Outing: istruzioni per il non uso

Alcune premesse. 1. Qui non si parlerà dei dieci nomi tirati fuori (nascondendo la mano) da Mancuso per il suo outing sui politici di centrodestra.

2. Chi scrive sa di cosa sta parlando, avendo subito – sono già passati un po’ di annetti – un outing da parte (ironia della sorte) di un politico locale di centrodestra (forse pure lui gay, tra l’altro).

3. Al sottoscritto e a “Il grande colibrì” interessa discutere e portare ragioni con le persone che in buonafede hanno sostenuto le ragioni dell’outing (per esempio la scrittrice Michela Murgia; leggi), mentre non ho alcun interesse a discutere con Mancuso, che credo abbia fatto quest’azione (come già altre) solo per restare al centro dell’attenzione e non per un vero e proprio interesse a difendere la comunità LGBTQ*.

4. Da ultimo, ma non certo per ultima cosa, chi non approva la pratica dell’outing non tifa affatto per quei cialtroni che nascondono la propria omosessualità e votano leggi omofobiche o comunque irrispettose dei diritti di tutti; se qualcuno tenta di farvi credere che siamo dalla parte di questi squallidi individui, mente per mancanza di argomenti.

* * *

Ho letto sul web e sui giornali molti commenti all’operazione outing lanciata (e non firmata) da Aurelio Mancuso (iGC). Da una parte sarei tentato di lasciar cadere la cosa, sia per la scarsa stima nei confronti di chi l’ha lanciata (ma anche gli orologi fermi due volte al dì segnano l’ora esatta) sia perché – come insegnano gli anziani redattori – una notizia smentita è una notizia data due volte.

Tuttavia molti dei commenti che ho letto sono palesemente in buona fede e, in molti casi, di persone che stimo avere un bel cervello e una certa sensibilità, di amici che ritengo persone ragionevolissime. E del resto, probabilmente, anch’io (che come si noterà ho una certa stima delle mie facoltà cerebrali) in altri momenti della mia vita forse avrei apprezzato l’operazione, indipendentemente da chi l’avesse lanciata.

Allora mi sono chiesto se non sia utile confutare le ragioni dell’outing. A dire il vero arrivo abbastanza tardi anche qui: lo hanno fatto in molti e per la gran parte delle motivazioni mi appoggerò ad un intervento di Luigi Carollo (leggi): perché vi è una storia dell’outing che sembra essere ignorata dai promotori di questa folle iniziativa e perché l’outing ovviamente – ammesso che sia giustificato – non si può fare dicendo “tizio è gay” ma fornendo elementi che possano suffragare quanto affermato (e mi dispiace ma, scusatemi tutti, dire “lo sanno tutti” oppure “lo so da una fonte certa” è ben lontano dall’essere una prova…).

Carollo spiega che l’outing è stato in genere utilizzato per dimostrare che un modello positivo poteva anche essere omosessuale, come nel caso di Jodie Foster: è difficile che questo sia il caso della lista di politici italiani, a meno che ci sia qualcuno in grado di sostenere che qualcuno di questi figuri possa per qualcuno rappresentare un esempio positivo.

Poi cita Richard More: “L’Outing non invoca, non mobilita, e non conferma ritualmente i valori anti-gay; anzi va contro di loro, cerca di disfarli. Lo scopo dell’outing non è di causare vendetta, non è di punire, e non è lo sviare l’attenzione dal proprio stato degradato. Il suo scopo è di evitare il proprio degrado” (anche in questo caso non è ravvisabile un parallelo con l’outing di questi giorni).

Dopo aver osservato che l’operazione mancusiana è anonima (quindi poco affidabile), priva di prove (quindi per niente affidabile!) e non modifica sicuramente l’atteggiamento dell’elettorato (che non ha comunque la preferenza a disposizione e quindi non ha elementi per “sfiduciare” questi presunti gay omofobi), Carollo si chiede (questione per nulla secondaria) se non aver votato leggi a favore dei diritti omosessuali (o anche solo contro l’omofobia) sia sufficiente per ricevere la patente di omofobo.

Carollo, dalle premesse alla conclusione, non esclude l’utilità di un outing utile (l’opposto di quello qui in discussione, che non fa altro che portare la questione sul piano del gossip e delle presunte prove a favore o contro). E qui mi trova divergente, per ragioni che hanno esposto bene Vittorio Zambardino, blogger esperto di tecnologie, (leggi) e Michele Serra (leggi).

A chi, come la stessa Murgia, paragona quest’outing alle notizie di fatti privati su Piero Marrazzo e Silvio Berlusconi, mi limito mestamente a far notare che quelle vicende sono pubbliche perché si sono verificati dei reati che le hanno rese tali, diversamente sarebbe censurabile averle pubblicate oltre i confini della stampa scandalistica, che è squallida per definizione. I dieci onorevoli invece non risulta abbiano commesso reati connessi alla loro omosessualità (infatti, benché molti di loro abbiano commesso atti osceni in Parlamento, non si tratta di atti sessuali).

Vorrei aggiungere una considerazione a tutti questi eminenti pareri e in risposta a Michela Murgia e a chi ha sostenuto l’outing di questi giorni, con una motivazione apparentemente priva di controindicazioni: “Gli rovina la vita? Anche le politiche omofobe rovinano la vita a molte persone e il clima omofobo – fortificato da precise scelte legislative che mai hanno voluto penalizzare l’odio verso i gay – a qualcuno la vita l’ha fatta persino perdere“. Il ragionamento appare ineccepibile.

Purtroppo è lo stesso ragionamento che nei paesi democratici come gli Stati Uniti giustifica la pena di morte (hai ucciso? meriti la morte) e non credo che Michela Murgia, Aldo Busi e molti altri abbiano colto quest’inquietante analogia. Naturalmente non sfugge a nessuno (nemmeno a me) che una condanna a morte e uno sputtanamento pubblico non siano la stessa cosa: tuttavia identico è il principio da legge del taglione (che, per non i addetti ai lavori, c’è nella Bibbia).

Infine: l’omosessuale che rifiuta o si vergogna della propria condizione può avere reazioni inconsulte quando la sua sessualità viene rivelata (in questo senso sono contento che i mancusiani non abbiano fornito uno straccio di prova), perché non ha la struttura per reggerne il peso. Quando sono stato oggetto di outing (e non ero un personaggio pubblico, è stata una semplice vigliaccata dettata, immagino, da antipatia personale o forse da invidia) avevo raggiunto un’accettazione di me stesso tale per cui l’effetto è stato assolutamente nullo. Se fosse successo cinque anni prima, oggi certo non avrei scritto queste righe.

 

Michele
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3 commenti

  • Penso che l'outing è una cosa molto brutta che fa male così tante persone e tutte le cose sbagliate non vanno bene perché tutti meritano rispetto. L'outing disonorifica le persone che lo fanno e anche persone che lo vogliono, perché li rende meno umani, meno rispettoso delle persone e non troppo buono. Anch'io ho sofferto per l'outing in Marocco, e se penso che gli italiani gay fanno le stesse cose che omofobi in Marocco, mi sento molto triste, significa che il male è veramente ovunque. Penso che abbiamo bisogno di insegnare l'amore a queli che odiano e non rispondere all'odio con l'odio, perché queste persone hanno bisogno di capire cos'è l'amore, non vedono nella coppia gay, e non capire che cosa è l'odio, sanno cosa si tratta.

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