Omofobia in Africa: uno stillicidio di brutte notizie!

Tunisia, religioni e gay, domande scomode agli islamisti

MONDO Potrebbe sembrare che, indipendentemente dalle ottime intenzioni, sarebbe stato forse meglio non alzare la voce da parte del premier inglese Cameron e del sottosegretario di stato americano Hilary Clinton (Il grande colibrì), quando nell’autunno scorso hanno annunciato campagne di promozione dei diritti omosessuali nei paesi in via di sviluppo ed in Africa in particolare: da allora le già non incoraggianti notizie provenienti da quel continente sembrano essersi fatte più cattive e più frequenti. Ma forse la spiegazione potrebbe essere invece che finalmente i media hanno cominciato ad occuparsi del problema, ed in questo caso nulla ci sarebbe da eccepire sulle suddette dichiarazioni. Sta di fatto che anche gli ultimi giorni presentano uno stillicidio di pessime novità: da un mite “dobbiamo concentrarci su cibo, educazione e salute, non possiamo sprecare tempo con i diritti per i gay” dell’associazione “Women for change” in Zambia (Times of Zambia) all’Uganda dove l’opposizione occidentale alla legge anti-gay genera risentimento (New York Times); dalla Liberia che prende in considerazione norme più severe contro gli omosessuali al Camerun che arresta dieci donne colpevoli di essere lesbiche (Washington Post). La situazione generale del continente viene presa in considerazione in un commento sintetico e discretamente puntuale dalla Radio televisione belga. Nel frattempo a Cameron e Clinton s’è aggiunto il segretario generale del Commonwealth Kamalesh Sharma, che è intervenuto contro le discriminazioni dettate dall’orientamento sessuale (Scoop).

MOI Un ex diplomatico tunisino, Farhat Othman, ha preso carta e penna ed ha scritto a Rachid Ghannouchi, leader spirituale e fondatore del partito islamico moderato an-Nahda che governa la Tunisia dopo la rivoluzione dello scorso anno. Una lettera aperta in cui si pongono domande scomode, che ben difficilmente troveranno una risposta soddisfacente, se mai ne troveranno alcuna. Othman chiede infatti se verrà garantita la libertà religiosa, inclusi i diritti all’ateismo e all’agnosticismo, e se le fedi religiose avranno tutte le stesse garanzie da parte della legge. Ma l’ex diplomatico chiede anche se an-Nahda accetterà la libertà sessuale come un diritto personale senza che lo stato o la religione influiscano sulle scelte di ciascuno e se il nuovo governo intende mantenere o sopprimere la legge promulgata dal precedente regime che condannava l’omosessualità e che – finora – non è stata abrogata. La missiva appare tanto più coraggiosa se si pensa che arriva dopo le dichiarazioni del ministro dei diritti umani Samir Dilou, che aveva dichiarato in tv che la libertà d’espressione ha dei limiti e che la “perversione” omosessuale sarebbe una vera e propria malattia mentale (Il grande colibrì). Ma ora la questione è posta direttamente: an-Nahda, che sostiene l’universalità dei diritti dell’uomo, come si pone rispetto a queste questioni? (Gayday magazinesegui MOI Musulmani Omosessuali in Italia).

In breve:
1) Nonostante le opposizioni e la campagna internazionale, inclusa la petizione di AllOut che in pochi giorni ha raccolto oltre 300mila firmatari nel mondo, la legge sul divieto anche solo di nominare l’omosessualità nella città di San Pietroburgo ha ricevuto l’avallo decisivo dal Parlamento locale (The St. Petersburg Times).
2) Si dice spesso che il mondo del calcio non sia pronto ad accettare l’omosessualità di alcuni giocatori. Sembra di questo avviso anche l’ex calciatore Carlo Petrini, autore di libri di denuncia sulla corruzione e i misteri dell’Italia pallonara: “Il mondo del pallone rischia di esplodere quando arriverà lo scandalo dei calciatori gay” (Il giornale).
3) E che molti calciatori si mostrino refrattari ad affrontare il tema, o addirittura siano omofobi, lo dimostrerebbe anche la pubblicità di cui è protagonista il giocatore spagnolo del Liverpool Pepe Reina: in realtà qui il calciatore non c’entra direttamente (casomai sotto accusa dovrebbe finirci la ditta pubblicizzata), ma la sensazione resta (The Guardian).

 

Michele
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