Luca Trentini, doppio militante tra Arcigay e SEL

Nella confusione politica italiana, anche capire quale sia e come stia evolvendo il rapporto tra partiti, istituzioni e movimento LGBTQ* non è affatto semplice. Per questo, dopo l’intervista a Rossana Praitano, leader storica del movimento romano e ora candidata nelle liste del PD alle Comunali di Roma (Il grande colibrì), interloquiamo oggi con Luca Trentini, che ha scelto una sorta di “doppia militanza”, dividendosi tra movimento e politica istituzionale.

Trentini, ex presidente del circolo Arcigay di Brescia ed ex segretario nazionale dell’associazione, a febbraio è stato candidato alle Regionali in Lombardia per Sinistra Ecologia e Libertà (SEL). Il partito di Nichi Vendola si è fermato all’1,8%, non riuscendo ad eleggere neppure un consigliere, ma Trentini ha ottenuto un buon risultato personale, raccogliendo ben il 12% delle preferenze accordate ai candidati della lista (gli altri due candidati gay della competizione elettorale, pur correndo nella ben più aperta provincia di Milano, si sono fermati uno allo 0,9% e l’altro all’1,5%).

Dopo una lunga vita di militanza nel movimento LGBTQ*, hai scelto di candidarti alle Regionali lombarde con SEL: come è nata questa scelta?

In realtà non ho mai abbandonato la vita del movimento: sono semplicemente tornato alla militanza di base dopo alcuni anni al vertice di Arcigay. La mia candidatura è nata dalla volontà di SEL di promuovere alcune figure della società civile che fossero portatrici di alcuni temi di interesse per la sinistra: la stessa attenzione ha portato alla candidatura di Laura Boldrini, poi diventata presidente della Camera. Hanno chiesto la mia disponibilità e ho accettato, visto che i miei ideali sono da sempre collocati nella sinistra sociale.


Come cambia la vita passando dalla realtà del movimento a quella di un partito?

Entrando in un partito le competenze si allargano e ci si deve confrontare con la complessità di argomenti “altri”, come il lavoro, l’ambiente, la sanità, le famiglie e le dinamiche legate al welfare e all’economia. Posso quindi dire di aver allargato i miei interessi anche ad altre questioni, oltre ovviamente ad aver portato nel dibattito una specificità che mi contraddistingue: l’attenzione ai diritti e alla dignità delle famiglie e delle persone LGBT e la lotta ad ogni discriminazione.

Mentre le associazioni LGBTQ* sono quasi scomparse dai mezzi di informazione nazionali, sempre più voce la stanno conquistando gli esponenti gay e (più raramente) lesbiche all’interno dei partiti…

In realtà in questo periodo vedo pochissime voci LGBT presenti sui media. L’associazionismo ha sempre faticato a rompere il muro di gomma dell’informazione, abituata a registrare solo casi eclatanti di cronaca o fenomeni di gossip poco approfonditi. Anche gli esponenti partitici, legati ai movimenti, appaiono voci sporadiche ed isolate.

Secondo te stiamo assistendo ad un cambiamento dei rapporti tra movimento e politica?

Il movimento LGBT in questi ultimi anni ha agito in maniera molto critica, rifiutando logiche di compromesso legate al partitismo e rivendicando la pienezza dell’uguaglianza come orizzonte ideale del proprio rapporto coi partiti. Credo si debba proseguire su questa linea. Sta ai partiti rispondere a queste sollecitazioni con proposte credibili. Reputo inoltre fondamentale che la causa della piena uguaglianza delle persone e delle famiglie omosessuali non sia più e solo appannaggio degli esponenti gay o lesbiche che lavorano all’interno dei partiti. Deve diventare una sensibilità comune, persino strutturale per un partito che voglia collocarsi a sinistra o definirsi riformista.

Da un lato il movimento deve facilitare la visibilità e il consenso sociale attorno alle nostre rivendicazioni, dall’altro i partiti devono assumere la causa dell’uguaglianza come una delle cifre qualificanti del loro agire politico. D’altra parte nessuno può negare che in questi ultimi anni l’attenzione sui nostri diritti sia diventata un fenomeno di massa, tanto da entrare in modo pesante nei programmi politici delle scorse elezioni. In questo senso chi, come me, lavora anche dentro un partito, deve contaminarlo con le proprie istanze ed agire da moltiplicatore di consenso. Una legge non la si vota con i soli voti degli esponenti LGBT.

Parliamo un po’ di SEL… Il bilancio del partito non mi sembra affatto positivo: prima Vendola è stato superato da Renzi alle primarie del centro-sinistra, poi ci si è fermati a un deludente 3% alle politiche, ed ecco infine il tradimento del PD con il governissimo con Berlusconi…

Non sono d’accordo: la sinistra non aveva rappresentanza parlamentare prima delle ultime elezioni, ora invece abbiamo 37 parlamentari e 7 senatori, oltre alla presidenza della Camera dei deputati. Inoltre gli ultimi eventi hanno avviato un percorso di riaggregazione che, se ben condotto, potrà avere esiti favorevoli. Tuttavia il passaggio fondamentale operato dalla sinistra è quello di aver mutato la propria carta d’identità: da partito di protesta, di lotta sociale e di opposizione strutturale si è operata la scelta, elettoralmente non indolore, di diventare sinistra di governo, assumendosi la responsabilità di abbandonare un improduttivo isolamento per “sporcarsi le mani” nella gestione del Paese. Purtroppo gli eventi hanno superato le buone intenzioni, riconsegnando a SEL un ruolo di opposizione.

In Italia, dunque, la sinistra non è una specie in via di estinzione?

Le istanze e le idee di sinistra sono tutt’altro che estinte nel nostro paese. La crisi economica, la necessità di una redistribuzione del reddito e di una maggiore equità ed attenzione nei confronti delle fasce più deboli della popolazione sono argomenti di estrema attualità. Sta ai partiti di sinistra essere credibili sul piano delle proposte, innovativi sul piano dell’informazione e concreti sul piano dei risultati, rimanendo coerenti e fedeli al proprio elettorato e agli obiettivi della propria azione politica.

Intanto, con il governo Letta, è tornata al governo l’impresentabile destra italiana… Credi che questa legislatura potrà registrare dei passi avanti nel riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQ*, delle donne, degli immigrati?

Sono scettico. Al di là dell’ampio appoggio parlamentare, l’esecutivo nasce assai debole. Le modalità con cui questo governo ha visto la luce e l’appoggio, temo mortale, del PdL renderanno difficile la proposizione dei temi che ci stanno cari. Anche se in Parlamento potrebbe effettivamente esserci una maggioranza favorevole, il governo non potrà assumersi il rischio di far approvare progetti di legge indigesti al centro-destra, mettendo così a repentaglio la propria sopravvivenza.

Eppure alcune personalità davvero interessanti fanno parte del governo Letta: penso alla neo-ministra alle Pari opportunità, la LGBTQ*-friendly Josefa Idem, alla radicale Emma Bonino, all’attivista per i diritti dei migranti Cécile Kyenge…

Temo che, al di là di singoli esponenti effettivamente sensibili alle tematiche del movimento, assisteremo ad una navigazione a vista e ad una cancellazione dal dibattito di quei temi che sono lontani dal sentire della destra. Non a caso nel discorso con cui Enrico Letta ha chiesto la fiducia alle camere non sono stati citati né i diritti degli immigrati, né quelli della comunità LGBT, né questioni legate al progresso civile come il testamento biologico, la procreazione assistita, le tematiche ambientali e la difesa dei beni comuni. Mi pare assai indicativo!

Nel frattempo il MoVimento 5 Stelle continua ad accreditarsi come l’unica vera opposizione… Il futuro è a 5 stelle?

Credo che il successo del M5S sia la risposta sbagliata ad una serie di istanze giuste e legittime. Solo e soltanto se il centro-sinistra saprà offrire davvero risposte credibili alle istanze che stanno alla base di questa ondata di malessere e di protesta potrà sperare di ritrovare credibilità e vigore. I partiti devono comprendere che tutto è mutato: pretendere di condurre il gioco politico con le stesse regole che l’hanno governato in questi ultimi 20 anni è un esercizio suicida. Da parte mia non amo i partiti verticisti, legati a figure carismatiche, né il qualunquismo di chi fa di tutta l’erba un fascio, tuttavia credo che la spinta propulsiva al cambiamento che viene dal loro successo elettorale possa avere un ruolo positivo nel processo di necessario cambiamento del mondo politico.

Purtroppo le scelte di questi giorni non facilitano questa prospettiva: il governo Letta non assume il cambiamento come propria prospettiva e il M5S ha scelto la propria purezza ideale piuttosto che l’assunzione di responsabilità di governo. La strada è difficile e non priva di rischi. SEL ha scelto di stare all’opposizione, analogamente al Movimento 5 Stelle, facendo prevalere la coerenza e il patto con i propri elettori su logiche di altro genere.

Il M5S sostiene di essere l’unica forza politica davvero a favore dei diritti civili: hanno depositato alcune proposte di legge…

Anche i nostri parlamentari hanno presentato le proposte di legge del movimento. Però, come dicevo prima, temo che i delicati equilibri su cui si regge questo governo faranno sì che nulla cambi. In questo frangente anche i grillini hanno una grossa responsabilità. Se non sapranno costruire, tramite la collaborazione con le altre forze parlamentari, le condizioni per un concreto cambiamento faranno la fine del Fronte dell’Uomo Qualunque e rimarranno l’ennesimo episodio di protesta sterile della storia repubblicana. I numeri parlamentari costituiscono un’occasione enorme per modernizzarci, sempre che si colga l’opportunità di rendere davvero civile, inclusivo ed europeo il nostro paese.

 

Pier
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