L’outing di Philippot e i pericoli dell’estrema destra gay

Si dica quel che si dica, ma il miglior rimedio contro l’outing è sempre il coming out…“: quello di Ian Brossat, assessore comunista alle politiche abitative di Parigi, su twitter.com è forse il commento più saggio alle polemiche scatenate dallo scoop della rivista scandalistica francese Closer, che ha pubblicato le foto di Florian Philippot, vice-presidente del partito di estrema destra Front National (Fronte nazionale; FN), in giro con il fidanzato giornalista per le strade di Vienna. Anche se l’omosessualità di Philippot era un segreto di Pulcinella (finora il politico aveva sempre rifiutato di parlare del proprio “chiacchierato” orientamento sessuale, spiegando, con un certo imbarazzo, che si trattava di una questione privata; v. video), l’outing in copertina è sembrato eccessivo alla classe politica d’oltralpe, che ha condannato, quasi senza eccezioni, lo scoop con parole durissime.

Solidarietà a Philippot è arrivata da molti politici socialisti (per Jean-Pierre Michel la rivista è “immonda“, per Nicolas Bays l’outing è “inaccettabile“) e anche dal segretario del Parti de Gauche (Partito di sinistra), Alexis Corbière, che scrive: “Sono in radicale disaccordo con le idee di Philippot, ma trovo disgustoso che un giornale riveli i dettagli della sua vita privata“. L’altro vice del Front National, Louis Aliot, rincara la dose: “Closer è colpevole come sempre: come fanno i cittadini a comprare questa roba?“. Per Marine Le Pen, la presidente del movimento di estrema destra che più volte ha denunciato i rapporti amorosi tra politici e giornalisti come una prova della collusione tra potere e stampa (ops!), lo scoop è “insopportabile” perché “la vita privata è sacra” (leparisien.fr).

A difendere Closer sono pochi, con motivazioni non sempre molto solide. L’Associazione dei giornalisti LGBT, ad esempio, giustifica l’outing di Philippot con il fatto che “forse permette di iniziare a capire la relativa discrezione della direzione dell’FN nei ‘dibattiti’ e nelle manifestazioni contro il matrimonio egualitario” (ajlgbt.info), mentre per Yannick Barbe, direttore della rivista gay Têtu, l’importanza politica dello scoop sarebbe sufficiente a renderlo legittimo, oltre al fatto che “le frontiere tra vita privata e vita pubblica si stanno spostando a gran velocità“. Inoltre, si ricorda una sentenza della Corte d’appello di Parigi secondo cui il diritto del pubblico a essere informato sull’omosessualità di un politico di primo piano prevale sul diritto alla privacy di quest’ultimo (tetu.yagg.com).

Insomma, il dibattito sembra limitarsi a valutare l’outing sotto il profilo del braccio di ferro tra il diritto individuale a (non) esprimere liberamente il proprio orientamento sessuale e il diritto collettivo a conoscerlo, tra la presunta bontà del fine di chi fa outing e la presunta perversità del mezzo scelto. Se questo dibattito è interessantissimo e richiede serie riflessioni, ci sono altri punti che meritano di essere analizzati e che rischiano di restare nell’ombra.

1) Lo scandalo dell’omofobia o dell’omosessualità?

Vincent Viollain, presidente delegato dell’associazione dei gay di destra GayLib, nota come le reazioni all’outing di Philippot svelino l’omofobia ancora presente nella classe dirigente francese: “Un’immensa parte del corpo politico, riunito in un coro di vergini, non smette di ripetere che è scandaloso ‘fare outing’“, ma, “se le foto fossero state di Florian Philippot con la sua compagna, nessuno avrebbe avuto le reazioni che abbiamo potuto osservare“, utilizzando quindi due pesi e due misure per omosessuali e eterosessuali (atlantico.fr). La differenza con cui è stato accolto lo scoop su Philippot e le tante rivelazioni sulle avventure amorose del presidente della repubblica François Hollande è innegabile.

Ma Léa Forestier, avvocatessa specialista in diritto della stampa, accusa lo stesso outing di Closer di omofobia: secondo la professionista forense la rivelazione dell’omosessualità di un politico è moralmente e legalmente giustificabile se si inserisce in un dibattito pubblico di più ampio respiro, mentre la rivista si è limitata a pubblicare delle foto con un evidente scopo sensazionalistico. L’omofobia della scelta sta tutta qui: l’omosessualità è ancora utilizzata come sinonimo di scandalo, cioè come “un carattere di svalutazione dell’uomo pubblico” (lanouvellerepublique.fr). Bisognerebbe poi chiedersi se davvero si può conciliare la difesa del coming out, come scelta di manifestare pubblicamente la propria affettività, e la difesa dell’outing, come potere di negare tale scelta a qualcun altro…

2) Il fascista cambia il pelo, ma non il vizio

Intervistato da franceinter.fr, lo stesso Philippot ha dichiarato: “L’FN non è né gay-friendly né il contrario: è French-friendly“. Certo, gli omosessuali nel partito sono ancora nascosti, ma possono fare carriera fino ai piani più alti, come Philippot. L’altro esempio è quello di Sébastien Chenu, cofondatore di GayLib, appena passato dall’Union pour un Mouvement Populaire (Unione per un Movimento Popolare; UMP) al Front National, guadagnandosi una candidatura e il ruolo di consigliere culturale della presidentessa Marine Le Pen (lefigaro.fr). E tutti ora sottolineano come, grazie alla presenza di dirigenti gay, il partito di estrema destra si sia opposto al matrimonio per tutti in modo non troppo chiassoso, con “relativa discrezione“, per riprendere l’espressione usata dai giornalisti LGBT.

Scivola in secondo piano il fatto che, al di là delle forme scelte, l’FN si è comunque opposto con forza e senza tentennamenti alle varie proposte che si sono succedute per allargare i diritti anche a lesbiche, gay, bisessuali e transgender. E anche se Marine Le Pen non si lascia andare agli squallidi commenti del suo predecessore e genitore Jean-Marie Le Pen contro le persone omosessuali e quelle HIV-positive, importanti esponenti del partito continuano a diffondere ignoranza e odio sull’omosessualità, come dimostrano i tanti spregevoli esempi elencati in una lettera aperta di lentente.net a Sébastien Chenu. Vogliamo poi ignorare la vicinanza politica tra il Front National e il regime omofobico russo, l’ammirazione esplicita di Marine Le Pen per Vladimir Putin, gli aiuti finanziari ricevuti?

3) Un arcobaleno nelle fogne della storia?

Basta citare i defunti Pim Fortuyn nei Paesi Bassi e Jörg Haider in Austria per ricordarsi come Florian Philippot non sia il primo e non sarà l’ultimo leader omosessuale dell’estrema destra europea, che anzi, come spiega lo storico attivista gay francese Didier Lestrade, “ha effettuato una muta sociale attraverso i gay, grazie ai gay, sulle spalle dei gay“. Il vero problema, insomma, non è l’orientamento sessuale dei giovani discepoli au dernier cri dei vecchi fascisti démodé, ma il fatto che negli ultimi anni, come ha denunciato da tempo lo stesso Lestrade in un libro e in un’intervista a ilgrandecolibri.com, l’estrema destra è riuscita ad attrarre sempre più gay, a spingere la comunità omosessuale a destra, a sdoganare il razzismo persino all’interno del movimento LGBT.

L’FN sta sfruttando le rimostranze della comunità LGBT nei confronti dei partiti di destra e di sinistra – spiega Lestrade – Incoraggia da molti anni uno spostamento continuo della comunità LGBT verso destra, in un contesto di crisi economica e di razzismo contro i neri e contro gli arabi“. Strumentalizzando alcuni fatti di cronaca enfatizzati sino all’eccesso e dipingendo ogni “non bianco” come un inevitabile omofobo, il razzismo ha impregnato la vita quotidiana di molti omosessuali, modificandone la visione del mondo e persino le scelte sessuali e affettive: Marine Le Pen “usa i gay bianchi autoctoni per dimostrare che il problema sono sempre loro: immigrati, neri e arabi” (slate.fr).

Insomma, ammesso e non concesso che il Front National abbia superato il proprio disprezzo nei confronti della minoranza omosessuale, questo cambiamento di pelle è finalizzato solamente a nascondere l’immutato cuore fascista che continua a pulsare per diffondere odio nei confronti delle minoranze. Nel tempo cambiano i bersagli (ebrei, gay, arabi…), nello spazio cambiano i nomi (Front National, Lega Nord, Vlaams Belang…), ma nell’oscurità delle fogne della storia non cambia quasi niente.

 

Pier
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3 commenti

  • Complimenti per l'articolo che é ben scritto e ben informato. Lo dico senza piaggeria, la qualità degli articoli -siete di gran lunga il miglior sito LGBT italiano, uno dei pochi che merita la lettura- é la ragione per la quale quando posso vi leggo e talora commento.

    Avevo letto le dichiarazioni di Léa Forestier e condivido abbastanza la sua riflessione sull'omofobia che tradisce questa vicenda (nulla ad ogni modo in comparazione con quello che successe in italia qualche anno fa)

    L'ultima parte invece mi trova in disaccordo. Lestrade ripropone una narrativa che secondo me ha fatto enormi danni, finisce per aiutare l'FN e ha stufato profondamente molti tra cui me.

    I problemi purtroppo esistono, si affrontano.

    ps: In margine a tutto questo pongo poi il problema più ampio degli omosessuali che militano con partiti anti-gay o anti-equality.

    Lo dico perché ci sono paesi in cui partiti di "sinistra" si sono fusi con partiti clericali ultra-cattolici e hanno promosso attivamente la clericalizzazione della loro nazione, riempito i parlamenti e ogni settore pubblico di ultra-cattolici anti-lgbt equality, bloccato e/o svuotato i diritti civili e negato diritti alle persone LGBT per decenni…. e purtroppo la condanna sia di quei partiti che dei gay che vi militano non é spesso stata pari a quella dei gay che militano in partiti di destra che paradossalmente sono molto più favorevoli ai diritti LGBT.

    Complimenti ancora per il bel post e buone feste 🙂

    Ogni bene!

    • Eitanyao, come sempre un commento ricchissimo di spunti, al quale vorrei rispondere raccontando piccoli episodi dai quali, credo, si possono ricavare altri spunti.

      Da quando è nato questo blog, che ha dedicato subito ampio spazio ai paesi "non occidentali" e alle persone migranti, non sono mancati insulti, commenti razzisti e anche minacce, in larga parte da maschi omosessuali italiani. La gravità di certi comportamenti ci ha spinti a fare scelte che inizialmente ci vedevano contrari e che per questo abbiamo adottato con molta riluttanza: impedire tout court i commenti anonimi sul blog e bloccare alcune persone sui social network. La necessità di prendere, davvero a malincuore, decisioni di questo tipo, insieme alla crudeltà di molti commenti sui social network e all’indifferenza generalizzata che li accompagnano, mi spinge a concordare con molte delle osservazioni di Lestrade.

      A proposito di social network, tra le ultime discussioni affrontate segnalo quella avuta con un militante gay di sinistra, che ci accusava di denunciare l’omofobia del regime di Putin solo perché guidati dalla propaganda imperialista americana. Non sono poi mancate polemiche di persone omosessuali di estrema sinistra contro articoli su Cuba (un paradiso per gli omosessuali!), sulla Palestina (ogni persecuzione degli omosessuali è colpa di Israele!) o sui gruppi jihadisti in Siria e Iraq (organizzati dalla CIA!). Anni fa mi aveva contattato un gruppo di sinistra radicale che stava organizzando un incontro sull’Afghanistan. Gli organizzatori avevano bene in mente che c’erano numerose violazioni dei diritti umani da parte di afghani, ma non se ne doveva parlare davanti al pubblico, perché altrimenti la gente poteva confondersi e non individuare bene i cattivi (leggi: gli americani).

      E poi il gran finale degli omosessuali del PD, che sono ancora un’altra categoria. “Sono prima di tutto un iscritto ai DS e poi un omosessuale” mi gridò infuriato al congresso di Gay Left (l’associazione LGBT degli allora Democratici di Sinistra) un militante gay storico al quale rimproveravo (da non elettore del suo partito) l’inazione del loro governo. Penso che nel PD questa mentalità, a metà strada tra fede cieca nel partito e fede cieca nella carriera, non sia stata superata e anzi sia dilagata. E – ahimè – spieghi in parte il silenzio di una parte del movimento, insieme a una necessità quasi infantile (ma poco innocente) di dividere il mondo in buoni e cattivi nel modo più semplice possibile.

    • Ciao Pier grazie per la risposta che ho apprezzato!!

      Sono molti punti e cercherò di essere il più breve possibile:

      Purtroppo non mi sorprende quello che mi racconti. Sfortunatamente l'odio é di moda e fare il male é facile. Anch'io purtroppo ho vissuto esperienze in parte simili quindi so di cosa parli. Hai, avete, tutta la mia solidarietà più sincera! :))

      Il discorso dell'estrema-sinistra sull'immigrazione per me é disastroso. Non si può continuare a dire "circulez y a rien à voir" perché significa regalare elettori ai fascisti … qui vi sono (con buona pace di Lestrade) problemi gravi che tu hai evidenziato bene in un post molto bello di qualche tempo fa (http://www.ilgrandecolibri.com/2014/09/califfato-islam-diritti.html)

      Io resto dell'idea che la scelta, in particolare ma non solo, della sinistra, in francia e in europa, di preferire il multiculturalismo communotarista alla laicità e all'integrazione é stata un gravissimo errore di cui oggi si beneficia gongolante gente come la Le Pen. Già oggi la cultura francese come giustamente hai notato anche tu é sempre più dominata dall'estrema-destra (in questo la francia segue purtroppo l'esempio italiano) e questo per me é grave, gravissimo.

      Il risultato é una una deriva micidiale: gli ebrei sono circondati ovunque da odio e si ripiegano su se stessi, i musulmani si sentono incompresi e si ripiegano su se stessi, i cristiani si sentono oppressi in "casa loro" e si ripiegano su se stessi, i gay hanno paura e si ripiegano su se stessi… é letale. o se ne esce o prima o poi gente come la Le Pen vincerà e precipiteremo tutti in una notte oscura.

      2) Non mi sorprende quello che dici sulle critiche che avete ricevuto da sinistra e ci tengo a precisare che il finale del mio commento Non era in nessun modo una critica velata al tuo post.

      Ponevo un problema che per me é importante. Io ritengo che il silenzio di tomba europeo su quello che succede in Vaticalia é dovuto anche al fatto che chi non riconosce (eufemismo) i diritti in questo caso é la sinistra. Si vedano i media lgbt europei che continuano imperterriti con una visione simplista e falsata della realtà vaticaliana.

      3) Mi voglio soffermare un secondo sul quel “mi gridò infuriato” (Ti sono solidale e concordo nel tuo sgomento difronte a una risposta del genere). Non ho frequentato e non frequento il movimento LGBT vaticaliano perché nei miei rari contatti con loro -non parlo in generale del movimento parlo di esperienze personali a me capitate- anche io ho trovato gente che mi “gridava infuriata” e siccome ho un caratteraccio li ho mandati al diavolo e quando sono in Vaticalia mi sono sempre tunuto alla larga dal “movimento” (come, lo sottolineo, tutti i gay, bi, trans che ho conosco). Non lo dico per fare la vittima. Lo dico perché così non va e non da ora.

      I gay, LBTQI di questo paese per me Non hanno bisogno di un movimento che li rappresenti.

      Le persone LGBTQI hanno bisogno di qualcosa che non hanno mai avuto e tuttora non hanno: una comunità di cui sentirsi parte

      4) su quello che dici del PD. Concordo con te!!

      Il silenzio di cui parli per me non é più tollerabile o sopportabile. aggiungo poi che per me una cosa é certa:

      O le persone LGBTQI rompono con e si oppongono pubblicamente al PD o semplicemente non ci saranno mai diritti.

      Ho scritto anche troppo come al solito e me en scuso! Fammi sapere che ne pensi se hai tempo. É sempre un piacere scambiare opinioni con te!

      Un abbraccio e buona giornata 🙂

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