Marchetta da bollino: è gay-friendly… ma i diritti?

E se l’ineffabile sottosegretario Carlo Giovanardi questa volta avesse ragione?“. Il dubbio è di quelli atroci, non ti fa dormire bene la notte. Ti ripeti il vecchio adagio secondo cui anche gli orologi rotti segnano l’ora giusta due volte al giorno, ma non basta, non ce la fai a prendere sonno. Poi, quando Morfeo finalmente ha la meglio, ecco che il sottosegretario ti appare pure nei sogni, roba che manco una peperonata a mezzanotte… E ti svegli di soprassalto, urlando: “Nooo!“, mentre quella domanda perniciosa torna a martellarti il cervello: “E se Giovanardi questa volta avesse ragione?“.

Ma facciamo un passo indietro. La nuova moda nel panorama LGBTQ* è quello del bollino gay-friendly, annunciato dal consorzio di promozione turistica di Padova: “L’idea è quella di creare un marchio da esporre nei locali in grado di garantire un certo livello di ospitalità anche alla clientela omosessuale” (leggi). Anna Paola Concia, parlamentare lesbica del PD, subito rilancia con il suo – ci tiene molto a sottolineare che è suo, personalissimo, di lei in prima persona – progetto “Friendly Italia”: “Torino e il mio progetto andrà oltre l’esempio di Padova” afferma con fierezza (leggi).

Cosa propone Concia già da inizio luglio? “Un bollino di riconoscimento per tutte quelle attività commerciali e imprenditoriali che si impegnano in politiche attive di inclusione e promozione dell’uguaglianza verso tutte quelle categorie sociali più esposte all’esclusione e alle discriminazioni” (leggi). Un bollino alla padovana che, però, non si limiti a “premiare” gli anti-omofobi, ma garantisca anche l’assenza di razzismo e sessismo. E questo è già un piccolo passo avanti, le va riconosciuto…

E però il commento di Carlo Giovanardi, spurgato dall’ipocrisia e dalle squallide motivazioni d’odio, per una volta sembra piuttosto ragionevole: “Non esistono gay o persone normali, bianchi o neri, tutti sono italiani. Segnalare ‘locali amici’ è come se un bar affiggesse all’ingresso il cartello ‘sono accettate le donne’, oppure ‘qui gli extracomunitari possono entrare’. Tutto ciò è qualcosa ancor più discriminatorio” (leggi). Ragionevole un commento di Giovanardi? Qui si va oltre le frontiere della fisica e, soprattutto, dell’ossimoro!

Tuttavia, il bollino che indica che in un bar, in un albergo o in un ristorante gay, lesbiche e transessuali sono accettati suona tanto paradossale quanto il cartello “Vietato l’ingresso ai ragni e ai visigoti” che Roberto Benigni affigge sulla porta della sua libreria in “La vita è bella” (e forse non è un caso che a Padova si equipara, in perfetta buona fede, l’apertura alle diversità sessuali alla “sensibilità verso gli animali, che ancora non sono accolti in molti alberghi“; leggi). Il fatto è che, forse inconsapevolmente, viene ribaltato del tutto il piano sul quale stanno i nostri diritti.

Il bollino dovrebbe indicare, spiega Concia, “spazi sicuri dove due ragazzi gay possono tenersi per mano, come una qualsiasi coppia eterosessuale, e un ragazzo di colore non venga guardato con disprezzo“, senza rendersi conto che tutti gli spazi dovrebbero garantire libertà, sicurezza e rispetto per tutte le persone. E’ utopia, la realtà italiana è diversa? Incoraggiamo allora i cittadini a denunciare le situazioni negative, dove i diritti vengono violati, ricordiamo che ogni discriminazione è reato, con o senza la legge anti-omofobia (la quale prevede solo aggravanti e solo per crimini violenti).

E invece no: non si additano i “cattivi”, ma si promuovono i “bravi”; non si indica come eccezione negativa il discriminatore, ma si premia come eccezione positiva chi non discrimina. In altre parole, il rispetto viene considerato non come un comportamento ovviamente dovuto verso tutti, ma come un servizio in più offerto alla clientela: “Qui si parla russo, si accettano i buoni pasto e si accolgono i gay“. Sgradevolissima sensazione che purtroppo l’onorevole Concia non dissipa per niente, anzi rafforza parecchio…

La parlamentare, infatti, spiega che “lo scopo è di attrarre, anche dall’estero, flussi economici ma anche flussi di turismo delle comunità più discriminate che, in questo modo, troverebbero luoghi accoglienti e inclusivi, incentivando i privati a mettere in campo queste buone pratiche” e solo dopo aggiunge: “Inoltre potrebbe essere una proposta seria e credibile, per iniziare a sconfiggere quel male sociale che si chiama intolleranza“… Ma allora è una politica innovativa(?) o una bella (?) trovata pubblicitaria, sull’onda delle pubblicità di Ikea (foto)?

Forse, alla fine, sarà solo una bolla di sapone, al pari della trovata estiva sulla campagna di outing di Aurelio Mancuso – ricordate ancora? (iGC) -, un annuncio di rivoluzione destinato a sgonfiarsi all’improvviso e ad essere dimenticato in poco tempo. Non sono state ancora dimenticate, invece, Rosa Louise Parks (wiki) e Sylvia Rivera (wiki), ma loro di bollini non avrebbero mai voluto sentirne parlare…

 

Pier
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1 commento

  • che tristezza 'sti bollini…dalla serie come ghettizzare ancora di più i c.d. "diversi"…a quando una fascetta al braccio con un marchio che indichi l'orientamento sessuale? Poi si potrebbe passare all'apartheid mi pare ovvio…

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