Dai manga alla scuola, il Giappone accoglie gay e trans

Una scena tratta da "Host Club - Amore in affitto"

Un carcere di Tokyo procura ai detenuti i fumetti con scene di sesso eterosessuale, ma non quelli che rappresentano incontri gay perché, secondo l’amministrazione penitenziaria, potrebbero provocare problemi di disciplina e di ordine. La denuncia dell’associazione Tokyo Bar [Toben] forse potrebbe sembrare poca cosa, ma la discriminazione è palese e, soprattutto, in Giappone i manga sono sacri: non solo costituiscono un mercato miliardario, ma rappresentano anche un’espressione culturale fondamentale e un motore di trasformazione sociale molto potente. Gli studiosi hanno pochi dubbi sul fatto che se oggi i giapponesi si dimostrano sempre più aperti nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), gran parte del merito è da attribuire agli yaoi, i fumetti che raccontano storie di amori tra ragazzi e che hanno grande successo soprattutto tra le donne.

I fumetti, insomma, hanno rotto il tabù sull’omosessualità maschile e l’hanno fatta conoscere al grande pubblico. Lo stesso processo si sta sviluppando negli ultimi anni per quanto riguarda le differenze legate all’identità di genere, come spiega Britt Peterson su AFR.

La “mutevolezza” del genere di alcuni personaggi è una costante nei manga, ma è sempre stata presentata come semplice espediente narrativo, spesso in chiave comica. Grazie a “Hourou Musuko“, fumetto uscito dal 2002 al 2013 e diventato serie animata nel 2011, le cose sono cambiate: Takako Shimura ha raccontato in chiave realistica la storia di Shuichi, “un ragazzo che vuole essere ragazza”, e di Yoshino, “una ragazza che vuole essere ragazzo”, e dei problemi che devono affrontare, soprattutto a scuola, in una società fortemente binaria che non riconosce la transessualità.

Da allora molte identità non binarie sono diventate protagoniste di manga sempre più realistici e attenti alla diversità. Dal 2003 al 2009 “IS” ha raccontato la storia vera di un intersessuale, cresciuto come un maschietto, ma poi costretto a frequentare il liceo in abiti femminili perché risultava donna sul certificato di nascita. In “Smells Like Green Spirit”, uscito tra il 2011 e il 2013, due giovani genderqueer si confrontano tra loro e subiscono atti di bullismo e violenza sessuale dai compagni di scuola. Infine, “Bokura No Hentai”, una serie partita nel 2012, è la storia di alcuni piccoli crossdresser che frequentano la scuola media.

Non è un caso se tutti questi fumetti sono ambientati nelle scuole: è proprio tra i più giovani che si registrano le sofferenze e le difficoltà più forti ed è proprio a partire dai più giovani che si può costruire una società più giusta e accogliente. Lo sa bene il ministro dell’educazione giapponese, Hiroshi Hase: dopo aver lanciato un programma a favore degli studenti LGBT più grandi in aprile, ora ha annunciato una serie di provvedimenti che riguarderanno le scuole elementari e medie [The Japan Times]. Le iniziative di educazione alla diversità nelle scuole sono davvero importanti, come sanno anche gli italiani [Il Grande Colibrì], e non dovrebbero preoccupare nessuno: le teorie complottiste sull’inesistente “ideologia gender” sono troppo assurde persino per stare nei fumetti…

 

Pier
©2015 Il Grande Colibrì
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