MOI – Gay-islam pride? E perché no?

Milano trasformata nella “Mecca dei gay“, nella città del “gay-islam pride“: nel solito articolo di Libero (leggi) (questa volta Franco Bechis voleva fare il cecchino contro Giuliano Pisapia) a sorprendere non sono tanto le imprecisioni, le bugie e i deliri, quanto la sfrontatezza con cui la cultura dell’odio, della paura e dell’ignoranza si presenta senza veli, sicura di poter ancora dominare e controllare gli italiani.

Questa sfrontatezza è stata rimarcata da più parti, come ad esempio su gay.tv da Arianna Panacea (leggi). La destra ormai punta tutto “sulla politica della paura, del pregiudizio e dell’ignoranza“, scrive giustamente, per poi premurarsi di informarci che “i rom musulmani non esistono, come i gay e la Mecca sono due concetti agli antipodi per natura“.

Che la sostanza del pregiudizio sia sempre la stessa, si parli di omofobia, razzismo o islamofobia, a Panacea non sembra chiaro. Che ci siano milioni di islamici omosessuali e transessuali, tra cui non pochi attivisti dei diritti, nel mondo e anche alla Mecca lo esclude “per natura” (scelta lessicale un po’ infelice, quando si parla di omosessualità…). E i rom musulmani (la maggioranza in Medio Oriente e niente affatto rari neppure in Europa) semplicemente “non esistono“…

E’ triste vedere come la vulgata imperante (omofoba, razzista, islamofoba) riesca a condizionare la stessa percezione della realtà di chi, senza dubbio, parte con uno spirito aperto e tollerante. La strada del dialogo, però, è impervia e difficile e non basta denunciare l’odio, la paura e l’ignoranza altrui: occorre invece impegnarsi attivamente per sostituire il rispetto all’odio, la curiosità alla paura, la conoscenza all’ignoranza.

E’ questo l’obiettivo che vuole porsi il progetto MOI – Musulmani Omosessuali in Italia: promuovere il rispetto, la curiosità e la conoscenza; dare voce all’Islam più progressista e laico (definito spesso “moderato”: che banalizzazione!); essere punto di riferimento per le persone LGBTQ* di religione, cultura o famiglia musulmana, nate o immigrate in Italia; essere punto di incontro e di confronto anche tra persone di orientamento sessuale diverso e di religione diversa.

MOI non è un progetto politico, nel senso che non vuole proporre una “via islamica” alla definizione e difesa dei diritti umani delle persone LGBTQ*: crediamo che non esista nessuna via islamica ai diritti, come non esiste nessuna via cristiana, ebraica, buddista… La lotta politica per i diritti può inserirsi solo in una visione laica e democratica dell’essere umano e della società.

Crediamo, tuttavia, che riflettere su Islam e omosessualità possa avere un grande interesse culturale (e per qualcuno anche spirituale). L’unico intento politico – dichiaratamente politico – di MOI è quello di guardare in faccia la realtà e di abbattere gli schemi e gli schermi del pregiudizio.

MOI si articolerà in tre rubriche, che verranno pubblicate a ruota ogni giovedì.

MOI Reading racconterà la storia dell’omosessualità nella cultura islamica e analizzerà, senza alcun intento proselitistico, alcune proposte di lettura e interpretazione del Corano differenti da quelle fondamentaliste che dominano, uniche e incontrastate, l’immaginario collettivo.

Attraverso MOI Answers i lettori potranno richiedere consigli e suggerimenti, inviandoci una e-mail all’indirizzo mail@ilgrandecolibri.com. Cercheremo di dare qualche risposta, qualche informazione, qualche spunto di riflessione, insieme agli altri lettori che potranno dire la loro nello spazio dei commenti.

Infine, con MOI Maps racconteremo la vita degli omosessuali e transessuali nei paesi a maggioranza islamica e nelle principali comunità musulmane occidentali, attraverso la storia, la cronaca, il diritto e le testimonianze dirette raccolte in interviste.

 

Maha as-salâma,
Pier
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1 commento

  • Questo blog è molto interessante! Peccato averlo scoperto con due anni di ritardo (ma meglio tardi che mai). Bravi ragazzi! Continuate così, di ignoranza in giro ce n'è troppa!

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