Il nemico numero 1 degli omofobi? Sono i gay cristiani

Questa notte alcuni sconosciuti hanno attaccato Progetto Gionata, il portale italiano che ormai da anni racconta il rapporto tra fede cristiana e omosessualità [gionata.org]: qualcuno, violando le password, è riuscito a entrare nella piattaforma informatica e ha cancellato tutti gli articoli presenti sul sito. “Hanno bloccato tutti gli account di gestione e di pubblicazione, hanno cancellato tutte le immagini, i link, eccetera… Vogliono farci tornare al tempo in cui amare una persona del proprio sesso era considerato qualcosa di nefando, di indicibile, di cui non si potesse parlare” scrivono i webmaster del portale. Per fortuna è stata conservata copia di tutto, quindi Progetto Gionata potrà essere ripristinato già nei prossimi giorni, non appena gli amministratori avranno verificato che davvero non è andato perduto nulla. E l’attacco è stato denunciato alla polizia postale, nella speranza che rintracci gli hacker.

L’OMOFOBIA SVUOTATA DI CERTEZZE

Vorrei raccontare il mio dispiacere per l’ennesimo attacco subito da un sito che ha tutta la mia stima e con cui collaboriamo volentieri (poco tempo fa ignoti sono riusciti a cancellare la pagina Facebook del progetto, che ora è stata ricreata: facebook.com). Avrei la tentazione di lanciarmi in un lungo discorso sugli autori di questo gesto, sui loro metodi, su quello che questi metodi rivelano a proposito di quello che alberga nei loro cuori. Ma c’è qualcosa di molto più importante e di molto più urgente da discutere. C’è una domanda che ha bisogno di innescare una riflessione collettiva del movimento LGBTQI italiano e di trovare una risposta il prima possibile: perché il fronte omofobico si sta scagliando contro questo portale su fede e omosessualità con costanza e virulenza senza pari?

Progetto Gionata è il nemico numero uno perché viene percepito come un pericolo eccezionale, un ostacolo incomparabile. Eppure è solo un sito, dotato oltretutto di risorse scarse: è privo di soldi, sembra privo di potere. Chi lo attacca ha forse paura che convinca gli italiani a rispettare le minoranze sessuali, che convinca gli omosessuali a reclamare l’amore delle chiese di cui sono fedeli? Certo, Progetto Gionata è uno strumento importante, ma è difficile credere che possa modificare i sentimenti delle masse. Sospetto, però, che rappresenti un pericolo persino maggiore: gli omofobi percepiscono il rischio nel proprio stesso cuore, perché questo sito libera con pazienza, pezzo dopo pezzo, la religione dai veli del pregiudizio e lascia nudo chi assurdamente invoca l’odio in nome del Dio dell’amore.

UN LAVORO PIU’ CALMO E PIU’ EFFICACE

Un altro punto merita, secondo me, una riflessione. Viviamo sommersi da polemiche costanti, che si succedono una dopo l’altra, presentandosi ogni volta come la battaglia definitiva che merita le nostre urla più alte, la nostra indignazione più estrema, i nostri toni più imbarbariti. Ma chi ricorda per cosa ci siamo azzuffati ieri, la settimana scorsa, un mese fa? Ci siamo abituati a questo ciclo di piccole apocalissi mediatiche che ci scoppiano tra le mani come bolle di sapone. A volte ci siamo persino specializzati in queste guerrucole contro il vento. E abbiamo perso di vista il fatto che il vero cambiamento, quello che spaventa davvero chi difende l’immutabilità del pregiudizio, è il frutto di un lavoro più lento, più calmo, di un discorso fatto non tanto per farsi sentire, quanto per farsi capire.

Personalmente, in fin dei conti, ringrazio chi ha cercato di cancellare Progetto Gionata. Perché ha gettato un fascio di luce, senza ombra di dubbio, su una delle esperienze più positive e belle del movimento LGBTQI italiano. E perché, in questo modo, sta offrendo a tutto il movimento l’occasione di riflettere su se stesso, sul contesto in cui opera e sulla propria azione, su un orizzonte temporale meno claustrofobico, sulla necessità di superare i preconcetti nei confronti di chi crede in un dio e/o segue una religione. Ora la palla sta nelle mani di tutti coloro che difendono il diritto all’amore: non calciamola via, ma trasformiamola nel mondo in cui vorremmo abitare.

 

Pier
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