Padri di destra e figli LGBT: amore senza rispetto?

Mio figlio è una delle persone più importanti nella mia vita e non ci sono abbastanza parole per dire quanto lo ami“, ma, visto che è gay, non voglio che abbia pari diritti rispetto a qualsiasi altro ragazzo americano: questo potrebbe essere il sunto dell’intervento a 3TV di Matt Salmon, rappresentante repubblicano dell’Arizona alla Camera degli Stati Uniti , strenuo oppositore del matrimonio tra persone dello stesso sesso nonostante sia padre di un omosessuale. Un abisso lo separa da Rob Portman, suo collega di partito e senatore dell’Ohio, il quale recentemente ha annunciato di aver cambiato idea sulle nozze gay e di aver capito quanto siano giuste proprio grazie al coming out del proprio figlio (Il grande colibrì).

Salmon sembra comunque intuire quanto sia retrograda la propria convinzione quando afferma che essa “non significa che io non abbia rispetto, non significa neppure che io non simpatizzi con alcune questioni, significa che io non mi sono evoluto fino a quella posizione alla quale Rob Portman sembra invece essersi evoluto“. Salmon probabilmente non potrà mai leggere un articolo in cui suo figlio si dica fiero di essere proprio figlio suo, emozione che invece Portman si è conquistato: “Sono orgoglioso di mio padre, non solo per la sua attuale posizione sul matrimonio paritario, ma anche perché ha affrontato la questione con grande attenzione e apertura mentale e ha dimostrato di essere disposto a correre un rischio politico pur di mantenere una posizione di principio” ha scritto il giovane Will Portman sullo Yale Daily News.

E se sono sempre più i genitori che accolgono con gioia e fierezza l’omosessualità della propria prole (l’ultimo è stato la leggenda del basket Magic Johnson, “orgoglioso” del proprio figlio gay Earvin III; TMZ), non mancano neppure madri e padri che abbiano imparato da figli eterosessuali ad accettare la diversità e per questo sono loro molto grati. L’esempio più noto è Barack Obama, il quale nel 2012 ha dichiarato: “Sapete, le nostre figlie Malia e Sasha hanno amici i cui genitori sono coppie dello stesso sesso. A Malia e Sasha non verrebbe in mente che in qualche modo i genitori dei loro amici possano essere trattati diversamente rispetto a me e Michelle. E’ una cosa che per loro non ha senso e, sinceramente, queste sono le cose che inducono un cambiamento di prospettiva” (ABC).

Non tutti i genitori, però, sono disposti ad imparare il rispetto e l’accoglienza dai propri figli. E, anzi, a volte insegnano loro le peggiori malizie della politica. E’ forse questo il caso delle dichiarazioni a favore dei diritti LGBTQ* da parte delle due figlie di Tony Abbott, leader dell’opposizione liberale in Australia (News.com.au)? Secondo molti commentatori, ci troveremmo di fronte ad una mossa propagandistica per offrire, seppure per interposta persona, un volto meno arcigno ad Abbott, noto per essere un politico omofobo e misogino: il laburista Graham Perrett, ad esempio, lo ha accusato di aver “tirato fuori le posizioni delle figlie per controbilanciare le sue posizioni intransigenti“. Il leader del centro-destra australiano, comunque, ha ribadito la propria contrarietà all’uguaglianza matrimoniale (The Australian).

In ogni caso, in molti paesi occidentali, sembra calare il sole dei padri omofobi e prepararsi l’alba dei figli e delle figlie gay-friendly. Ne è convinto anche Kurt Schlichter, editorialista di destra, che scrive: “La battaglia sui matrimoni gay è finita. I matrimoni gay sono qui e qui resteranno. Questo non è un giudizio sui pro o sui contro. Tutto questo lo abbiamo superato. Tutto questo ora non ha più importanza. Si tratta di affrontare la realtà. Poco importa se la battaglia finirà con una sentenza della Corte suprema che distorcerà la costituzione o dopo anni o decenni in cui gli stati, uno dopo l’altro, li approveranno: i matrimoni gay sono un affare concluso” (Townhall).

 

Pier
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