Omogenitorialità: mamme lesbiche e papà gay

Di recente, ed a più riprese, nella nostra Costituzione vengono proposte leggi sulle adozioni e sul riconoscimento delle coppie di fatto. Tuttavia, per cavilli di interpretazione, o mancanza di (apparenti) dati, atti a suffragare l’affidabilità delle coppie di fatto, omosessuali o non, vengono via via rimandate, se non bocciate. L’Italia, lo sappiamo, è brava in questo genere di cose…

In realtà le coppie di fatto, quelle cioè composte da persone che intendono vivere insieme senza sposarsi, esistono da sempre, ovviamente devono confrontarsi con la società italiana moderna, una società fatta di ipocrisie e finzioni e famiglie cosiddette “normali” solo all’apparenza.

Le famiglie lontane dallo stereotipo tradizionalista, che la Chiesa cattolica vuole a tutti i costi controllare sotto la sua ala di perbenismo, vengono ovviamente discriminate e bollate come non naturali o non sane per la prole.

Vittime, in genere, di ignoranza, vengono discriminati tutti coloro che ne fanno parte, quindi genitori naturali/acquisiti e soprattutto i figli, poiché lo Stato italiano, fortemente cattolico, sembra davvero fare di tutto per evitare che tali coppie di fatto non abbiano dei diritti egualitari alle coppie sposate.

Quando invece la coppia è una coppia omosessuale, le cose si complicano davvero, visto che noi omosessuali siamo già in partenza fortemente esclusi dal diritto di famiglia. In questo caso subiamo tutta la feccia della discriminazione di genere: le offese, le ingiurie, le umiliazioni di non essere riconosciuti come buoni genitori, o di non saper amare…

A tutt’oggi il nostro codice civile non contempla norme a tutela della famiglia di fatto (etero o gay), vista ancora come una “famiglia” fragile o del tutto eventuale.

Le statistiche invece sanciscono che in media le famiglie di fatto, quando nascono i figli, hanno una tenuta maggiore rispetto a quelle legate dal matrimonio, poiché la cura che la prole ha è di fatto un volere insito dei coniugi che intendono restare uniti soprattutto per i figli, mentre spesso, nel caso di coppie sposate, i figli sono una conseguenza del matrimoni, vengono per modo di dire, “per caso”. In Italia vi sono circa un milione di coppie che convivono ed un bambino su cinque nasce fuori dal matrimonio.

L’Italia dovrebbe, a mio avviso, cambiare assolutamente termini, se vuole davvero entrare in Europa, anche dal punto di vista del pieno riconoscimento e della tutela dei diritti delle persone, etero o non, ma soprattutto contro ogni discriminazione.

Poiché non esiste una regolamentazione giuridica in merito, ancor oggi, in materia di omogenitorialità, non esiste alcun tipo di legislazione che tuteli, o almeno comprenda, le difficoltà legate ad una famiglia di genitori omosessuali.

Nel caso specifico poi, attraverso le statistiche ed i dati alla mano, risulta molto più chiaro come, in generale, la comunità accetti molto di più una coppia lesbica di una gay. Infatti ai maschi sono legati binomi di pedofilia ed altro ancora che tendono ad appesantire il contesto sociale e la piena accettazione della coppia gay.

Tuttavia le coppie omosessuali, data la presenza costante ed irreprensibile dell’omofobia, celata sotto tutta una serie di interventi e discriminazioni verbali, fisiche o giuridiche, restano spesso nascoste o sopravvivono solo grazie ad una “facciata” eterosessuale, garantita di solito da un ex coniuge.

Sono molte le persone omosessuali (gay e lesbiche) che, ancora oggi, vivono l’omogenitorialità clandestinamente, che si sentono ostacolate e boicottate nel diritto di costituire un nucleo familiare e che si vedono ignorate, anche in situazioni già esistenti, dove ad essere coinvolti non sono solo gli stessi adulti omosessuali, ma soprattutto i loro figli. Questi, per l’appunto, devono gestire, loro malgrado, la discriminazione promulgata di solito dalla scuola, poiché non esistono sufficienti programmi di supporto, volti ad aiutare l’alunno-figlio, ed integrarlo tra gli altri ragazzi.

In una questione puramente di confronto, vorrei ricordare quanto la maggior parte dei paesi europei, come Francia, Spagna, Belgio, ecc…, sia già molto più avanti legislativamente nel riconoscere le coppie di fatto, omosessuali o non, ed in alcuni paesi addirittura anche i single, che decidano di avere/adottare un figlio.

Pongo l’attenzione anche sull’aspetto sociale di questa discriminante tutta italiana, che non propone nemmeno programmi di integrazione scolastica, atti ad educare gli allievi alla diversità in generale (di genere, razziale, sociale, culturale).

Persino nell’evoluta America, convivono modelli parentali ampi, dove, oltre ad essere riconosciute le famiglie di fatto (eterosessuali), esistono modelli multi-parentali, che includono cioè i partners omosessuali/lesbiche con il precedente genitore, che di solito è anche il genitore naturale dei bambini, e ne condividono le scelte di vita, come famiglia allargata.

Non per altro, i programmi scolastici attuali, impoveriti dall’attuale Ministro dell’Istruzione, altra spina nel fianco di questa povera Italia, anziché rafforzati, vengono ridotti o addirittura eliminati, non lasciando chiaramente spazio ad alcunché di costruttivo…

La famiglia resta, su tutto, l’unità di base fondamentale che costituisce una società e come tale deve, o dovrebbe cercare almeno, di integrare qualsiasi forma di pluralità e diversità che rispecchi il reale essere della società stessa. Ossia, dovrebbe essere nel grande tutto ciò che uno Stato è in piccolo, e come tale includere anche quel piccolo discriminato e trovare via via forme di integrazione mirate a far conoscere ed apprezzare la diversità, non a discriminarla…

Lo stereotipo più forte è sicuramente quello relativo al fatto che i figli devono avere una madre e un padre perché quella è l’unico tipo di famiglia naturale accettabile. D’altra parte, la coppia omosessuale che desidera dei figli deve necessariamente fare i conti con i limiti che la condizione del loro status gli impone.

Inoltre è il caso di ricordare i forti contrasti proposti ancora una volta dalla classe cattolica, che propone un modello di famiglia omosessuale del tutto inadeguato al bambino (soprattutto nel caso di coppie gay), sostenendo, prima tra tutte, la mancanza di amore genitoriale e rivendicando la “non-naturalità” del rapporto omosessuale, poiché non in grado di procreare.

Un’attenzione profonda dovrebbe essere dedicata appunto ai figli. Nella difficile risoluzione, non ancora chiarita, di stabilire prima di tutto cosa è o non è famiglia, bisogna tener conto del fatto che già esistono molte coppie omosessuali che hanno figli, ossia coppie di fatto omogenitoriali.

Tale per cui, io credo, sia essenziale dedicare attenzione alla socialità che il bambino vive, soprattutto dal punto di vista familiare, cioè il contesto tale per cui il bambino è relazionato con i suoi genitori naturali (se ci sono) e la coppia di genitori omosessuali/lesbiche, dove cioè egli cresce.

Il bambino, lo sappiamo, ha di natura una straordinaria capacità di comprensione, tale per cui non necessita di “filtri” particolari per apprendere e capire cosa sia o no l’amore. Egli infatti lo riconosce incondizionatamente e senza giudizio, quali possono essere stereotipi dannosi, legati alle discriminanti di una società che non tollera e non accetta.

Va comunque accompagnato, almeno nella prima fase di crescita/accettazione del coniuge/compagno/compagna, tale per cui, si è riscontrato, può nutrire gli stessi dubbi e perplessità (o non accettazione) che possono esserci in una coppia eterosessuale tradizionale. Insomma nessun vincolo, se non la capacità del bambino stesso, di accettare chi gli piace o no.

Altro aspetto è il diritto, infatti il bambino deve godere totalmente degli stessi diritti di cui gode il bambino con genitori eterosessuali o di una coppia sposata, tale per cui debba essere escluso da problematiche legislative, non ancora sanate nel nostro paese – per intenderci, i problemi dei genitori devono restare ai genitori…

Punto di debolezza da non sottovalutare riguarda il fatto che i bambini che crescono e vivono in famiglie omoparentali devono, purtroppo, battersi maggiormente contro la stigmatizzazione sociale. Questo deve fare riflettere sul problema dell’omofobia: infatti, la discriminazione e l’atteggiamento omofobo possono essere considerati i soli motivi per cui l’orientamento sessuale dei genitori può avere influenza sui figli.

In Italia la convivenza non è, al momento, disciplinata da nessuna legge specifica. Ciò vuol dire che la situazione delle coppie di fatto spesso è vaga e confusa e i due partner rischiano di vedersi negati alcuni diritti fondamentali, come quello di essere liberi di amare.

 

Adam
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