vi ha portato fortuna?

Beh, diciamo che non abbiamo ancora una piscina e neppure un bagnino di cui Philippe possa occuparsi mentre io disegno! [Ride.] Comunque il film è stato un’opportunità: fumetti o animazione, i miei progetti professionali nascono da questi personaggi.

E la serie a fumetti di Seb&Zeb?

Il corto ha avuto successo nei festival e noi siamo stati motivati a sviluppare le strisce che prima avevamo solo abbozzato. A partire dal 2012 le strisce sono pubblicate da Fugues, la più importante rivista gay canadese in lingua francese. Poi le ha pubblicate anche la rivista parigina Qweek, dal settembre scorso.

Cosa cambia passando dal fumetto all’animazione, e viceversa?

Le tre vignette rappresentano un vincolo stimolante e insieme una boccata d’aria rispetto a dei progetti di animazione che si sviluppano nel corso di più anni… anche se a volte ci piacerebbe anche lavorare su un formato un po’ più lungo.

Nei vostri fumetti si ride molto della vita sessuale dei gay, anche su aspetti che i “benpensanti” giudicano male: la promiscuità sessuale, le coppie aperte, il sadomaso…

La sessualità gay è sempre stata più libera e aperta, anche se fondamentalmente non pensiamo che l’eterosessualità sia meno ricca: diciamo che la sessualità dei gay è probabilmente meno ipocrita, perché i vincoli familiari sono meno forti e perché per gli uomini gay è molto più facile accedere a un luogo di rimorchio. Il movimento gay ha sempre conosciuto dei difensori di un’immagine rispettabile e dei sostenitori di una vita libera e consapevole, ma dobbiamo smettere di demonizzare la sessualità “ricreativa”, che è una caratteristica della specie umana: la storia dimostra che la visibilità e certi “eccessi” dei gay non hanno impedito l’evoluzione dei diritti in molti paesi.

Avete ricevuto critiche perché i vostri fumetti potrebbero mettere in cattiva luce gli omosessuali o ostacolare il cammino dei diritti?

No, per fortuna non è mai successo qui in Belgio! [Ride.] Però è vero che qui, o in Quebec, dove vengono pubblicate le strisce, viviamo una situazione davvero ideale, in cui l’uguaglianza dei diritti è un dato acquisito e l’accettazione dei gay è molto ampia. Basta spostarsi in Francia per vedere come il dibattito sul matrimonio per tutti ha permesso ad alcuni gruppi estremisti minoritari di dare vita ad un discorso molto moralizzatore che, per forza di cose, ha influenzato alcuni gay. Però, secondo noi, odiare la propria sessualità significa odiare se stessi.

A proposito del rapporto con la sessualità, bisogna notare come la comunità gay purtroppo non sia sempre tollerante al proprio interno. Le categorie sulle app mostrano chiaramente nuove divisioni e una sessualità consumistica: nella comunità gay è meglio non essere troppo vecchi, grassi, poco dotati, HIV-positivi o immigrati irregolari… Aggiungo poi che i gay sono a volte i primi a segare il ramo sul quale sono seduti: se inquiniamo e sporchiamo i luoghi di battuage, per forza poi le autorità saranno spinte a intervenire.

Ora state lavorando su due progetti molto interessanti: il primo è la mini-serie “Mort à plein temps” (Morte a tempo pieno), che racconta la storia di Léo, ragazzino che, terrificato dall’idea dell’immortalità, tenta in ogni modo di suicidarsi. Léo, però, non è un ragazzino come tutti gli altri…

“Mort à plein temps” è un progetto ispirato alla mia educazione cattolica. Quando ero piccolo, gli altri mi identificavano già come un diverso e la vita eterna promessa dal corso di religione per me era un incubo: avevo paura di essere molestato per sempre. Nasce da qui l’idea di un fantasma che non sopporta più la sua vita eterna e vorrebbe porvi fine: i suoi tentativi di suicidio a priori impossibili riveleranno una forma di creatività in questo personaggio marginalizzato e gli permetteranno di trovare il suo posto all’interno della comunità dei fantasmi.

Nonostante dei problemi di finanziamento pubblico – il tema del suicidio è un tabù -, “Mort à plein temps” rivive oggi nel quadro di un progetto multimediale (mini-serie, videogame, social network…). Il fantasma non è più un bambino di nove anni come nel progetto iniziale, ma un giovane adolescente che deve affrontare i temi della diversità, dell’accettazione, come anche altri temi più universali come il senso di solitudine e di assurdità, la speranza, eccetera.

Il secondo progetto, “Waka Huia”, è molto diverso: di cosa si tratta?

Il progetto di questo corto di animazione è stato ispirato da un maori venuto a visitare la tomba di suo nonno morto in Belgio durante la prima guerra mondiale. Anche qui troviamo il confronto tra due mondi, con dei maori venuti a combattere dall’altra parte del pianeta: è un omaggio all’universalismo, alla pace, all’incontro e alla solidarietà. Abbiamo proposto questa storia incredibile a un produttore che ne è stato subito entusiasta. Con Philippe, che è co-sceneggiatore anche di questo film, abbiamo fatto dei sopralluoghi in Nuova Zelanda, dove gli incontri con i maori si sono susseguiti uno dopo l’altro: le cose sono evolute molto velocemente.

L’incontro con il maori che ha ispirato quest’ultimo film è avvenuto grazie al fatto che gestite un bed and breakfast, vero?

Sì, la nostra attività di bed and breakfast (damedecarreau.be) è un’attività complementare che a volte dà qualche spinta alle mie attività artistiche. Affittiamo due camere a casa nostra, a 15 minuti dal centro di Bruxelles, e così possiamo accogliere le persone come degli amici e farli sentire come a casa. Offriamo un’accoglienza personalizzata e a prezzi molto accessibili rispetto alla media di questa città, circa 55 euro a notte. Le due camere condividono lo stesso bagno, ma agli ospiti, compreso nel prezzo, offriamo una colazione genuina ogni mattina e uno spazio dove mangiare o prendersi una birra o un caffè.

Che tipo di clienti avete?

Il bed and breakfast è gay friendly, ma gli omosessuali che scelgono di venire da noi di solito non sono quelli del circuito gay: cercano soprattutto un incontro, uno scambio e sanno che avranno tutte le informazioni senza problemi… come quel prete che abbiamo avuto come ospite e al quale abbiamo fatto da guida nei sex club e nei luoghi di ritrovo sadomaso di Bruxelles!

 

Pier
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